Il Presidente del Consiglio presenta con forza un'Italia decisa
Il viaggio in Israele del nostro Presidente del Consiglio ha avuto il suo culmine questa mattina con il discorso alla Knesset.
Dopo aver sancito accordi di collaborazione a vari livelli con lo Stato ebraico, Berlusconi è stato accolto nel Parlamento israeliano con parole di grande affetto e stima.
Prima il Presidente dell’assemblea parlamentare israeliana lo ha accolto sottolineando l’importanza di quanto affermato nei due giorni precedenti dal nostro Presidente del Consiglio, poi Netanyahu lo ha portato ad esempio ringraziandolo dell’amicizia dimostrata e marcando un rapporto personale che con questa visita si è ulteriormente consolidato (aspetto non da sottovalutare con cui Berlusconi è riuscito a risolvere problematiche piuttosot spinose) e che ha raggiunto momenti di commozione quando ha raccontato della madre del Presidente del consiglio che, malgrado fosse incinta di otto mesi, si oppose all’arresto di una donna ebrea da parte di un soldato tedesco.Ha concluso la fase di benvenuto l'ex Ministro degli Esteri e ora capo dell'opposizione, Livni.
Le posizioni assunte dal nostro capo del Governo hanno scaldato molto il cuore degli israeliani, arrivando a sostenere la causa dello Stato ebraico in un modo sorprendentemente vigoroso.
Gli argomenti principali su cui il premier italiano si è graniticamente mosso sono l’ingresso di Israele nella UE, la pace non a scapito della sicurezza e la minaccia iraniana.
I tre argomenti, fortemente legati l’uno all’altro, e le posizioni prese sono un modo per affermare un’Italia decisa che, con questo assetto, può affermarsi nello scacchiere mediorientale come sponda per poter arrivare a dei risultati concreti. Per troppo tempo, infatti, sono stati sottovalutati i potenziali del nostro Paese sia da parte dei Paesi che cercano da decenni, invano, di prendere in mano la situazione sia dai nostri stessi politici.
La complessa rete di collaborazioni, accordi e partnership economiche che il nostro Paese detiene con tutti i Paesi dell’area e l’amicizia che lega Berlusconi con alcuni attori di primo piano dello scenario mediorientale, permettono all’Italia di posizionarsi in prima linea come interlocutore per la pacificazione tre Israele e gli Stati arabi.
In questo senso non devono stupire le decise parole di elogio che il Presidente del Consiglio ha avuto nei confronti del Primo Ministro Netanyahu e di Israele nei vari momenti difficili della sua esistenza. A dimostrazione di questo, la forte opposizione del nostro Paese al rapporto Goldstone, considerando giusta la reazione di Israele ai lanci di razzi da parte di Hamas, che proprio sotto l'input del Governo Berlusconi è stata inserita nella lista europea della organizzazioni terroristiche alcuni anni fa.
L’idea di accogliere lo Stato ebraico all’interno dell’Unione Europea può sembrare una provocazione ma sotto l’aspetto politico, ordinamentale ed istituzionale Israele è assai più vicino all’Europa di un Paese come la Turchia che è in predicato di entrarvi.
Un altro aspetto che va colto, e che Berlusconi ha inserito nel suo discorso, riguarda la partecipazione, che secondo lui dovrebbe essere simbiotica, dell’Europa nei confronti delle minacce e della sorte di Israele. Cosa che in pochi si sono spinti a dire fino ad ora e per cui sarà interessante verificare le reazioni degli altri partner soprattutto nella fascia settentrionale dell’Unione Europea.
Il segnale comunque forte che è stato lanciato da Berlusconi non tanto allo Stato ebraico ma all’Europa è quello di svegliarsi perché gli USA di Obama non sono più quelli decisionisti di Bush e quindi per cercare di sistemare una zona a noi molto vicina è necessaria una spinta forte e decisa da parte di quei Paesi che nella storia hanno contato molto ma che vedranno il loro peso disgregarsi di fronte ai blocchi che nei prossimi anni prenderanno una consistenza abnorme. Gli USA dopo la crisi e la Cina, ora impegnate in schermaglie ideologiche, si stanno realmente giocando la partita del XXI secolo e, se non vogliamo scomparire, noi europei abbiamo il dovere di compattare le nostre politiche ed agire in modo da influenzare concretamente le future dinamiche nel mediterraneo.
L’altro aspetto è la pace con i vicini. Dopo la critica sulla politica degli insediamenti, Berlusconi non ha indugiato ancora sugli ostacoli al dialogo ma ha cercato di ravvivare l’atmosfera collaborativa con le parti in gioco cercando di stimolare la sfera degli interessi comuni che passano per un piano Marshall per la Palestina, che porti benessere a chi in questo momento non ne ha e che vede quello del vicino crescere. Secondo Berlusconi la collaborazione economica può essere il ponte più robusto per far comunicare due popoli allontanati dalle ideologie e dalle sofferenze.
Un punto di vista questo che da molto tempo ha il nostro Presidente ma che altri non hanno portato avanti con la dovuta convinzione, probabilmente anche per l’ostilità dei Paesi arabi vicini che non vedrebbero di buon occhio un’evoluzione non ideologica della questione, vedendosi smontare il loro gioco di decenni basato sulla disperazione di un popolo a loro vicino per distruggere un altro Stato. Questo suo pragmatismo potrebbe essere la chiave per far riprendere le trattative sotto gli auspici migliori.
Il terzo punto è l’Iran. L’Italia è un partner assai importante per la Repubblica islamica e la posizione di Berlusconi è di notevole coraggio. Il fatto di paragonare, senza nominarlo, il Presidente Ahmadinejad ad Hitler non è una boutade ma una chiara presa di posizione senza alcuna indecisione che potrebbe segnare un nuovo sentiero su cui potrebbero e dovrebbero camminare tutti gli Stati occidentali. Testualmente "... di fronte alle minacce contro Israele e contro la sicurezza del suo popolo, l'Italia non è indifferente. L'efferatezza antisemita, a differenza di quanto è avvenuto alla vigilia e durante la Seconda guerra mondiale, non potrà e non dovrà più nutrirsi della complice indifferenza dei Governi. In una situazione che può aprirsi alla prospettiva di nuove catastrofi, l'intera comunità internazionale deve decidersi a stabilire con parole chiare, univoche e unanimi, che non è accettabile l'armamento atomico a disposizione di uno Stato i cui leader hanno proclamato 'apertamente' la volontà di distruggere Israele ed hanno negato insieme la Shoah e la legittimità dello Stato ebraico". Parole che dovrebbero essere ripetute non solo ad alcuni leader europei ma anche a quelli russo e cinese che troppo spesso indugiano sull’argomento.
Una visita, quella di Berlusconi, che ha portato l’Italia sopra gli altri alleati per l’incisività nel trattare gli argomenti più spinosi e che mostra la sua visione del futuro assetto e che chiarisce quelli che dovrebbero essere i ruoli nei confronti delle minacce all’ordine internazionale portate avanti da quelle forze radicali che fino ad ora si sono mosse con troppa libertà, complice un occidente pavido e senza le idee chiare.
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