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IL SISTEMA TEDESCO: COS’E’ E COME FUNZIONA

Dall’inizio del mese di Giugno i principali partiti in Parlamento, Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Forza Italia e Lega Nord, sembrano aver raggiunto l’accordo sulla riforma della legge elettorale. Nonostante le numerose dichiarazioni non c’è stato reso pubblico ancora un testo di legge definitivo che metta d’accordo le fazioni, ma soltanto il fatto che si dicano d’accordo a una legge elettorale “alla tedesca” ispirata al particolare modello che si utilizza in Germania, che cerca di combinare i tratti migliori del proporzionale con quelli del maggioritario.

Il sistema tedesco è proporzionale con uno sbarramento al 5% in cui la distribuzione del voto degli elettori si rispecchia più o meno esattamente in Parlamento: se un partito viene votato dal 20 per cento degli elettori, otterrà all’incirca il 20 per cento dei seggi.

In Germania le cose sono più efficienti, di fatti ogni cittadino dispone di due voti. Con il primo sceglie un singolo candidato all’interno del collegio di appartenenza, mentre con il secondo voto l’elettore sceglie una lista o un partito.

Il meccanismo alla base del sistema tedesco funziona di modo che i candidati eletti con il sistema uninominale sono eletti in ogni caso, anche se sono in numero maggiore rispetto alla quota proporzionale che spetterebbe al loro partito. Quando si verifica questa circostanza, tutti gli altri partiti ricevono dei più deputati, in modo da mantenere la corretta ripartizione proporzionale stabilita dal secondo voto. Questo è possibile solo in Germania perché il numero di parlamentari è variabile ed è sempre possibile aggiungere altri seggi in modo da rispettare le proporzioni dei vari partiti tedeschi. Questo sistema ha due effetti principali, il primo è la distribuzione dei seggi rispetta il voto degli elettori ed il secondo che permette comunque che si stabilisca un rapporto diretto forte tra rappresentanti ed elettori.

Il sistema tedesco andrà tradotto nella sua versione italiana e questo potrebbe causare divisioni e spingere forze politiche a ritirare il loro appoggio. Su questo punto il Movimento 5 Stelle è stato deciso già col post che accompagnava l’annuncio del sondaggio sul blog di Grillo: «Per avere un sistema pienamente tedesco, occorre assegnare a ogni partito sopra lo sbarramento il numero di seggi esattamente corrispondenti alla percentuale di voti ricevuti. Ciò significa che laddove dovesse capitare che il numero di seggi vinti da un partito nei collegi uninominali eccedesse il numero dei seggi ottenuti nel riparto proporzionale, quest’ultimo deve prevalere, al fine di garantire la piena proporzionalità del sistema come accade in Germania».

Il M5S chiede che l’esito del “secondo voto” prevalga su quello del “primo voto”. E propone anche di aggiungere un premio di maggioranza, che non esiste in nessun altro paese al mondo, con l’esclusione della Grecia.

Anche il PD ha espresso le proprie condizioni con Dario Parrini esperto di leggi elettorali: «Lo sbarramento deve restare al 5 per cento; e le liste della quota proporzionale devono essere corte, con i nomi dei candidati sulla scheda. L’elettore deve essere in grado di riconoscere e giudicare chi elegge».

Il sistema tedesco sarebbe dunque migliorerebbe la rappresentatività ma produrrebbe risultati simili a quelli delle attuali leggi elettorali in vigore alla Camera e al Senato: un Parlamento senza una chiara maggioranza e dove è necessaria una coalizione, di fatti in Germania dal 1957 nessun partito ottiene da solo la maggioranza dei voti.

 

 

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