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Notizia del 21/01/2010 14.33.00
A cura di: Francesco di Rosa    
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Terremoto di Haiti: solidarietà internazionale nel caos
Terremoto di Haiti: solidarietà internazionale nel caos La macchina degli aiuti internazionale è al lavoro. La popolazione è esausta, il numero di vittime in aumento.

Pochi secondi e la tragedia ha avuto inizio. Una di quelle tragedie che la natura matrigna immancabilmente scatena contro i più deboli e derelitti. Il terremoto che ha devastato Haiti è stato di una violenza inaudita e ha spazzato via abitazioni, ospedali e quant’altro senza alcuna pietà.
In men che non si dica è partita la macchina degli aiuti internazionale che da oriente a occidente non ha lesinato collaborazione. Per aiutare i superstiti, nutrirli e soprattutto per recuperare l’incommensurabile numero di haitiani finiti sotto le macerie.
La macchina statunitense è stata la più prodiga sinora: aiuti da terra ed aria per una popolazione esausta ma con una gran voglia di vivere. Voglia di recuperare i propri cari che, si spera, resistano.
Si sono viste anche scene che nessuno vorrebbe vedere. I soliti sciacalli, che approfittando di caos e distruzione si sono abbandonati a depredazioni ed abusi. Un fenomeno che si sta cercando di reprimere al meglio con l’intervento durissimo della polizia.
I vigili del fuoco statunitensi, quelli divenuti celebri a New York l’11 settembre 2001, sono ora impegnati nella ricerca di eventuali superstiti. Impolverati dalla testa ai piedi “danno il fritto” e gomito a gomito con gli haitiani scavano armati di volontà e speranza. A fronte dei corpi estratti morti tra le lacrime degli astanti e lo sconforto dei “salvatori”, il rinvenimento di un bambino, miracolosamente sopravvissuto genera lacrime e sorrisi. Emozioni forti che coinvolgono tutti gli attori di questa triste vicenda abitanti e soccorritori, tutti insieme sospesi tra gioia e dolore.
L'ambasciatore haitiano negli Stati Uniti ha contestato il lancio di aiuti dal cielo poiché vi avrebbero accesso solo i più forti.
“Meglio allestire aree per gli elicotteri” - ha detto. Sono piovute critiche anche da Francia e Brasile, che hanno contestato agli Usa un eccessivo “protagonismo” nel loro intervento.
Il presidente Preval ha rimarcato l’assenza di un coordinamento nei soccorsi. Berlusconi ha inviato il capo della Protezione civile Bertolaso, il quale ha ridimensionato la portata dell’intervento italiano, negando di voler assumere il controllo dell’emergenza. Mettendo le mani avanti e sconfessando un po’ i propositi del premier italiano, Bertolaso ha dichiarato che opererà solo per il bene della popolazione. Del resto, “la leadership spetta alle Nazioni Unite e a paesi più importanti e più vicini geograficamente ad Haiti” – ha chiosato Bertolaso
Fare numeri, avventurarsi in cifre che diano un bilancio definitivo della situazione è piuttosto arduo in questo momento, in cui tutto è in progress.
Ci aggrappiamo tuttavia alle fonti ufficiali. Sale di giorno in giorno il numero delle vittime, e sono infinitamente di più i rinvenuti morti che i rinvenuti vivi. Sono 75 mila finora i morti sepolti (in maggioranza in fosse comuni), 250 mila i feriti e un milione i senza tetto. Si stima che le vittime alla fine saranno almeno 200 mila.
In totale sono circa 120 le persone salvate finora dalle squadre internazionali di soccorso. A questo punto, l’Onu ribadisce l’intenzione di proseguire scavare, in quanto il peso non eccessivo delle costruzioni di Haiti potrebbe aver risparmiato la vita di altre persone. Al contrario, le forze americane impegnate sul posto, alle operazioni di ricerca dei sopravvissuti sostituiranno quelle per i cadaveri.
Anche perché, rischio da non sottovalutare, le epidemiero sarebbe un ulteriore fardello da dover fronteggiare, da parte di una popolazione che ha già perso tutto.
Al fianco dei poveri haitiani sono al lavoro 42 squadre di soccorso (con 1.700 uomini e 161 cani specializzati) arrivate da tutto il mondo, impegnate in un esercizio di solidarietà senza precedenti – come ha più volte dichiarato un Obama in deficit di popolarità. L’esercito americano ha finora lanciato con i paracadute circa 20.000 pasti pronti all’uso e 18.000 litri d’acqua in una zona a nord-est della capitale. Soprattutto l’acqua potabile costituisce una delle principali preoccupazioni dei soccorritori visto che, oltrechè fondamentale per la sopravvivenza, è di vitale importanza per scongiurare lo scoppio di epidemie, che vanificherebbero tutti gli sforzi o quasi sinora intrapresi.
Pochi secondi e la tragedia ha avuto inizio. Una di quelle tragedie che la natura matrigna immancabilmente scatena contro i più deboli e derelitti. Il terremoto che ha devastato Haiti è stato di una violenza inaudita e ha spazzato via abitazioni, ospedali e quant’altro senza alcuna pietà.
