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Notizia del 28/01/2010 22.26.00
A cura di: Giuliano Leo    
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Regionali 2010: Berlusconi scende in campo
Regionali 2010: Berlusconi scende in campo Il Premier interviene con decisione per mettere fine al rebus delle candidature regionali

A dimostrazione che il caos politico regna sovrano in Italia non solo tra le fila dei partiti dell’opposizione ma anche tra quelli che costituiscono la coalizione di maggioranza governativa c’è l’ennesimo intervento in prima persona di Silvio Berlusconi al fine di dirimere definitivamente le polemiche scatenatisi tra i rappresentanti del centro destra a causa delle candidature alla carica di governatore regionale e delle alleanze politiche in occasione delle elezioni amministrative del prossimo marzo.
Il Cavaliere, appena tornato all’attività politica dopo l’aggressione subita a dicembre, si è dovuto quindi rituffare nel clima acceso dell’agone politico italiano per cercare di non vanificare quanto di buono fatto fino ad ora dal Governo da lui guidato.
Si sa che più che le elezioni politiche nazionali, sono le tornate elettorali amministrative che scatenano maggiormente la corsa dei politici locali, a volte veri e propri satrapi levantini, a cercare di strappare un seppur minimo strapuntino nei vari “consigli” per se o per qualche “infeudato” di turno allo scopo di mantenere ben saldo il potere decisionale nelle periferie. Quando poi a tali famelici appetiti si vanno ad aggiungere quelle di uomini politici che ambiscono ad aumentare - per calcolo strategico - il loro potere contrattuale in campo nazionale, ecco che la difficoltà di trovare la “quadra” si fa sempre più grande.
E’ parso quindi chiaro a tutti, e soprattutto a Berlusconi, la grande importanza che rivestono le prossime elezioni amministrative, non solo nell’ambito più prettamente locale ma anche in un’ottica di equilibri politici nazionali.
Di fatto questa tornata elettorale primaverile si può considerare una vera e propria elezione di medio termine che potrebbe rappresentare per il Governo in carica e la maggioranza che lo sostiene un importante spartiacque della propria azione politica. In caso di un’ulteriore vittoria dell’alleanza PdL- Lega e relativo arretramento delle opposizioni di centro sinistra, l’esecutivo avrebbe infatti davanti a se un periodo di tre anni consecutivi caratterizzati dall’assenza di importanti elezioni per varare tutte le riforme necessarie per rilanciare l’economia e ammodernare l’assetto istituzionale e sociale del Paese.
Berlusconi, dopo aver ricaricato le batterie, intravede quindi la possibilità di assestare un definitivo colpo da ko ai partiti dell’opposizione poiché delle tredici regioni in cui i cittadini si recheranno alle urne per eleggere il governatore, solamente due - Lombardia e Veneto - sono attualmente guidate da una coalizione espressione dei partiti di centro destra. La conquista quindi di importanti territori attualmente in mano al centro sinistra, Campania, Puglia e Lazio su tutti, farebbe pendere ulteriormente la bilancia “politica” in favore del Cavaliere: insomma il “match-point ” non può essere sbagliato.
Ma è proprio a questo punto che a causa delle frizioni tra le componenti politiche costituenti il Popolo delle Libertà e tra le esigenze dell’apparato centrale e quello periferico del partito sta scatenando una ridda di ipotesi e ripicche che rischia di compromettere la strategia berlusconiana .
I malumori tra i rappresentanti politici del centro destra che hanno riguardato le candidature dei governatori delle varie regioni in cui si voterà hanno interessato quasi tutte le zone d’Italia indistintamente da Nord a Sud passando per il Centro.
