Papa d’America

Dopo Cuba, Papa Bergoglio è volato negli Stati Uniti (23-27 Settembre 2015) portando con sé tutta la sua impronta sud americana, tutta la sua vicinanza a temi particolari, tutta la sua solidarietà con chi lotta ogni giorno per il suo pane quotidiano, contro la divisione del globo tra un nord ricco e un sud povero, contro quel capitalismo sfrenato che sfrutta la povertà e i più deboli, contro quel sistema globalizzato che tutto vuole monopolizzare e colonizzare.

Le tappe di Francesco non potevano essere al contrario, perché lui è entrato negli USA per ciò che è e che vuole rappresentare, anche un figlio di immigrati che parla spagnolo, la lingua di chi chiede “Tierra, Trabajo y Techo”.

E questa non è certo la lingua inglese della finanza mondiale, ma dei movimenti popolari; il Sud America diventa quasi il punto di partenza e di riscatto per invertire il corso delle cose e degli eventi.

Il Papa comunica e lo fa forte: si servono le persone non le ideologie, tanto meno il denaro, lo sterco del diavolo.

Bergoglio oltre ad essere Papa, è un cristiano delle origini.

Anche Ratzinger nel 2008 andò negli States, incontrò Bush, ma in confronto la carica del messaggio fu diversa, di uno spessore differente, di un tono meno combattivo, meno stanco e arrabbiato contro le ingiustizie e le assurdità della politica. I primi cristiani vennero perseguitati, erano poveri e questo è il mondo che Francesco si è preso carico attivamente di riscattare, con azioni, messaggi e gesti.

Benedetto XVI parlò all’ONU e a Bush, affermando la sua preoccupazione per i cristiani perseguitati in Iraq, Giovanni Paolo II si oppose al secondo intervento nella terra di Saddam Hussein, Papa Bergoglio va più in là e alle Nazioni Unite e alle due Camere del Congresso riunite in seduta comune, dice che bisogna smetterla col commercio internazionale di armi per ricavare denaro impregnato di sangue, spesso, sangue innocente e lo dice là dove ci si è messi in prima fila per addestrare e finanziare i “ribelli” in Siria contro Al Assad, ribelli che poi molto velocemente si sono rivelati essere estremisti islamici.

Perché armi mortali”, chiede Bergoglio, “sono vendute a coloro che pianificano di infliggere indicibili sofferenze a individui e società?”.

Bellissima e toccante poi la parentesi aperta sugli Indiani d’America, altra popolazione martoriata e sterminata dalle conquiste territoriali.

Il Pontefice richiama e chiede un’attenta analisi di responsabilità.

Cambiando piano, Ratzinger, in perfetta sintonia con l’allora presidente americano, dialogando tra “fede e ragione”, ammonì il mondo che tra i diritti dell’uomo non possono rientrare la legittimazione dell’aborto e dell’eutanasia oppure, decisioni prese a colpi di maggioranza contro ”il disegno di Dio”; Papa Francesco non è certo assolutamente favorevole a tali tematiche, ma a Philadelphia ha afferma anche che la chiesa deve dare più spazio ai laici e alle donne, sia religiose che non, impegnate queste ultime a dare un immenso contributo nella vita delle comunità.

Il Pontefice tedesco parlò del relativismo e Bergoglio ha formulato il concetto critico di una religione conventicola secondo la quale “io sono buono e tu cattivo”; la tentazione al semplicistico riduzionismo che vede solo il bene o il male porta al tentativo di essere liberati dal nemico esterno e alimenta però il nemico interno, l’odio.

Il tutto rapportato alla situazione internazionale, è piuttosto calzante.

La questione della pedofilia, problema deflagrato pesantemente nella diocesi di Boston nel 2002, è di sicuro un argomento grave e che accomuna entrambi i pontificati.

Un forte “mea culpa” non poteva che essere d’obbligo di fronte ai 300 vescovi ospiti dell’incontro mondiale delle famiglie di Philadelphia. “Ogni vittima sarà trattata con giustizia”, ha affermato il papa e in virtù di questo, Francesco ha istituito una sezione giudiziaria all’interno della Congregazione per la dottrina della fede, al fine di processare gli uomini di chiesa denunciati.

Papa Bergoglio dà senso a ciò che dice con le sue azioni, con i suoi gesti e per questo ad ogni livello, chiede concretezza, impegno e interventi seri sul campo e non solo a parole.

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