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Notizia del 06/02/2010 19.26.00
A cura di: La redazione    
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Grecia: l’indebitamento pubblico spaventa l’Europa
Grecia: l’indebitamento pubblico spaventa l’Europa Il piano di risanamento della Grecia comunque ispira fiducia ma il Governo prenderà tutte le decisioni per centrare gli obiettivi previsti?

Lo stato dell’arte della finanza pubblica greca registra per il 2009 un rapporto deficit/Pil al 12,7% e debito/Pil al 120%. Non si tratta di percentuali taroccate ma reali. Anche perché alcune indiscrezioni avrebbero sostenuto che esisterebbero ulteriori 40 miliardi di debiti nascosti, anche se Atene ha smentito il tarocco. Comunque fermo restando la veridicità dei livelli suindicati solo questi sarebbero sufficienti a far tremare l’Europa perché sforano ampiamente quelli che sono i c.d. parametri di Maastricht da rispettare.
Trichet ha dichiarato che i governatori della banca centrale europea hanno appoggiato gli obiettivi di risanamento sui conti pubblici previsti nel piano appunto di risanamento del Governo della Grecia, “ma attendiamo fiduciosi che il governo prenderà tutte le decisioni per centrare questi obiettivi”.
Le recenti misure di austerità supplementari decise da Atene sono “passi nella giusta direzione”, lo ha affermato il presidente della BCE, Jean Claude Trichet, ma ora è cruciale rispettare questi impegni. “Il target sul deficit 2010 dovrà essere centrato, così come quello sul 2012”, ha detto lo stesso presidente.
Dunque, la Grecia è divenuta una sorta di “sorvegliato speciale” finendo sotto la tutela della UE. Il rapporto decifit/Pil dovrà essere tagliato nel 2010 del 4%, nel 2011 del 5,6% e nel 2012 del 2,8%.
Si ripropone il solito problema per i policy makers chiamati a vincere la sfida della crescita. Nel caso della Grecia, si rileva molto chiaramente che la prima operazione da fare è quella di tagliare il deficit, le politiche volte al raggiungimento di questo obiettivo non è che siano molto complicate ma presentano un problema reale, cioè quello di stabilire i tempi e le modalità. Il fattore tempo è fondamentale per la Commissione europea che al termine del 2012 chiede alla Grecia di far rientrare il rapporto deficit/Pil al 3%. Non sempre però è possibile rispettare la tempistica di un organismo del tutto estraneo alle dinamiche di finanza pubblica degli Stati. Questo è un altro problema che fin dalla nascita degli “Stati Uniti d’Europa” si è presentato agli occhi dei governatori degli Stati membri e delle istituzioni europee. Comunque sta di fatto che esistono dei parametri da rispettare e gli Stati devono impegnarsi affinché possano rispettarli. Nel caso della Grecia è stato presentato un piano di risanamento dei conti pubblici giudicato credibile da Bruxelles, ma questo ovviamente non basta a far togliere alla Grecia l’etichetta di sorvegliato speciale, anzi da Bruxelles fanno sapere che questo sconfinamento finanziario della Grecia ha alzato il livello di guardia anche nei confronti degli altri Stati membri che saranno più sorvegliati di prima.
Chiaramente il taglio del deficit greco si inserisce in un contesto critico, dove la congiuntura sia interna che internazionale non è molto forte, positiva anche se timidi segnali di miglioramento cominciano ad incoraggiare imprese e lavoratori.
Il Governo greco dovrà porsi anche il problema di come far ripartire la crescita nel Paese, il rapporto deficit/Pil, infatti, ha come denominatore il prodotto interno lordo che non può decrescere perché più decresce più dovrà decrescere il numeratore cioè l’andamento del deficit. Quindi, i policy makers farebbero bene a pensare a qualche politica economica che restituisca crescita e sviluppo al paese, chiaramente è molto difficile muovere la spesa pubblica visto che questa accrescerebbe il deficit ma non è altrettanto difficile dare un impulso agli investimenti delle imprese e ai consumi delle famiglie.
Pur se i consumi delle famiglie risentono direttamente dei relativi redditi, e quindi della condizione economica in cui si trovano, ovvero dello stato di occupazione o disoccupazione che rivestono, è altrettanto vero che quella parte di popolazione che ha smesso di garantire un certo livello di consumi per effetto della pessima congiuntura, devono riprendere a consumare ed essere incoraggiati a farlo. Insieme a questo incoraggiamento è inutile sottolineare che è del tutto necessario ed urgente adottare politiche a sostegno del mercato del lavoro: i disoccupati debbono essere messi nelle condizioni di trovare una nuova occupazione, o meglio nell’intervallo di tempo che intercorre dall’interruzione di un rapporto di lavoro all’assunzione di un altro occorre che lo Stato tenga degli ammortizzatori sociali congrui e dignitosi.
La finanza pubblica di uno Stato può essere risanata ma questo è un processo che subisce di anno in anno molti rischi relativi alla buona riuscita e per questo vanno monitorati continuamente e molto prudentemente. Comunque il piano di risanamento della Grecia dovrà essere rispettato con rigore e austerità dagli stessi che lo hanno redatto, anche a costo di prendere decisioni impopolari.
Ridurre il deficit non vuol dire che i servizi essenziali non debbano essere garantiti e soprattutto non debbano rimanere efficienti. E’ vero anche che non c’è efficienza se non si spende in efficienza, ma è altrettanto vero che quei servizi che ci sono devono sicuramente funzionare meglio senza sprechi.
La chiave comunque del risanamento greco è la crescita che deve ripartire al più presto.
Non si tratta di disattendere o meno Trichet, ma la Grecia deve fare un grande sforzo per la sua storia, per la sua cultura e per i suoi cittadini. Se uno Stato membro riesce a migliorarsi l’Unione europea non può che trarne vantaggio in termini di crescita e di sviluppo, lo stesso vale per gli altri membri dell’UE.
 

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