A settentrione la cessione a favore della Lega Nord del Piemonte e del Veneto ha scatenato forti insoddisfazioni ed inquietudini soprattutto dalle parti degli ex di Forza Italia, che infatti allo scopo di accontentare l’alleato leghista hanno dovuto ingoiare il disarcionamento del “Doge” Galan da tre lustri Governatore in riva alla laguna. Egli sarà comunque “risarcito” col posto al ministero delle politiche agricole lasciato libero da Zaia, appunto il sostituto di Galan nella corsa alle regionali del Veneto, ma senza il risolutivo intervento di Berlusconi la situazione si sarebbe ingarbugliata enormemente.
Il Cavaliere ha dovuto poi mediare direttamente con Fini per vedere concluse nel modo più tranquillo possibile le trattative che hanno portato alle candidature della Polverini - segretario generale dell’UGL - nel Lazio e del sindaco di Reggio Calabria Scoppelliti appunto in Calabria: entrambi sono espressione dell’ala destra, ex Allenza Nazionale insomma, del Popolo delle Libertà.
Più complicate sono invece risultate essere - e al momento le trattative non sembrano essere definitivamente concluse - le scelte per i candidati in Campania ed in Puglia.
Nella regione governata da troppo tempo e troppo male da Bassolino il candidato naturale della coalizione di Centro destra sarebbe dovuto essere l’attuale sottosegretario all’economia nonché coordinatore regionale campano Cosentino del PdL, ma il politico casertano, vero e proprio ed inesauribile giacimento di voti e tessere per il Popolo della Libertà della regione, è attualmente indagato per una brutta storia di collusione con la camorra e quindi ha dovuto ritirare in buon ordine la propria candidatura anche in questo caso grazie al risolutivo intervento finale del Presidente del Consiglio. Al suo posto è stato poi scelto Caldoro, rappresentante dei Socialisti all’interno del PdL . Una designazione questa meno altisonante ma che al momento pare comunque vincente rispetto a quella della coalizione di Centro Sinistra - che ancora comunque non è stata decisa - reduce dal malgoverno Bassoliniano. In Campania, oltre alla pesante eredità lasciata da Bassolino, il PD sconta pure la guerra fratricida da sempre in atto tra i seguaci dell’ex sindaco di Napoli, comunque ancora forte in tutta la regione, e quelli del primo cittadino di Salerno De Luca che forse terminerà con la candidatura debole di un terzo uomo accettato da entrambe le fazioni.
La questione più spinosa, infine, è quella pugliese dove il Ministro agli Affari Regionali Fitto, egli stesso ex governatore della Regione, ha fatto di tutto per candidare un suo uomo Rocco Palese, primo degli eletti nelle ultime due tornate amministrative regionali con 28 mila voti ed attuale capo gruppo del PdL in consiglio regionale, rendendo difficile una coalizione con l’UDC che, dopo aver atteso l’esito delle primarie del Partito Democratico, ha proposto l’ex sindaco “aennina” di Lecce Poli Bortone.
L’empasse pugliese da l’occasione di parlare brevissimamente dei rapporti tra il PdL e il partito di Casini che applica in modo scientifico l’antica politica democristiana dei due forni: l’alleanza variabile, a seconda delle convenienze, di volta in volta col Partito Democratico o col Popolo delle Libertà. Bisogna decidere una volta per tutte all’interno del PdL se puntare definitivamente e decisamente sul bipolarismo e la costituzione di un forte partito autosufficiente o scendere ogni volta a compromessi al nord con la Lega e a sud con l’UDC o con i vetero-democristiani del MPA di Lombardo.
Bene fa il Presidente del Consiglio quando afferma che si può vincere senza l’UDC in tutta Italia. Ma anche laddove si dovesse perdere la chiarezza della proposta politica fatta ripagherà sul medio-lungo termine il sacrificio fatto oggi.
Sicuramente dopo queste elezioni regionali - qualunque sia il loro risultato finale - Berlusconi dovrà affrontare con i piedi di piombo la delusione degli ex Forzisti i quali pur rappresentando i soci di maggioranza relativa del Popolo delle Libertà hanno al momento solo Formigoni candidato governatore sicuro.
 

info@lapiazzaditalia.it
 
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