Il match Renzi – Juncker

?Vecchie ruggini

Il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker e il presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi si sono lanciati una serie di accuse, tanto da spingere molti autorevoli analisti a dire che i rapporti tra la Commissione e il governo italiano sono “ai minimi storici“. Lo scontro è latente da mesi ma si è palesato solo negli ultimi tempi. Secondo Renzi  “è finita l’epoca in cui l’Italia si faceva telecomandare da Bruxelles”.

La reazione di Juncker è arrivata dopo diversi attacchi contro la Commissione fatti negli ultimi mesi dal governo italiano, su numerosi temi. A dicembre Renzi aveva duramente criticato la Germania e, implicitamente, la Commissione Europea, per le politiche europee sull’energia e sull’unione bancaria, un trattato che interessa molto all’Italia ma che la Germania vuole implementare più lentamente. Inoltre da mesi Renzi ha inasprito la sua retorica anti-Europa, facendo sempre più frequenti riferimenti ai “burocrati” di Bruxelles, al rigore imposto dalla Germania e ai sacrifici non ricompensati fatti dall’Italia. E Juncker si è risentito.

Fin dal suo insediamento, nel novembre 2014, la Commission Juncker ha più volte espresso al sua apertura a concedere una maggiore flessibilità sui conti pubblici agli stati membri, anche davanti alla contrarietà dei paesi più rigorosi come la Germania. Ma secondo Renzi, la Commissione non ha fatto abbastanza.

Juncker e Renzi hanno discusso anche di chi, tra governo italiano e Commissione Europea, abbia il merito maggiore dei margini di flessibilità. Ma a prescindere da queste schermaglie, non è peregrino considerare che dietro gli attacchi di Renzi contro la Commissione ci siano soprattutto motivi di politica interna. Attaccare l’Europa è considerato un modo abbastanza sicuro per sottrarre consensi ai principali avversari del PD, Movimento 5 Stelle e Lega Nord. Quali che siano le ragioni, prendersela con Juncker, famoso per essere vendicativo, presenta dei rischi. Nelle ultime settimane l’unico funzionario italiano nello staff di Juncker è stato infatti allontanato dal suo incarico.

Ben più preoccupante per il governo italiano è il fatto che la Commissione ha fino ad ora respinto tutte le proposte di creazione di una “bad bank” italiana, una società sostenuta dai soldi pubblici e creata con il solo scopo di ripulire i bilanci delle banche italiane dai crediti che non possono più essere riscossi. Questo tipo di intervento, essendo un aiuto di stato, deve essere autorizzato dalla Commissione. Se lo scontro dovesse proseguire potrebbero esserci conseguenze anche la prossima primavera, quando la Commissione pubblicherà i suoi pareri sulla legge di stabilità italiana. Se la Commissione dovesse ritenere che la legge di stabilità italiana non rispetta le regole europee e che mette a rischio il bilancio dell’Italia, ha la facoltà di chiedere modifiche. Se l’Italia non dovesse adeguarsi, la Commissione può decidere di aprire una procedura di infrazione che dopo un lungo percorso può portare a una sanzione monetaria (nonostante siano state aperte molte procedure di questo tipo, nessuno stato è mai stato sanzionato).

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