Corsa al Colle

La scelta di un candidato per il quirinale spacca le coalizioni

Le forze politiche italiane, terminata l’avventura presidenziale di Giorgio Napolitano, sono entrate tutte in fibrillazione per l’elezione del nuovo Capo dello Stato che avverrà nei prossimi giorni.

Ovviamente come succede sempre in questi casi si è accesa, intorno alla scelta dei nomi dei papabili a sedere sulla poltrona Quirinalizia, una bagarre degna di una rissa da stadio in quanto l’eventuale eletto avrà una importanza capitale per il tranquillo prosieguo della legislatura e per la possibilità di influenzare, più o meno marcatamente,la vita politica ed istituzionale del Paese.

Il “boccino in mano” al momento sembra averlo il Presidente del Consiglio Renzi che forte della maggioranza dei grandi elettori appartenenti al Partito Democratico – 450 più o meno – e del famigerato patto del “Nazareno” con Berlusconi, tenta di trovare un candidato che sia alquanto morbido e quindi manovrabile rispetto la sua linea politica ma anche facile da digerire a Forza Italia o almeno alla maggior parte dei rappresentanti del partito azzurro controllati dal Cavaliere.

L’ex sindaco di Firenze sembra a questo punto giocare al gatto col topo con tutti i suoi rivali politici sia di destra che di sinistra poiché ad esempio sta tenendo sul filo del rasoio Berlusconi che è costretto, per avere qualche possibilità di eleggere un Presidente della Repubblica a Lui non smaccatamente ostile, a far votare le riforme istituzionali concordate col Presidente del Consiglio al Senato facendo in tal modo crescere il malcontento in ampi strati del partito azzurro. Nel contempo il Cavaliere, per aumentare il proprio potere contrattuale in sede di trattativa con l’inquilino di Palazzo Chigi, ha ingoiato il rospo di scendere a patti col suo ex delfino Angelino Alfano accordandosi col leader del Nuovo Centro destra per far convergere i voti dei due partiti – almeno nei primi scrutini per la scelta del Capo dello Stato – sopra un candidato sostenuto da tutto il centrodestra: il liberale Antonio Martino.

Candidato di bandiera questo che forse bisognava tenere più “coperto” e non sprecarlo subito se si voleva cercare veramente una piccola possibilità di farlo eleggere al Quirinale. L’ex Ministro degli Esteri e degli Interni in due diversi governi Berlusconi incarna infatti lo spirito originario della rivolta liberale del ’94 che portò clamorosamente alla vittoria del Cavaliere nei confronti dell’ allegra macchina da guerra messa in piedi da Achille Occhetto.

Uomo ed economista sempre pacato ed arguto nelle proprie argomentazioni è stato negli anni posto sempre più ai margini del partito scavalcato – a causa del suo carattere mite ma nel contempo poco incline ai mercanteggiamenti in uso nella politica italiana – sia dai signori delle tessere- Scajola, Verdini, Miccichè, Cosentino e Formigoni – sia dall’ala socialista del partito del Cavaliere costituita da Sacconi, Cicchitto, Tremonti, Brunetta, Bonaiuti e Quagliariello che per anni hanno dettato l’agenda politica al Cavaliere e al centro destra, col risultato di contribuire a portare una coalizione politica vincente al tracollo di voti ed idee. Poche sono le possibilità di vedere di nuovo un liberale – dopo Einaudi – a sedere sullo scranno più alto delle Istituzioni italiane anche perché i primi a non credere nel rilancio in quella direzione del centrodestra sembra essere proprio Berlusconi che alla fine cedendo ai ricatti di Renzi ritirerà la candidatura di Martino per virare forse verso una sbiadita scheda bianca. Le strade che si aprono dinanzi al cavaliere non sono certo foriere di vittoria.

La prima come dicevamo è quella di portare avanti il nome di Martino, candidato di bandiera che uscirebbe sicuramente sconfitta per mancanza di numeri ma che potrebbe dare forse l’opportunità di riallacciare i fili con Lega, NCD e Fratelli d’Italia, non tanto per ottenere il Quirinale, ma per ricreare l’alleanza tra forze liberali e conservatrici capace di sconfiggere attraverso proposte alternative il Partito Democratico alle prossime elezioni politiche. La seconda strada è quella di votare il meno peggio – per storia politica ed amicizia personale col Cavaliere – dei candidati, che potrebbe accontentare pure Renzi, quell’Amato che pur non scontentando l’uomo di Arcore, dividerebbe ulteriormente parte di Forza Italia e tutto il centro destra da Berlusconi.

Nel campo del centro sinistra se possibile il toto-Quirinale è ancora più ingarbugliato in quanto l’ala sinistra del Partito Democratico cerca di forzare la mano del Presidente del Consiglio obbligandolo a candidare Romano Prodi alla Presidenza della Repubblica – candidato ricordiamolo azzoppato da una fronda interna capeggiata dallo stesso Renzi non più tardi di due anni fa – e personaggio gradito sia alla porzione bersaniana del PD che ai circoli più europeisti delle istituzioni internazionali e al mondo finanziario e bancario del vecchio continente: Romano Prodi avrebbe anche il vantaggio di raccogliere le preferenze dei Cinque Stelle in quanto gradito- come si era visto due anni fa – agli elettori grillini del web. Altre possibili candidature che “gironzolano” nell’ambito del Partito Democratico sono quelli della Finocchiaro, di Fassino, Veltroni e addirittura Rutelli oltre che del Ministro dell’Economia Padoan, nomi tutti buoni all’occorrenza del Presidente del Consiglio che al momento è il leader politico che ha più ampie possibilità di manovra o scelta.

Nel caso in cui decidesse di andare avanti per la strada di garantire Berlusconi in cambio dell’approvazione delle riforme istituzionali, l’ex sindaco di Firenze potrebbe costringere il proprio partito a scegliere Amato per il Quirinale rompendo definitivamente con l’ala sinistra del proprio partito e dello schieramento politico. Tale imposizione rafforzerebbe pertanto l’alleanza spuria col Cavaliere nell’ottica della creazione del Partito della Nazione: l’unione dei Democratici di fede “renziana”, i seguaci più stretti di Berlusconi e tutto il Nuovo Centrodestra. La scelta di ripiegare verso Prodi o un esponente del Partito Democratico andrebbe visto nell’ottica di rinsaldare tutto il centro sinistra intorno alla presidenza del Consiglio ed al Partito Democratico inaugurando una stagione caratterizzata da un più diretto braccio di ferro nei confronti del Cavaliere: in entrambi i casi ci troveremmo di fronte ad un Governo ed un presidente della Repubblica più o meno marcatamente di sinistra e ad un centro-destra sempre più frammentato ed incapace di creare le condizioni per un ritorno in grande stile al Governo.

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