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Notizia del 25/01/2010 19.27.00
A cura di: Alice Lupi    
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Una bufala di mozzarella
Una bufala di mozzarella

Seppur di latte si tratta, in mezzo ad un mare d’imbarazzo sembra trovarsi nuovamente il Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana Dop (CTMBCD).
Il formaggio a pasta filata più famoso al mondo è di nuovo al centro delle polemiche per via del latte vaccino aggiunto a quello di bufala in fase di preparazione.
Questa volta il faro mediatico acceso sulle mozzarelle non riguarda fortunatamente la sfera della salute del consumatore, al contrario di qualche tempo fa dove lo stesso Consorzio era sotto i riflettori mediatici per una faccenda ancora più grave, che tutti i lettori ricorderanno sicuramente, le ‘mozzarelle alla diossina’. Una vicenda che aveva travolto il settore suscitando preoccupazioni sia per il benessere fisico dei fruitori nazionali e internazionali che economico di tutta la filiera.
Ci fu un cambio all’interno del Consiglio. La presidenza oggi è ricoperta da Luigi Chianese. Un percorso in salita, quello del Consorzio, per tentare di riconquistare la fiducia del mercato, con applicazioni di strategie diverse per riprendere il bandolo della matassa.
Anche se la faccenda ora è diversa, si corre il rischio di vedere di nuovo in ginocchio il settore che potrebbe avere un brusco calo delle vendite e una ripercussione sui posti di lavoro. Secondo i dati riportati dalla Coldiretti, sono ventimila i lavoratori che operano nel comparto, 128 caseifici attivi e 250.000 capi allevati per un fatturato complessivo di trecentomilioni di euro. Cifre importanti. Per la leggerezza di alcuni imprenditori ne faranno le spese giocoforza le aziende oneste, gli occupati e l’immagine del Made in Italy che vede la mozzarella tra i prodotti nostrani più prestigiosi.
Chiedersi ancora una volta qual è la funzione dei consorzi ci aiuta a capire il quadro della situazione e la decisione presa da via XX settembre. I consorzi promuovono iniziative di vario genere con il fine di salvaguardare la tipicità del prodotto, cercando di favorire il miglioramento delle tecniche produttive. Ma il Consorzio ha anche il compito di vigilare, controllare che il disciplinare venga rispettato dalle aziende sia nella fase di produzione che di messa in commercio del prodotto oggetto di tutela. Tuttavia, dai controlli effettuati, da parte del personale addetto del Mipaf, su 530 campioni di mozzarelle di bufala analizzati, ben 106 contenevano latte di mucca al 30%.
La reazione, a tutela di uno dei più importanti prodotti DOP che si realizzano in Italia, del Ministro Zaia è stata pronta; nel tardo pomeriggio del 19 gennaio 2010 è arrivata in redazione una nota: ''Ho commissariato il Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala, perché - ha spiegato il Ministro Luca Zaia - durante i controlli lo stesso presidente del Consorzio è stato sorpreso annacquare il latte. Ho già firmato un Decreto in cui ho nominato quattro uomini di mia fiducia, che controlleranno, con la lente di ingrandimento, anche questo grave caso di contraffazione''. Ovvero il capo del dicastero di via XX settembre ha inviato rappresentanti che accompagneranno il Consorzio ad un processo di normalizzazione.
Per chiarire ogni dubbio, pur essendo il Consorzio un ente privato, il marchio Dop (assunto dalla mozzarella nel 1996) è un marchio comunitario, ovvero appartiene all'Unione europea, e pertanto il ministero delle politiche agricole e forestali ne fa le veci.
Immediata la reazione a sostegno del provvedimento adottato dal Mifap da parte dei sindacati di categoria: “ Una decisione che - sottolinea la Coldiretti - deve aiutare a fare chiarezza su un prodotto simbolo dell’agroalimentare Made in Italy che è destinato per il 16 per cento all'esportazione”.
Il commento di Confagricoltura in ordine al provvedimento è: “La decisione del ministro Zaia giunge a conclusione di un tormentato percorso che negli ultimi mesi ha interessato la vita del Consorzio di tutela di uno dei principali formaggi italiani”.
Ma l’Aduc interviene alzando il tiro: “Chiediamo la cancellazione dall'elenco delle Dop della Mozzarella di Bufala Campana. E' la richiesta che facciamo al ministro alle Politiche Agricole, Luca Zaia, dopo l'ennesimo "scandalo" che ha investito questo prodotto...Al Consorzio della Mozzarella di Bufala Campana dovrebbero essere revocate, da subito, le funzioni di tutela, vigilanza, valorizzazione e promozione del formaggio e contestualmente dovrebbero essere avviate le procedure in sede comunitaria affinché tale denominazione sia cancellata”.
Al di là di considerazioni e interventi, la commissione Agricoltura della Camera, presieduta da Paolo Russo, avvierà un'indagine parlamentare per acquisire elementi utili per difendere la qualità della Mozzarella di bufala Dop e dell’intera filiera.
Tiriamo lo somme. Questa volta si tratta di puro inganno che coinvolge ancora una volta il consumatore. L’articolo tre del disciplinare di produzione della Mozzarella di Bufala Campana Dop detta: “…è prodotta esclusivamente con latte di bufala intero…”. La contraffazione è chiara, tradisce lo stesso disciplinare di produzione che dovrebbe garantire la tracciabilità del prodotto.
I marchi comunitari dop, sono una dimostrazione del rapporto molto stretto tra il prodotto agricolo e il territorio d’origine, nascono con anche l’intento di essere una forma di certificazione e garanzia bilaterale tra il consumatore e l’azienda produttrice. Un legame che presuppone la parola fiducia, perché alla base vi è una garanzia di certificazione di qualità che dovrebbe essere avallata dal consorzio corrispondente. Ma la diossina prima, il latte vaccino ora, poi il Brunello con l’aggiunta di altro vino oltre al sangiovese sono fatti che incrinano la fiducia dei consumatori verso gli acquisti dei prodotti che dovrebbe essere portati sul mercato integri da ogni contraffazione, adulterazione e falsificazione. Se i consorzi di tutela non esercitano la funzione di controllo, inceppano il meccanismo di fiducia bilaterale (oltre ai consumatori si danneggiano le ditte oneste), a cosa serve avere un marchio dop? Qual è, a questo punto, il vero vantaggio per il fruitore del prodotto dop?
Per i consumatori domandarsi perché è avvenuta l’adulterazione è più legittimo, ma le risposte ufficiali non sono ancora note anche se è plausibile ritenere che alla base di tale vicenda ci possano essere motivazioni di carattere economico considerato che il latte bufalino ha un costo superiore rispetto a quello vaccino. Quindi un’adulterazione permetterebbe, a chi la pratica, di ottenere un ricavo maggiore dalle vendite.
Alla chiusura di questo articolo sembra prospettarsi una cooperazione proficua grazie ad un’apertura del dialogo tra Mipaf e il CTMBC: “Durante i prossimi tre mesi, la collaborazione tra il Comitato di garanzia e il Consorzio di tutela della Mozzarella di Bufala Campana Dop, ci permetterà- afferma il Ministro Zaia- di individuare e programmare un sistema più articolato ed efficiente di tutela e promozione di questo straordinario prodotto Made in Italy”.
Ce lo auguriamo vivamente, perché è troppo tempo che una bufala tira l’altra.
 

info@lapiazzaditalia.it
 
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