In men che non si dica è partita la macchina degli aiuti internazionale che da oriente a occidente non ha lesinato collaborazione. Per aiutare i superstiti, nutrirli e soprattutto per recuperare l’incommensurabile numero di haitiani finiti sotto le macerie.
La macchina statunitense è stata la più prodiga sinora: aiuti da terra ed aria per una popolazione esausta ma con una gran voglia di vivere. Voglia di recuperare i propri cari che, si spera, resistano.
Si sono viste anche scene che nessuno vorrebbe vedere. I soliti sciacalli, che approfittando di caos e distruzione si sono abbandonati a depredazioni ed abusi. Un fenomeno che si sta cercando di reprimere al meglio con l’intervento durissimo della polizia.
I vigili del fuoco statunitensi, quelli divenuti celebri a New York l’11 settembre 2001, sono ora impegnati nella ricerca di eventuali superstiti. Impolverati dalla testa ai piedi “danno il fritto” e gomito a gomito con gli haitiani scavano armati di volontà e speranza. A fronte dei corpi estratti morti tra le lacrime degli astanti e lo sconforto dei “salvatori”, il rinvenimento di un bambino, miracolosamente sopravvissuto genera lacrime e sorrisi. Emozioni forti che coinvolgono tutti gli attori di questa triste vicenda abitanti e soccorritori, tutti insieme sospesi tra gioia e dolore.
L'ambasciatore haitiano negli Stati Uniti ha contestato il lancio di aiuti dal cielo poiché vi avrebbero accesso solo i più forti.
“Meglio allestire aree per gli elicotteri” - ha detto. Sono piovute critiche anche da Francia e Brasile, che hanno contestato agli Usa un eccessivo “protagonismo” nel loro intervento.
Il presidente Preval ha rimarcato l’assenza di un coordinamento nei soccorsi. Berlusconi ha inviato il capo della Protezione civile Bertolaso, il quale ha ridimensionato la portata dell’intervento italiano, negando di voler assumere il controllo dell’emergenza. Mettendo le mani avanti e sconfessando un po’ i propositi del premier italiano, Bertolaso ha dichiarato che opererà solo per il bene della popolazione. Del resto, “la leadership spetta alle Nazioni Unite e a paesi più importanti e più vicini geograficamente ad Haiti” – ha chiosato Bertolaso
Fare numeri, avventurarsi in cifre che diano un bilancio definitivo della situazione è piuttosto arduo in questo momento, in cui tutto è in progress.
Ci aggrappiamo tuttavia alle fonti ufficiali. Sale di giorno in giorno il numero delle vittime, e sono infinitamente di più i rinvenuti morti che i rinvenuti vivi. Sono 75 mila finora i morti sepolti (in maggioranza in fosse comuni), 250 mila i feriti e un milione i senza tetto. Si stima che le vittime alla fine saranno almeno 200 mila.
In totale sono circa 120 le persone salvate finora dalle squadre internazionali di soccorso. A questo punto, l’Onu ribadisce l’intenzione di proseguire scavare, in quanto il peso non eccessivo delle costruzioni di Haiti potrebbe aver risparmiato la vita di altre persone. Al contrario, le forze americane impegnate sul posto, alle operazioni di ricerca dei sopravvissuti sostituiranno quelle per i cadaveri.
Anche perché, rischio da non sottovalutare, le epidemiero sarebbe un ulteriore fardello da dover fronteggiare, da parte di una popolazione che ha già perso tutto.
Al fianco dei poveri haitiani sono al lavoro 42 squadre di soccorso (con 1.700 uomini e 161 cani specializzati) arrivate da tutto il mondo, impegnate in un esercizio di solidarietà senza precedenti – come ha più volte dichiarato un Obama in deficit di popolarità. L’esercito americano ha finora lanciato con i paracadute circa 20.000 pasti pronti all’uso e 18.000 litri d’acqua in una zona a nord-est della capitale. Soprattutto l’acqua potabile costituisce una delle principali preoccupazioni dei soccorritori visto che, oltrechè fondamentale per la sopravvivenza, è di vitale importanza per scongiurare lo scoppio di epidemie, che vanificherebbero tutti gli sforzi o quasi sinora intrapresi.
E mentre i soccorsi continuano senza posa quasi mezzo milione di sfollati vive sotto ripari e tende improvvisati, accampati lungo il grande viale degli Champs de Mars a Port-au-Prince.
L’accampamento, ha spiegato il capo della polizia haitiana, Mario Andresol, “è il maggiore” ma non l’unico. Ne esistono infatti altri nella stessa capitale e in altre zone del Paese colpite dal sisma.
L’aeroporto è congestionato.
L'aeroporto di Haiti si trova in condizioni di stallo. Il ministro degli Esteri Frattini ha annunciato un ulteriore volo italiano è partito con generi di prima emergenza ma anche con squadre di pronto intervento.
“Quello che occorre fare ad Haiti oggi - ha sottolineato Frattini - è maggiore coordinamento. Abbiamo una gestione dell'aeroporto di Port-au-Prince che crea ancora delle difficoltà.”
Difficoltà molto probabilmente aggirabili grazie all’arrivo imminente della portaerei Cavour, che La Russa ha confermato in partenza.
 

info@lapiazzaditalia.it
 
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