Il M5S e le decisioni

Un conto è sbraitare, accusare, farsi belli della propria onestà alla fin fine tutta da dimostrare, sventolando a due braccia la comoda bandiera della demagogia e del populismo; un altro sporcarsi le mani, negoziare con ogni sorta di personaggi, decidere e, senza giri di parole, governare.

Si perde la verginità. E Virginia – nomen omen – questo avrebbe dovuto saperlo. Senza nascondersi assieme al proprio operato – ad oggi per la verità inesistente – dietro un dito, agitando lo spettro del complotto.

La brutta figura in tal caso diviene doppia.

La vicenda imbarazzante di Roma, ancora senza governo a mesi dal verdetto elettorale che ha posto in sella il M5S di Raggi, è solo una declinazione dell’incapacità cronica del grillismo di assumere una qualsiasi responsabilità di governo produttiva, senza morti, feriti ed epurazioni.

Il movimento poggia esclusivamente sul concetto di onestà, meritorio, ammirevole ma per il resto si brancola nel buio. E quando anche il caposaldo dell’onesta viene meno come a Roma, con la vicenda Muraro, ci si chiede a ragione per quale motivo votare, dar fiducia a chi non possiede nemmeno quell’unica dote per la quale gli si è data fiducia. È la riflessione logica che sta cercando di disinnescare Grillo in questi giorni. Da verificare se con successo, malgrado il comizio tirato su in fretta e furia in cui è emerso il nervosismo di tutti, ivi incluso Di Maio, che nel corso del suo intervento ha svirgolato anche un congiuntivo, forse per il maldestro tentativo di avvalorare la giustificazione di non aver compreso il testo elementare di un sms semplice semplice. Quanto a Grillo invece ha ripreso la politica dei “vaffa”. Ha gridato al complotto quando se di complotto si tratta questo germoglia dentro il M5S. Difatti la fotina della corrispondenza messaggistica data in pasto alla stampa, da dove potrebbe venire fuori se non dall’interno?

Il votante grillino medio, quando ha messo la scheda nell’urna, esprimeva attese diverse rispetto alla nuova classe dirigente. A livello locale, l’unico di cui si ha per ora esperienza, non tutti i sindaci 5 stelle sono eguali. Ci sono le esperienze di Torino e Parma. Tuttavia le cose vanno meglio laddove ci si è distaccato dalla casa madre grillina. Parma è stata messa in quarantena da Grillo e dal direttorio mentre la Appendino a Torino ha da subito dimostrato un’autonomia che la rende anomala rispetto alle dinamiche di gestione del movimento a livello nazionale.

La sensazione è che se i 5 stelle non sapranno superare l’attuale crisi ne verranno irrimediabilmente travolti e Roma, come è stato per molti, può trasformarsi nella loro tomba politica. La capitale del resto ha questo potere. Può lanciarti, come successe con Rutelli e Veltroni, o affossarti come con Alemanno ed altri. Forse riusciranno a livello nazionale a sfruttare l’impopolarità crescente di Renzi, o forse sarà una nuova crisi economica a rinforzare il vento che soffia nelle vele della ammaccata barca grillina. Ma il punto è: sono i 5 stelle un nuovo modello di democrazia sostenibile? Chi se ne allontana fa meglio, chi vi resta impigliato cade vittima del bigottismo e della burocrazia ideologica: è un fatto.

Quello che si vede in questi giorni a Roma è lo sconfessamento di una promessa. La politica dell’uno vale uno si è tradotta in processi di selezione anonimi della classe dirigente, scelti più sulla base di simpatie e amicizie da un numero ristrettissimo di votanti che non in base a una valutazione approfondita delle qualità individuali. E cionostante, malgrado queste scorciatoie discutibili, l’esito è totalmente fallimentare. Il ceto dirigente grillino è in larga parte privo di competenze, talvolta persone oneste, altre volte meno.

E poi c’è Grillo deus ex machina. Il suo ruolo anche deve far riflettere e lascia interdetti. La sua funzione politica – lui che non è eletto da nessuno e non ha alcun titolo per indirizzare la linea di chi dovrebbe farlo da sé forte di un mandato popolare – supera il ruolo di Berlusconi nel proprio partito azienda. Siamo oltre, in quanto il fondatore di Forza Italia si sottoponeva al giudizio popolare come candidato premier.

Grillo invece candidato di nulla e non eletto da nessuno ha già detto “no” alle possibili Olimpiadi di Roma nel 2024 e il resto della truppa che avrebbe realmente voce in capito in quanto eletta ha risposto “gnorsì!”. Siamo dinanzi a una degenerazione della democrazia per…eccesso di democrazia chiacchierata. In pratica il M5S è un movimento del ‘900 legato alla figura di un capo carismatico e ai suoi capricci e sentori.

Vedere oggi Raggi e il direttorio cercare disperatamente nella nomenklatura tecnica amica assessori e capi di gabinetto che dovrebbero essere rintracciati all’interno del proprio corpo politico denota il vuoto che contraddistingue il movimento, che a poco a poco sta assumendo i connotati di bluff buono solo a picconare. Perché governare è un’altra cosa e l’onestà (nemmeno specchiata), la superiorità morale (nemmeno supposta) e la giovinezza politica sono virtù si necessarie ma di certo non sufficienti.

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