Dopo l'ennesimo appello del Capo dello Stato cosa faranno i nostri politici?
Coraggio: questo è quello che il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha chiesto con voce ferma ai politici italiani per realizzare finalmente quelle riforme sociali, istituzionali ed economiche che oramai sono divenute improcrastinabili al fine di traghettare completamente il “sistema Italia” dalle secche della recente crisi economica mondiale e dal trentennale torpore che affligge i gangli vitali - produttivi, politici e culturali - della Nazione.
Tale sincero ed accorato appello è stato lanciato dal Presidente alle forze politiche italiane durante il tradizionale discorso di fine anno che ha tenuto incollati al televisore oltre tredici milioni di nostri connazionali.
Ma quali sono secondo Napolitano le riforme che più urgono al Paese e che non possono più essere tenute in sospeso?
Innanzitutto quella che riguarda i cambiamenti in merito all’architettura istituzionale dello Stato e l’altra importantissima, quella del sistema Giudiziario.
Entrambe, secondo il Presidente della Repubblica, dovranno essere effettuate secondo valutazioni ispirate esclusivamente dall’interesse generale e non a quello di una parte sola, poiché da esse dipenderanno un più efficace funzionamento della macchina statale e lo sviluppo del Paese stesso. Inoltre imprescindibile appare agli occhi di Napolitano porre mano anche alla Costituzione, almeno nella sua seconda parte, come da diverse parti politiche oramai da anni si propone. Modifiche che comunque dovranno avvenire, sempre secondo il Presidente, nel solco procedurale che la stessa Costituzione prevede: l’essenziale è che siano garantiti gli equilibri fondamentali tra potere esecutivo , il Parlamento ed Istituzioni di Garanzia all’interno di un sistema di regole riconosciute valide da maggioranza ed opposizione.
Il secondo “blocco” di riforme da mettere in cantiere in base a quanto indicato da Napolitano nel suo discorso di fine anno, dovranno riguardare - tenendo conto comunque del problema dell’enorme debito pubblico italiano - il sistema fiscale attraverso l’attuazione del federalismo e il complesso degli ammortizzatori sociali che la recente crisi economica mondiale, finalmente in frenata anche nel nostro Paese, ha duramente messo allo prova attraverso l’aumento della disoccupazione ed il calo del gettito impositivo.
Un ulteriore sforzo il Presidente della Repubblica lo ha chiesto poi al mondo politico nel senso di procedere lungo la direzione di attenuazione delle pericolose polemiche che hanno portato non più di qualche settimana fa all’aggressione subita dal Capo del Governo Berlusconi in occasione di un comizio a Milano: insomma tutti gli “attori” della politica nazionale dovranno contribuire ad un ritorno di una maggiore lucidità e misura nel confronto politico di tutti i giorni.
Da sottolineare poi i rilievi fatti nei confronti del Governo in merito alla straordinaria riuscita del G8 de L’aquila e verso la grande mobilitazione avuta da tutti gli italiani sia al momento di ricostruire la terra abruzzese e sia per la dimostrazione di grande vicinanza ed affetto alle famiglie dei nostri militari uccisi in Afganistan. Parole di sincera ammirazione pure quelle dirette verso la Chiesa cattolica latrice di importanti richiami alla solidarietà e a valori morali ed in direzione del santo Padre che nel suo recentissimo discorso, sopra una nuova concezione dello sviluppo, ha pregato ognuno di tener conto delle lezioni impartite dalla crisi economica e dell’allarme per l’inquinamento ambientale e dei suoi effetti sulla natura e sugli assetti sociali dei Paesi più poveri.
Di rilievo infine il richiamo del Presidente della Repubblica alla necessità che si riaffermino e riscoprano valori troppo largamente ignorati e dimenticati come il rispetto dei propri doveri nei confronti della società, più sobrietà negli stili di vita e il rifiuto intransigente della violenza.
Tutte improntate ai complimenti ed approvazione le reazioni del mondo politico italiano al discorso di Napolitano.
Per Schifani l’intervento era alto e nobile ed incentrato su grandi valori: unità nazionale, coesione sociale e solidarietà. Fini, parimenti, affermava di condividere pienamente le parole alte e nobili del Capo dello Stato.
Piene di soddisfazione pure le parole con cui il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha definito ottime le aperture del Capo dello Stato riguardo le riforme istituzionali e del sistema giudiziario italiano auspicando - come i soliti ben informati ammettono - che Napolitano funga da garante del percorso di tali modifiche costituzionali.
Per il segretario del Partito Democratico Bersani, infine, il messaggio di fine anno rivolto agli italiani è stato al solito autorevole e chiaro nel richiedere finalmente concrete riforme.
Adesso a bocce ferme cosa avverrà?
Gli scenari in realtà sono molto confusi e la speranza che gli appelli di Napolitano cadano nel vuoto o che svanisca ben presto il clima di solidarietà che si è creato intorno al Cavaliere all’indomani della vigliacca aggressione di cui è stato fatto bersaglio sono eventualità al momento molto concrete. In primo luogo per motivi tutti interni ai due più grandi partiti italiani il PdL e il Pd ed in seconda battuta per la tempistica secondo la quale tali riforme di cui tanto si discute dovrebbero iniziare finalmente il loro percorso.
Popolo della Libertà e Partito Democratico affrontano da mesi fibrillazioni interne che li indeboliscono e non permettono loro di discutere con serenità in merito alle modifiche costituzionali da attuare.
Il Pdl è alle prese con le continue discussioni riguardo la diarchia tra Berlusconi e Fini e di conseguenza manca ancora l’omogeneità politica e di vedute tra l’anima Forzista e quella ex "Aenne" che non permettono ancora la crescita del Partito. Questa debolezza - che colpisce soprattutto l’ala destra del PdL - ha permesso il rafforzarsi al nord della Lega ed al centro ed al sud di forze politiche come l’UDC.
In particolare la forza del partito di Bossi sì è ulteriormente evidenziata al momento delle scelte riguardanti le candidature per la presidenza di due importantissime regioni del Settentrione, Piemonte e Veneto, che i “lumbard” hanno strappato al PDL.
Nel PD invece la lotta seguita alle elezione di Bersani alla carica di segretario del Partito Democratico non sembra ancora accennare ad aver termine: il presidente Bindi che come una novella barricadiera partecipa alle manifestazioni di piazza indette da Di Pietro ed osteggiate da Bersani, Franceschini e Veltroni che non perdono occasione di attaccare D’Alema, o la componente rutelliana che scappa verso il centro che non c’è, non producono altro risultato che l’ indebolimento del più forte interlocutore del centro destra.
Se a tutto ciò poi vanno a sommarsi le rivendicazioni della sinistra radicale, vedi la boutade Vendola - Emiliano in Puglia ad esempio, o il caso Marrazzo nel Lazio, oppure le sparate di Di Pietro e De Magistris che vorrebbero il Presidente Berlusconi addirittura auto esiliarsi alle Isole Cayman - allora si capisce che la frittata è fatta e pronta per essere servita. Si dovrà poi vedere se il percorso di tali riforme inizierà prima o dopo le elezioni amministrative. Se poi dal risultato delle urne uscisse un ulteriore pericoloso indebolimento del PD ed un rafforzamento del IdV questo non gioverebbe al conseguimento di una “quadra” buona per tutti.
Il pericolo è quello di avere un accordo all’italiana: brutto, sporco e cattivo.
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