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Notizia del 27/01/2010 9.57.00
A cura di: Giampiero Ricci    
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Obama: health care my beauty
Obama: health care my beauty La riforma sanitaria in USa alla luce dei nuovi equilibri tra Repubblicani e Democratici

Barack Obama non è che l’ultimo nelle file dei leader democratici a finire contro il muro della riforma sanitaria.
Tutti i leader del partito dell’asinello che si sono susseguiti negli anni hanno avuto il sogno nel cassetto di riformare quella che negli States si chiama “Medicare”, un sistema di assistenza sanitaria poggiata su assicurazioni private che pur essendo il più costoso del mondo non assicura una copertura universale a tutti i cittadini americani.
Si stima che nei prossimi 75 anni, il sistema di sicurezza sociale e Medicare costeranno $103.2 trilioni di dollari con un deficit rispetto al gettito recuperato da dette prestazioni di $45.8 trilioni di dollari, un peso insostenibile.
Per un cittadino europeo può sembrare paradossale che il tentativo di riformare un sistema da tutti riconosciuto come inefficiente e inefficace riesca a trovare un ostacolo insormontabile non tanto nei giochi di palazzo ma proprio nella mobilitazione dell’opinione pubblica e della classe media, ma le cose stanno esattamente così.
Solo per avere un metro di paragone a noi familiare, la recente vittoria del repubblicano Scott Brown nel seggio senatoriale che fu dei Kennedy a partire dal 1952, equivale ad una vittoria di un nostro candidato di centrodestra nel seggio del Mugello: è difficile pensare a cosa possa renderla possibile! La travolgente vittoria di Brown è avvenuta proprio cavalcando il rifiuto di uno Stato invadente apparso con la voglia di dire lui stesso al cittadino come e da chi questi si debba far curare, qualcosa che aveva sollevato dubbi di costituzionalità, dubbi superati però dalla vittoria di Brown.
Per le regole istituzionali del bicameralismo americano infatti, con il passaggio dai dems ai repubblicani, di un seggio, il Presidente Obama ha perso, nei numeri, la maggioranza necessaria per un’approvazione in discesa della sua riforma. Ma la sconfitta, arrivata dopo che il Presidente aveva speso il suo nome e la sua faccia contro Brown, è diventata soprattutto un messaggio che l’elettorato ha mandato forte e chiaro al Congresso, un messaggio che terrorizza i moderati democratici già preoccupati dai sondaggi che danno il GOP avanti di due punti alle prossime elezioni di mid-term: se continuiamo di questo passo a forzare una riforma che viene percepita come "socialista", finiamo tutti a casa, questo passa per la testa di una buona fetta del gruppo parlamentare democratico al Congresso.
Riforma accantonata quindi. Ma cosa prevedeva la riforma di Obama?
A sentire l’Amministrazione americana si trattava di introdurre l’opzione per il trattamento sanitario pubblico e quindi una serie di agenzie pubbliche capaci di coordinare ed indirizzare il paziente a nuove o già presenti strutture sanitarie convenzionate o pubbliche tout court.
Niente di lunare per noi europei, qualcosa di ben conosciuto, se non che i sistemi sanitari europei sono possibili proprio perché esiste un regime di tassazione che fa del prelievo alla fonte attraverso il sostituto d’imposta il perno per l’assicurazione del gettito minimo per mandare avanti i servizi pubblici essenziali dove lo Stato è impegnato quale monopolista o quasi-monopolista.
Il “sogno” americano invece si è sostanziato nei secoli in un rapporto fiscale diametralmente opposto laddove ciascun contribuente propone la propria dichiarazione e paga direttamente le tasse per proprio conto divenendone responsabile in prima persona. Aliquote basse, ferrea deterrenza in caso di evasione acclarata, con pene sino al carcere e dalla effettività assicurata grazie ad un sistema giudiziario dai pochi sconti.
Ti chiedo poco e lascio i tuoi soldi nelle tue tasche ma a te stesso ci devi badare da solo, comprese le cure sanitarie.
Su questo percorso logico gli U.S.A. hanno costruito un impero prima economico, poi militare e infine politico.
Poi la Crisi di questi anni, una crisi pilotata dai grandi media proprio per incolpare il sogno, la nazionalizzazione del nazionalizzabile, il fallimento e/o il bailout di centinaia di banche, di aziende produttrici, la svolta socialista e il discorso trionfate in TV qualche mese fa di The Man che dichiarava : "I am not the first President to take up this cause, but I am determined to be the last" ("Non sono il primo presidente a caricarsi di questa causa, ma sono determinato ad essere l’ultimo").
Si sa però che gli americani giudicano i propri leader sempre mettendo una mano sul portafoglio e dietro l’aumento indiscriminato della spesa pubblica e l’ulteriore esplosione del deficit che si sarebbe accompagnata alla riforma sanitaria voluta da Obama, la classe media ha visto il prologo di un ondata di tassazione e del ritorno del famigerato Tax-and-spending che rende invisi i democratici.
Ciò non di meno le previsioni degli analisti danno il sistema Medicare al collasso in un anno qualsiasi tra il 2019 ed il 2029 e il problema di una riforma strutturale resta sul tavolo. Il fatto è che il socialismo non è una proposta per gente che dal proprio sistema sanitario nazionale vuole tre cose: il diritto morale di ciascuno a vedersi curato, la possibilità di scegliersi da soli il proprio dottore, costi controllati.
Il sistema Obama era fallace sotto quest’ultimo profilo, il Presidente infatti al di là dei sorrisoni e degli imbonimenti mediatici non è riuscito a spiegare alla classe media dove poteva riuscire a trovare i soldi per ampliare senza riformare un sistema fallimentare.
La scelta tra un sistema liberale ed uno socialista nelle erogazione delle prestazioni sanitarie con il conseguente corollario di strutturale - nel secondo caso - incremento della pressione fiscale, spingendo al ribasso della crescita in anni dove la dinamicità dell’economia americana è compromessa da un dollaro debole e dalle ferite del collasso del sistema creditizio, ha voluto comunicare una disponibilità da parte di questa Amministrazione a porre una sigla sul declino dello Zio Sam. A tutto ciò si oppongono ancora importanti fasce sociali dell’america profonda.
Volendo porla su di un piano storico, la riforma sanitaria americana ha ai giorni nostri, lo stesso valore che il dibattito sulla riforma agraria introdotto dai Gracchi aveva nella Roma repubblicana, ora come allora una variazione nell’impostazione di una infrastruttura economica portante significa a cascata la variazione radicale del senso del messaggio politico di una struttura statale.
La notizia è che di tutto ciò l’elettorato americano appare rendersene lucidamente conto e dentro di se dispone ancora di adeguati anticorpi.
 

info@lapiazzaditalia.it
 
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