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L’INDIPENDENZA CATALANA

Il mese di novembre risulta essere decisivi per capire quello che succederà con la crisi nsts in Catalogna lo scorso ottobre, precisamente il giorno in cui si è tenuto il referendum sull’indipendenza, che venne considerato illegale dal governo spagnolo. Sono infatti previsti appuntamenti importanti sia nel Parlamento catalano che in quello spagnolo. A fine ottobre sarà fissata una seduta del Senato spagnolo per parlare delle misure proposte dal governo a proposito dell’applicazione dell’articolo 155 della Costituzione, cioè quell’articolo che permette allo Spagna di costringere la Comunità autonoma catalana a tornare a rispettare la legge; il giorno successivo la stessa Camera voterà le proposte presentate, dopodichè si terrà anche una seduta del Parlamento catalano, formalmente convocata per discutere delle misure dell’articolo 155, ma che potrebbe essere usata dal governo e dalla maggioranza parlamentare indipendentista catalana per proclamare l’indipendenza della comunità.

Sabato 21 Ottobre il governo spagnolo guidato da Mariano Rajoy del Partito Popolare ha annunciato di aver trovato un punto d’incontro con altri partiti sulle misure da applicare in Catalogna dell’articolo 155 della Costituzione spagnola. Le misure proposte sono state giudicate dure, di fatti Rajoy ha detto che “tutti i membri del governo catalano verranno rimossi dal loro incarico, che sarà affidato a enti o istituzioni scelti dal governo di Madrid. il ruolo del Parlamento catalano verrà ridotto e il potere di sciogliere le Camere passerà ai palazzi del potere madrileñi, che convocheranno nuove elezioni entro sei mesi. Inoltre il governo spagnolo potrà intervenire sul controllo della polizia catalana, i Mossos d’Esquadra, e dei mezzi di comunicazione pubblici, come TV3 e Radio Catalunya.”

Le misure proposte da Rajoy non sono state ancora adottate e sono state istituite da una commissione parlamentare per valutarle.

La loro approvazione è scontata, infatti il PP ha da solo la maggioranza dei seggi del Senato ed in più ha trovato un accordo con il Partito Socialista, principale forza politica della centrosinistra iberica ed anche con Ciudadanos ovvero quarto partito per numero di voti alle ultime elezioni nazionali.

Per il momento l’unico dubbio riguarda l’eventuale presenza del presidente catalano Carles Puigdemont alla sessione del Parlamento spagnolo, secondo alcuni esponenti della coalizione “Junts pel Sí” Puigdemont sta valutando di andare eccezionalmente al Senato a Madrid per discutere delle ragioni della sua opposizione all’applicazione dell’articolo 155, come gli è stato chiesto negli ultimi giorni da diversi politici.

 

Intanto anche il Parlamento catalano ha fissato una seduta e ufficialmente l’ordine del giorno prevede una discussione su come si svilupperà l’applicazione delle misure decise dal governo spagnolo, ma molti credono che sarà il momento della dichiarazione d’indipendenza che questa volta sarebbe una vera dichiarazione di indipendenza differentemente di quella annunciata e subito dopo sospesa da Puigdemont lo scorso 10 ottobre. La convocazione di elezioni anticipate è stata appoggiata da diverse forze politiche e da alcuni importanti giornali catalani. «Ci siamo già contati molte volte», ha risposto al riguardo il portavoce del governo catalano Jordi Turull, che poi ribatte ancora: “Al momento non sembrano esserci quindi vie d’uscita dalla situazione di stallo che si è creata nelle ultime settimane”.

Intanto da giorni a Madrid si parla dell’applicazione dell’articolo 155 proposta dal governo spagnolo e sostenuta dal PSOE e Ciudadanos. Il governo spagnolo sostiene che le misure proposte siano compatibili con la Costituzione e che dureranno il tempo necessario per ristabilire la legalità in Catalogna. Questa interpretazione è stata appoggiata anche dall’Unione Europea, di fatti oggi la Commissione Europea ha fatto sapere attraverso un suo portavoce di sostenere le misure proposte del governo di Madrid, che «rispettano l’ordine costituzionale e giuridico della Spagna». Le forze indipendentiste catalane hanno invece parlato di un «colpo di stato» cioè un tentativo di sospendere l’autonomia della Catalogna, una cosa che non sarebbe compatibile con la Costituzione. Le misure proposte da Rajoy sono dal partito non indipendentista “Podemos” e da alcuni esponenti del Partito Socialista Catalano troppo dure.

Il dibattito si è intensificato ulteriormente dopo che la vicepresidente del governo spagnolo Soraya Sáenz de Santamaría, molto vicina a Rajoy, ha detto in un’intervista a Onda Cero che la durata di queste misure ovvero sei mesi potrebbe essere estesa anche se l’articolo 155 “non può avere una durata illimitata”, ma l’accordo permette che “prima del termine si possano prendere altre decisioni per prolungarne gli effetti.”

Se il governo spagnolo è stato piuttosto chiaro sulle sue intenzioni, non si può dire la stessa cosa del governo catalano. Diversi esponenti di Junts pel Sí e del partito di sinistra, marxista e indipendentista che appoggia Puigdemont hanno fatto capire che considerano arrivato il momento di dichiarare l’indipendenza, ma finora non c’è stato alcun annuncio ufficiale. Se dovesse essere dichiarata infatti entrerebbe in vigore la Legge di transitorietà, approvata dallo stesso Parlamento lo scorso settembre che di fatti è una legge pensata per essere una specie di testo costituzionale per la Catalogna, che rimarrebbe in vigore fino alla stesura della nuova Costituzione anche se come sarà possibile applicare la Legge di transitorietà contemporaneamente all’articolo 155 non è ancora molto chiaro.

Inoltre se Puigdemont dichiarerà l’indipendenza, il procuratore generale spagnolo José Manuel Maza ha detto che il presidente catalano verrà accusato di ribellione, un reato che prevede una pena fino a 30 anni di carcere. Puigdemont, ha ricordato Maza, è già indagato per tre reati dal Tribunale Superiore di Giustizia della Catalogna competente per le indagini che riguardano atti commessi nell’ambito del suo incarico istituzionale.

È difficile dire cosa potrebbe succedere nel post operam, anche se non sembrano esserci molte vie d’uscita, se il Parlamento catalano dovesse approvare davvero la dichiarazione d’indipendenza, un’ipotesi che ad oggi sembra molto probabile, non c’è dubbio che il governo spagnolo continuerà con l’articolo 155 della Costituzione.

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