ATTENTATO A SAN PIETROBURGO

Un violento attentato terroristico si è verificato il 4 aprile nella metropolitana di San Pietroburgo, dove intorno all’ora di pranzo un ordigno è stato fatto esplodere all’interno di un vagone della metropolitana. Secondo i dati comunicati dal Ministero della sanità russo le vittime sono 14 mentre i feriti ammontano a quarantasette di cui quarantadue in gravi condizioni.

Momenti di terrore nel sottosuolo della seconda città più grande della Russia. L’allarme viene dato intorno alle due e quaranta dopo una violenta detonazione in un convoglio che correva in galleria, tra la fermata del “Tekhnologicheskiy Institut” e la “Sennaya Ploshad”, quest’ultima completamente invasa dal fumo, tanto che in un primo momento si è pensato a due diverse esplosioni. L’ordigno rudimentale è stato reso ancora più pericoloso dall’aggiunta di “elementi lesivi” come schegge, chiodi e altri pezzi di ferro. Poco dopo l’esplosione e dopo aver evacuato tutte le stazioni della metropolitana, un secondo ordigno, viene trovato ancora inesploso nella stazione di Ploshchad Vosstaniya, nei pressi di Piazza della Rivoluzione.

Tutta la zona è stata immediatamente blindata, sorvolata da elicotteri e pattugliata da mezzi pesanti e uomini delle forze armate. Il governatore di San Pietroburgo, Georgy Poltavchenko, ha lanciato un pubblico appello: “A voi cittadini di San Pietroburgo e agli ospiti della nostra città chiedo di essere vigili, attenti e prudenti e di comportarsi in maniera responsabile”.
Il kamikaze era Akbarzhon Jalilov 22enne di origine kirghisa che avrebbe nascosto l’ordigno in uno zaino. Gli investigatori sono riusciti ad identificare l’uomo grazie al  secondo ordigno rimasto inesploso nella stazione di Plashchad Vosstania, sul quale è stato possibile rinvenire e recuperare alcune tracce di dna. Apparentemente l’uomo avrebbe agito da solo, ma le indagini degli investigatori russi non si fermano. L’ordigno ritrovato inesploso era pronto ad essere attivato con un telefono cellulare ed è dunque al vaglio in queste ore l’ipotesi che l’attentatore potesse avere dei complici all’esterno, i quali avrebbero potuto innescare l’ordigno proprio mentre l’attentatore si trovava all’interno del  convoglio colpito dall’esplosione.
I vertici del Cremlino poco dopo l’attentato in conferenza stampa si sono espressi: “Non è chiaro ancora quali siano le cause, le stiamo vagliando tutte, incluso il terrorismo”. Il Comitato Investigativo russo ha confermato di aver avviato un’indagine per “terrorismo”, sottolineando comunque che ogni altra ipotesi verrà analizzata. Le piste privilegiate, in ogni caso, sono quella “estremista”, quindi di matrice islamica, e quella “nazionalista”.

Il Capo di Stato russo Vladimir Putin che al momento dell’attentato si trovava in città per incontrare nel pomeriggio il Presidente bielorusso Aleksandr Lukašenko ha espresso sincero rammarico ai parenti delle vittime: “Ho già parlato con i capi dei servizi, il direttore del Fsb. I corpi di polizia e servizi speciali sono al lavoro, faranno di tutto al fine di individuare le cause dell’incidente, per dare una valutazione completa di quello che è successo”.

L’amministrazione di San Pietroburgo ha dichiarato tre giorni di lutto nazionale, come annunciato dal portavoce del governatore Andrey Kibitov sui social network, mentre in tutte le città della Russia sono state rafforzate le misure di sicurezza, con particolare riguardo alla città di Mosca.

Negli anni passati la Russia fu bersaglio di attacchi da parte di militanti ceceni e almeno 38 persone persero la vita nel 2010, quando alcuni kamikaze si fecero esplodere nella metropolitana di Mosca. Nel 2004 oltre 330 persone morirono nel massacro di Beslan. Nel 2002 la polizia fece irruzione in un teatro di Mosca per porre fine a una presa di ostaggi e il bilancio finale fu di 120 ostaggi uccisi. Putin, allora primo ministro, nel 1999 lanciò una campagna contro il governo separatista nella regione meridionale della Cecenia e successivamente, una volta divenuto Presidente, proseguì con durezza la sua campagna per porre fine alla ribellione per l’indipendenza cecena.

Il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha telefonato al Presidente russo Vladimir Putin per esternare le proprie condoglianze alle famiglie delle vittime. Il leader russo ha ringraziato Trump per la manifestazione di vicinanza nei confronti della Russia, rendendo poi note le intenzioni a voler combattere congiuntamente contro il terrorismo.

Dall’Italia sono stati inviati messaggi di cordoglio dal premier Paolo Gentiloni e dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che nei prossimi giorni sarà in visita ufficiale a Mosca. Al momento non risultano italiani coinvolti ma per escluderne con certezza ogni coinvolgimento bisognerà aspettare comunicazioni dalla Farnesina, attese in giornata.

 

Condividi