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Notizia del 13/01/2010 23.21.00
A cura di: Giulino Leo    
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Un tram chiamato Partito Democratico
Un tram chiamato Partito Democratico In vista delle elezioni regionali della prossima primavera il PD è alla ricerca disperata di candidati presentabili

Chi pensava che dopo le primarie per l’elezione del Segretario, il Partito Democratico avesse imboccato finalmente la strada giusta per il rilancio della propria azione politica e programmatica si è reso conto di aver sbagliato di grosso. Anzi, se possibile, dall’avvento di Pierluigi Bersani nella “camera dei bottoni” del PD, la situazione si è ulteriormente aggravata rispetto a quando il partito era gestito da Prodi, Veltroni o persino da Franceschini.
Sino ad oggi infatti la cronaca politica quotidiana ha messo in evidenza lo stato comatoso e di relativo sbandamento in cui versa la classe dirigente di quello che è dopo tutto il più grande partito d’opposizione in Italia.
Alcuni esempi sono significativi ed esemplificativi di ciò.
Il partito finalmente riesce ad eleggere una “guida” forte - almeno così hanno detto i dati numerici - ed ecco che dopo poche settimane una componente, quella guidata da Rutelli, seppur debole sotto il punto di vista del seguito in termini di iscritti, si stacca per creare un proprio movimento politico senza che nessuno si prenda realmente la briga di evitare questa piccola fuga di consensi in un corpo già abbondantemente provato dall’emorragia di milioni di votanti ed attivisti.
L’Italia dei Valori organizza una manifestazione che ha come unico scopo urlare in piazza il proprio odio contro il Capo del Governo legittimamente eletto definendolo dittatore, mafioso oltre che “piduista”? Ed ecco che è tutta una corsa da parte di molti dirigenti Democratici - a partire dal Presidente onorario Bindi - a partecipare al corteo dipietrista anche senza il consenso del segretario neo-eletto Bersani.
Berlusconi viene aggredito a tradimento da un “pazzo“ dopo un comizio all’ombra della Madonnina? Ed ecco che tra il coro di auguri di una pronta guarigione proveniente dai rappresentanti di quasi ogni parte politica si odono le dichiarazioni dissonanti della strana coppia Di Pietro - Bindi che accusano il Cavaliere di essersela proprio cercata l’imboscata meneghina a causa del suo comportamento definito strafottente dai due.
La maggioranza cerca di iniziare un nuovo percorso che porti ad una ridefinizione globale del sistema giudiziario insieme con le opposizioni parlamentari? Ed ecco allora che il clima di fattiva collaborazione tanto auspicato dal Presidente Napolitano nel discorso di fine anno alla Nazione viene ben presto avvelenato dalle frange Democratiche, in primis dalla casta delle toghe rosse organiche al PD, più ostili ad ogni tentativo di dialogo con la maggioranza di centro destra andando contro pure i primi volenterosi approcci che Bersani aveva tentato con le forze politiche del Governo Berlusconi, con il risultato di far fare subito due passi indietro al Segretario del PD.
Bersani quindi appare “accerchiato” dal gruppo più oltranzista del partito che pur sconfitte nella lotta congressuale stanno assumendo un peso sempre più importante all’interno del PD in considerazione del fatto che l’ala moderata dei democratici - quella rappresentata cioè dalla Binetti, Marini, Enrico Letta - si trova sempre più in difficoltà a causa della già citata fuoriuscita della componente rutelliana e non riesce ad esprimere una leadership forte capace di influenzare le scelte politiche e programmatiche del PD. Se poi a tutto ciò si aggiunge che la CGIL, ampi strati della magistratura, organi di stampa come Repubblica o l’Espresso giocano di continuo di sponda con Di Pietro nell’attaccare senza se e senza ma il Capo del Governo e nel costringere la dirigenza del partito Democratico a schierarsi su posizioni sempre più contrarie nei confronti di Berlusconi si capiscono tutte le difficoltà di Bersani a mantenere la mente lucida al fine di portare fuori dalle secche la “zattera” del PD.
In questo contesto difficile per Bersani si vanno ad aggiungere pure i problemi che il PD sta incontrando nella scelta delle candidature e delle alleanze per le prossime elezioni regionali di marzo.
In Piemonte, Veneto, Liguria, Lombardia si stanno tentando di concludere strane alleanze con l’UDC di Casini. Ma i casi più emblematici della pochezza politica del partito Democratico sono rappresentati dalle dispute pugliesi e laziali.
Nella regione natale di D’Alema si è cercato fino alla fine di far desistere dalla candidatura il governatore uscente Vendola espressione della sinistra radicale.
Prima gli alti papaveri del PD pugliese hanno proposta la candidatura del sindaco di Bari, Emiliano, ma l’ex giudice - ennesimo caso di folgorante carriera politica per mezzo dei tribunali, alla faccia della tanto sbandierata terzietà di giudizio delle toghe - è stato malamente bocciato a causa dell’impossibilità di varare in breve tempo una legge “ad personam” che gli permettesse di correre alle elezioni regionali senza dimettersi dalla carica di Sindaco: insomma il primo cittadino del capoluogo pugliese senza “paracadute” non si sarebbe sfilato la fascia tricolore dal petto per tentare di conquistare la regione.
A questo punto è stato fatto il nome di Boccia - ex Margherita, che sarebbe stato appoggiato pure dall’UDC - ma è stato ancora l’irremovibile Vendola, propugnatore ad ogni costo della scelta del candidato governatore tramite le primarie, a bloccare ogni tentativo di accordo ringalluzzito pure dall’accordo sotterraneo col “trombato” Emiliano: ad oggi ancora nessuno conosce come finirà la querelle.
Nel Lazio invece il PD, devastato prima dalle scofitte elettorali di Veltroni contro Berlusconi, Rutelli contro Alemanno e dalla prematura uscita dall’agone politico di Marrazzo fattosi fuori da solo per lo scandalo della cocaina e dei trans in cui si è trovato implicato, si è lasciato prendere in contropiede da quella vecchia volpe della politica italiana che risponde al nome di Pannella.
Infatti il “Guru” dei radicali italiani a tirato fuori dal cappello la candidatura di Emma Bonino alla carica di Governatore del Lazio.
Il PD auto dilaniatosi dalle lotte interne tra Veltroniani, Mariniani, Bettiniani e chi più ne ha più ne metta non è stato capace di trovare tra le proprie schiere un nome da candidare.
Politicamente non si capisce quanto possa essere utile portare voti ai pannelliani: in caso di vittoria della Bonino si sarà sempre la ruota di scorta di Radicali, Comunisti e Di Pietristi, in caso di sconfitta si andrà ugualmente a sedere sugli scranni dell’opposizione a via della Pisana come nel caso che a perdere fosse stato un candidato con la tessera del Partito Democratico nella tasca. Almeno si poteva tentare di far uscire un nome tramite le tanto decantate primarie all’americana che tanto piacciono ai democratici nostrani: ma si sa, le primarie in Italia vengono effettuate quando esiste un solo candidato con possibilità di vincere!
Resta il fatto che un partito come quello Radicale, che esiste solo sulla carta e con percentuali da elenco telefonico, possa prendersi gioco e farsi “trasportare” in carrozza alle elezioni da un partito che come minimo è 20 volte più grande .
Del resto ai “passaggi” elettorali quelli del PD ci sono abituati: partiti della sinistra estrema e Italia dei Valori sono stati i degni precursori delle trasfusioni di voti Democratici oggi, Ulivisti ieri.
 

info@lapiazzaditalia.it
 
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