Amministrative 2015: fuga dalle urne

Astensionismo primo partito in tutte le regioni andate al voto

L’ importante turno elettorale del 31 maggio ha visto gli elettori italiani recarsi alle urne, ben pochi a dir la verità, per il rinnovo di 7 consigli regionali- Liguria, Veneto, Toscana, Marche, Umbria, Campania e Puglia- e la relativa nomina dei rispettivi Governatori, oltre che per l’elezione di oltre 700 sindaci e corrispondenti consigli comunali.

Soffermiamoci però sulle elezioni regionali visto che nelle comunali in quasi tutte le città più importanti- Venezia, Mantova, Lecco, Matera, Arezzo, Vibo ecc. – si procederà al ballottaggio tra quindici giorni poiché nessuno dei candidati in lizza ha raggiunto più del 50% dei suffragi.

In Liguria – una delle due regioni dove si votava in cui si è verificato il ribaltone politico – il portavoce di Forza Italia Giovanni Toti, candidato di tutte le forze unite del centrodestra, è diventato il nuovo governatore della Regione sconfiggendo col 34 % dei voti validi la candidata del partito Democratico Raffaella Paita arrivata al 28% delle preferenze, terzo non molto distante dai primi due la “grillina” Alice Salvatore col 25 % dei voti scrutinati. Da rilevare che la vittoria di Toti oltre che dalla frammentazione del centrosinistra presentatosi diviso all’appuntamento elettorale –Pastorino candidato della parte sinistra del PD ha raccolto il 9,5% dei voti- è stato ottenuto grazie all’exploit della Lega che ha ottenuto il 20% dei suffragi contro il 12% raggranellato Da forza Italia che evidentemente non ha usufruito del traino del candidato Governatore Toti portavoce del Cavaliere.

In Veneto il Governatore uscente il leghista Zaia ha asfaltato tutta la concorrenza e nonostante la diaspora subita del sindaco di Verona Tosi candidatosi con una lista personale – che ha comunque ottenuto il 12 % dei voti – ha staccato nettamente la candidata del Centrosinistra, l’ex eurodeputato Alessandra Moretti che ha raggranellato solo il 22% dei voti. Zaia col 50% dei suffragi a lui favorevoli è andato ben oltre le più rosee previsioni della vigilia ed è anche qui da segnalare il dato elettorale della Lega Nord che ha cannibalizzato Forza Italia : 17 % delle preferenze conto il 6% ottenuto dagli azzurri.

Nelle “regioni rosse” dell’Italia centrale – Toscana, Marche ed Umbria – il Partito Democratico ha mantenuto i governatori di tutte e 3 amministrazioni ma ha dovuto cedere consensi sia al partito del “non- voto” che alla Lega in prepotente ascesa.

In Toscana è stato riconfermato il Presidente uscente Enrico Rossi che ha vinto col 48% dei voti, sopravanzando Claudio Borghi – supportato da Lega e Fratelli d’Italia – che ha ottenuto il 20% delle preferenze e il Cinque Stelle Giannarelli che ha raggiunto il 15%: non pervenuto- o quasi – anche in Toscana come in altre regioni d’Italia – il solitario candidato di Forza Italia Mugnai che ha staccato un assai risicato 9% dei voti.

Gli umbri hanno confermato il Governatore uscente Catiuscia Marini che dopo un lungo testa a testa ha sopravanzato il sindaco di Assisi Claudio Ricci sostenuto dal centrodestra unito col 41,7% dei voti contro il 39,2 %.

Nelle vicine Marche Ceriscioli del centrosinistra ha largamente vinto ottenendo il 41% dei voti superando Maggi – candidato di Lega e Fratelli d’Italia – che ha raccolto oltre il 21% delle preferenze. Anche qui il candidato di bandiera del partito di Berlusconi – Mario Spacca ex governatore marchigiano in quota PD confluito all’ultimo momento tra le schiere azzurre- non è riuscito ad ottenere più voti dell’altro candidato del centro destra avendo raggiunto la percentuale del 18%.

In Campania – legge Severino permettendo- è avvenuto il secondo passaggio di consegne tra centro destra e centro sinistra poiché l’ex sindaco di Salerno De Luca seppur di misura – 41% contro il 38%- ha superato il Governatore uscente Caldoro sostenuto dal centrodestra unito. Per la vittoria del candidato del Partito Democratico è stato molto più utile, a conti fatti, l’alleanza elettorale del UDC del vecchio De Mita – oltre 50.000 mila voti ottenuti-che l’inserimento di De Luca nella lista degli incandidabili selezionata dalla commissione parlamentare antimafia presieduta dalla Democratica Bindi.  

In Puglia infine l’ex magistrato ed ex sindaco di Bari Emiliano ha sbaragliato la concorrenza del centrodestra diviso toccando il 47% dei voti contro il 18% di Schittulli candidato di Fitto e di FdI e il 14% raggranellato da Adriana Poli Bortone ex sindaco di Lecce ed ex eurodeputato sostenuta da Forza Italia.La faida interna a Forza Italia tra Berlusconi e Fitto ha evidentemente danneggiato le posizioni di entrambi in quanto pur spartendosi pressoché a metà le spoglie del partito azzurro hanno lasciato il centrodestra pugliese sotto le macerie di una disfatta di grandi proporzioni.

Al tirar delle somme i dati che emergono sono il sostanziale arretramento del Partito Democratico che comunque ha mantenuto parecchie sue storiche roccaforti pur perdendo generalmente consensi rispetto alle passate tornate elettorali. Non stupisce il crollo di Forza Italia in tutto il Paese sia col centro destra vittorioso o perdente, sia dove correva unito o separato: la gestione di Berlusconi del partito evidentemente mostra più di qualche crepa.

Alla tenuta dei Cinque Stelle fa da controcanto l’avanzata uniforme e sostenuta in tutto il Paese della Lega Nord guidata da Salvini a risultati impensabili solo qualche mese fa dopo la defenestrazione di Bossi e dopo gli scandali che hanno colpito il partito.

Infine l’altro partito vincente è risultato essere quello del “non voto” in quanto si sono recati alle urne delle elezioni regionali solo il 54% degli elettori quando nel 2010 erano stati il 64% e nel 2005 il 72: di media il c’è stato 10% di votanti in meno rispetto al precedente turno elettorale amministrativo.

Un po’ migliore il dato delle elezioni comunali dove l’affluenza è stata del 65% rispetto al 72% della precedente tornata.

Il dato deve far riflettere per due motivi. Il primo è che evidentemente l’offerta politica attuale dei partiti e dei movimenti – tranne a quanto pare quella della Lega- non sembra soddisfare le esigenze degli elettori che con la diserzione dei seggi elettorali vogliono rimarcare il loro dissenso rispetto ai maggiori partiti dell’arco costituzionale.

Il secondo punto è che a quanto pare sul dato dell’affluenza alle urne dei cittadini italiani negli ultimi tempi ha influito molto pure la decisione di votare in un’unica giornata domenicale rinunciando per mere questioni di bilancio la giornata del lunedì sacrificando un maggiore ampliamento dell’esercizio democratico dei cittadini. Non si potevano risparmiare quei denari in altre maniera facendo rimanere intatta la possibilità di votare in due giornate?

Ai posteri e al Ministro del Bilancio l’ardua sentenza

Condividi