Forza Italia non si rialza

Il ritorno nell’agone politico dell’ex cavaliere non ferma l’emorragia di uomini e di idee della creatura berlusconiana

A quanto pare il ritorno alla politica attiva del Cavaliere dopo la fine del servizio sociale obbligatorio per la condanna nel processo “Mediaset” non ha sortito il necessario e tanto auspicato effetto di far tacere le polemiche e prese di posizione estreme all’interno di Forza Italia che stanno lentamente disgregando ed indebolendo il Partito. Né tantomeno il recente accordo con la Lega per presentare candidature unitarie alle prossime elezioni regionali di Maggio – Toti in Liguria, Zaia in Veneto e il Carroccio che appoggerà il candidato forzista in Campania e Toscana- paiono al momento far calare la temperatura del fuoco che bolle sotto il calderone azzurro.

Sembra infatti non aver più fine la diaspora- quasi una vera e propria maledizione in verità- la quale in meno di due anni ha portato quasi tutti quelli che erano stati i più stretti collaboratori politici del  Cavaliere ad allontanarsi in malo modo dal proprio mentore: Tremonti,Alfano, Cicchitto, Quagliariello, Formigoni, Lupi, Urbani e adesso addirittura Sandro Bondi e la compagna Repetto. Un fenomeno questo, quello della vicinanza troppo diretta con Berlusconi che a lungo andare provoca uno stato di “rigetto”, che per qualche tempo ha colpito pure i partiti una volta alleati con Berlusconi.

Il caso della Lega è esemplificativo di ciò: solo dopo l’uscita di scena politica di Bossi che aveva un rapporto quasi carnale col Cavaliere- ricordate le cene del lunedì ad Arcore? –  è riuscita a riannodare il dialogo con la propria base elettorale crescendo numericamente nelle urne al di sopra delle più rosee aspettative rispetto alle cifre raggiunte quando l’abbraccio col Cavaliere- e l’appiattimento politico nei confronti di Berlusconi – era ai massimi storici.

Non scopriamo certo noi l’acqua calda visto che da anni è risaputo ed evidente ormai quanto possa essere straripante la personalità umana e politica di Berlusconi che come un novello Crono mangia uno alla volta le proprie creature e volgendo lo sguardo all’indietro non possiamo osservare che la parabola politica dell’uomo di Arcore abbia raggiunto la propria massima espressione quando a lui erano affiancati – e non subalterni- Bossi , Fini e Casini. I tre – che rispettivamente erano i rappresentanti dei ceti settentrionali produttivi e regionalisti, della destra post missina che aveva il miraggio di indicare all’Italia nuova ricetta conservatrice per la soluzione dei problemi del Paese e i neo democristiani attenti alle esigenze dei cattolici che non si erano fatti affascinare dai richiami Ulivisti – erano in quegli anni così forti e carismatici da rappresentare un freno, indubbiamente a volte eccessivo- o un contrappeso alla “vis politica” del Cavaliere. Fin che hanno tenuto duro rispettando politicamente il proprio rispettivo bacino elettorale, l’alleanza di centrodestra è stata una vera e propria macchina da guerra – se non invincibile- capace quantomeno di rialzarsi immediatamente ad ogni passo falso  sia a livello nazionale che locale. 

L’inizio della fine si è avuto quando il Cavaliere,trasformatosi nel frattempo da imprenditore di grido in ottimo politico, ha capito come “addomesticare” i suoi alleati: enti locali per i leghisti, cariche istituzionali per i Fini ed i suoi seguaci, poltrone di tutti i tipi per Casini. Riducendo tutti allo stato di sudditanza più completa ha ottenuto per se di avere le mani completamente libere in Parlamento ma ha decretato anche la sua lenta caduta politica ed elettorale praticamente tagliando il ramo sul quale era seduto.

La recondita speranza del Cavaliere che Renzi riesca a portare a compimento con le sole proprie forze parlamentari l’Italicum in modo tale  da permettere poi la creazione di liste elettorali a propria immagine e somiglianza si inserisce nel solco della tradizione politica di Berlusconi di “normalizzare” chi gli è più vicino.

Adesso auspicare che il “freno” al Cavaliere possano rappresentarlo quelli del “Cerchio magico” – Rossi, Toti, Pascale e co. – con le proprie liste di proscrizione nei confronti dei compagni di partito, Verdini ed il suo manipolo di onorevoli affascinati da Renzi  o Fitto ed i suoi seguaci ancora  indecisi se spiccare il salto verso orizzonti nazionali  o lasciare momentaneamente i sicuri i lidi pugliesi crediamo possa essere da parte di tutti un inutile esercizio di riflessione politica.

Certo è che l’indecisionismo di Berlusconi nei confronti della creazione di una alleanza di centrodestra basata su nuovi criteri e programmi e i continui rallentamenti verso una riorganizzazione di Forza Italia nuocciono contestualmente sia alla sua credibilità politica che alla speranza di vedere una coalizione politica diversa dall’attuale alla guida del Paese.

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