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Notizia del 14/12/2007 9.34.00
A cura di: La redazione    
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Il Valzer di Walter
Il Valzer di Walter Il presidente del consiglio "ombra" e le sue prime consultazioni

Nell’attesa che la Corte Costituzionale si esprima il prossimo 16 gennaio, riguardo la validità dei tre quesiti referendari - ricordiamolo sono state raccolte circa 580 mila firme – e stabilisca la data di convocazione degli elettori, il Presidente del Consiglio “ombra”, Walter Veltroni, ha effettuato un vero e proprio giro di consultazioni coi rappresentanti dei partiti che componevano l’oramai defunta Casa delle Libertà. Durante questi incontri voluti dal Sindaco di Roma e neo segretario del Partito Democratico si è parlato quasi esclusivamente di modifiche all’attuale legge elettorale, ma a quanto ci è parso di capire i risultati non sono stati esaltanti. Berlusconi si è mostrato disponibile a un cambio della Legge che andasse verso un modello proporzionale con l’eliminazione del vincolo preventivo di coalizione , Casini ha ribadito per l’ennesima volta la sua preferenza per il sistema”tedesco”, Alleanza Nazionale ha confermato il suo rifiuto all’abolizione dell’obbligo di indicare prima, agli elettori, il nome del candidato Premier e con quale alleanza politica si intenda correre. In seguito a questi giri di Walter, sorry valzer, anche gli altri rappresentanti delle diverse anime del PD e del resto dell’Unione hanno preteso un incontro da cui è venuta fuori la disponibilità ad un sistema elettorale proporzionale con sbarramento ma solo con il vincolo”politico” di dichiarare prima la coalizione con cui si correrà, e nella politica italiana, da sempre, si sa come
possa essere tenuto in considerazione un vincolo politico…L’unica sensazione che è emersa da queste riunioni è stata la volontà di Veltroni e Berlusconi di mandare in soffitta questo bipolarismo incamminandosi verso l’esistenza di due soli grandi partiti - i loro naturalmente. Questo non fa fare salti di gioia ai “partitini” della Maggioranza oltre che all’opposizione. Alla fine di tutto questo can-can in commissione affari costituzionali del Senato, a metà dicembre il relatore Enzo Bianco ha presentato il testo base della riforma della legge elettorale che approderà, secondo i piani di Veltroni, in Aula a Gennaio inoltrato e che comunque ha ricevuto già il “niet” di Udeur e Sinistra arcobaleno oltre che AN, UDC, e Lega. Il testo prevede uno sbarramento al 5%, nessun premio di maggioranza, il 50% dei seggi scelti col proporzionale e il restante col maggioritario, nulla è specificato riguardo le eventuali nuove circoscrizioni la cui estensione farebbe “pendere” verso un sistema “tedesco” o verso il “vassallum”.
Tra tutte queste ipotesi il povero elettore italiano è colpito da forti mal di testa. Allora tra sistema tedesco, francese a doppio turno , spagnolo, maggioritario all’americana, con sbarramento alla turca, al 5 % al 4 % , proporzionale con aggiustamento maggioritario e primarie e compagnia cantando, cerchiamo di dissolvere almeno un po’ della nebbia che avvolge l’argomento.
Le proposte su cui gli addetti ai lavori stanno discutendo sono tre: c’è il così detto vassallum - dal nome del professor Vassallo che lo ha ideato -, l’immortale sistema tedesco ed infine il modello in vigore in Spagna.
Il primo è un sistema abbastanza cervellotico, comprende un misto di maggioritario e proporzionale corretto, con elementi dei sistemi elettorali tedesco e spagnolo. Il «Vassallum» prevede il 50% dei deputati eletti in collegi uninominali e l'altro 50% su base proporzionale a livello circoscrizionale. In questo caso l'elettore dà un unico voto, valido sia per il seggio attribuito con l'uninominale, sia per l'assegnazione dei seggi proporzionali della circoscrizione, la quale sarebbe grande grosso modo come una provincia. Secondo gli ideatori, questo sistema (che potrebbe prevedere o meno uno sbarramento), mantiene in vita il bipolarismo senza danneggiare troppo i partiti più piccoli. Sulla scheda comunque non ci sarebbe più l'indicazione del nome del Premier.
