Conflitto d’interessi e ombre dalemiane

Il termine “conflitto d’interessi” incollato a Silvio Berlusconi per un ventennio e passa, qualora ce ne fosse lo scopriamo riguardare molti altri eminenti esponenti della politica e del sottobosco

Risultato: un ministro in grave imbarazzo e dimissionario, inchieste della magistratura e governo in affanno.

Da una parte Federica Guidi, l’ammiraglio De Giorgi che può aiutare per la legge navale e i contatti con i petrolieri, dall’altra un giro di imprenditori vicino agli ex Ds.
Così stando alle carte dell’inchiesta della procura di Potenza, Gianluca Gemelli cercava di procurarsi entrature politiche e gare di appalto nel settore dell’oil & gas.
E’ saltato fuori un indirizzo di Roma che emerge da quei documenti e con cui Gemelli intrattiene spesso rapporti: Piazza Navona 49.
Fino al 2006 vi si trovavano gli uffici della finanziaria London Court, quella che l’ex presidente della Consob Guido Rossi chiamò la “merchant bank di Palazzo Chigi”, durante il governo D’Alema.
Della London Court era vicepresidente il dalemiano Roberto De Santis, che spunta in diverse inchieste che hanno coinvolto gli ex Ds, da Sesto alla Sanitopoli pugliese, con contatti da Giampi Tarantini a Luigi Bisignani, e che fino al 2011 era consigliere della Avelar Energy, la società dell’oligarca russo Viktor Vekselberg che ha ottenuto una concessione per lo stoccaggio del gas in Basilicata, scommettendo sull’approdo di un gasdotto internazionale in Puglia. 

C’è un’ interessante utenza telefonica riferibile alla Link Consulting Spa con cui Gemelli ha ancora più contatti, telefonici e di persona. Per gli investigatori, Gemelli avvisava Angelo che “Federica (Guidi) avrebbe dovuto farcela per Torino“ e “Angelo rispondeva che avrebbe provveduto lui ad avvisare Fassino”.
Angelo incontra più volte Gemelli, anche in presenza di Quinto, consigliere della Finocchiaro. Ma di chi si tratta? Gemelli cita il nome di Tromboni anche in una conversazione del 18 novembre 2014 con Franco Broggi, capo ufficio appalti della Tecnimont.

Visti i nomi coinvolti e i loro patroni non è detto che Renzi non possa trarne più soluzioni che problemi. Restano gli interessi, perennemente in conflitto. Senza scomodare il cavaliere.

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