Vediamo allora in cosa consiste invece il secondo sistema in esame, forgiato sul così detto modello tedesco: un
proporzionale corretto, con sbarramento al 5 % e senza premio di maggioranza in cui il premier viene eletto dalla Camera dei deputati ed ogni compagine politica si presenta agli elettori con un proprio candidato, in questo caso le circoscrizioni previste sarebbero non più di una ventina. Il Presidente del Consiglio una volta eletto, può essere cambiato durante la legislatura attraverso una sfiducia costruttiva che deve contenere il nome del nuovo Premier. Un commento in questo caso è obbligatorio. Il sistema politico italiano mostra, con la proposta di voler introdurre anche nel nostro Paese un modello che proprio in questi ultimissimi anni, dopo decenni di funzionamento, ha mostrato la sua incapacità a consentire la governabilità nella Nazione che lo ha adottato per prima: la Germania dove ,non fa mai male ricordarlo, c’è la “Grosse koalitione”, il risultato delle elezioni con il regolamento citato sopra non è stato così univoco da esprimere una maggioranza definitiva mostrando la propria incapacità a trovare soluzioni adeguate a qualsivoglia problema.
Il sistema elettorale in vigore in Spagna , se possibile, è ancora un po’ più complicato, infatti esso è un proporzionale molto corretto, con accentuati effetti bipolari. Infatti è stato appositamente ideato per raggiungere due scopi: avere il bipartitismo e una soddisfacente rappresentanza di formazioni politiche a base regionale, scoraggiando in questa maniera l’esistenza e la formazione di partiti minori nazionali.
Caratteristiche fondanti dell’impianto sono essenzialmente l’uso del sistema proporzionale solo dentro ogni circoscrizione, senza che esse “comunichino tra di loro mettendo in comune il resto: il numero elevato di circoscrizioni – 50 come le province - e un mini sbarramento al 3% all’interno di ogni circoscrizione.
Considerando che i deputati del Congresso spagnolo sono 350, il numero di rappresentanti che si eleggono in ogni circoscrizione è molto basso: in media sette.
Questo insieme di elementi favorisce i partiti più grandi ma non penalizza troppo le compagini politiche i cui consensi sono concentrati in maggioranza in regioni ben definite ( tipo le regioni del nord Italia per la Lega , ad esempio) mentre come già ricordato ridimensiona grandemente i piccoli partiti nazionali.
Ma come già ricordato all’inizio, su tutto questo can-can di incontri tra i rappresentanti dei partiti di governo e di
opposizione per cercare un'intesa su un nuovo sistema elettorale, pende la spada di Damocle del Referendum che prevede che i cittadini si esprimano sulla abrogazione della possibilità di attribuzione del premio di maggioranza alle coalizioni di liste sia alla Camera che al Senato. Nel caso dell’approvazione di questa proposta, la conseguenza è che il premio di maggioranza verrebbe attribuito alla lista singola (e non più alla coalizione di liste) che abbia ottenuto il maggior numero di seggi. Praticamente il partito più votato ottiene il premio che gli assicura la maggioranza dei seggi in palio, le compagini politiche più piccole ottengono comunque una rappresentanza adeguata, purché superino lo sbarramento. Rimarranno ad ogni modo in vigore le norme vigenti relative all’indicazione del “capo della forza politica” (il candidato premier) ed al programma elettorale. Inoltre se approvato dagli Italiani il referendum vieterebbe la possibilità delle candidature multiple in più circoscrizioni elettorali.
In definitiva, possiamo solo dire che, nel caso si trovi o meno un accordo tra i partiti, i poveri sudditi Italiani per l’ennesima volta sono costretti ad assistere a discussioni su argomenti che poco li interessano o riguardano, mentre i loro problemi reali sembra che nessuna Istituzione voglia impegnarsi a risolverli o per lo meno tentare di farlo.
 

info@lapiazzaditalia.it
 
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