Il nemico alle porte

La Francia e tutto il mondo civile piange il massacro di Parigi.

La ferocia tutt’altro che folle dell’Isis ha raggiunto l’Europa ancora una volta ma in modo devastante.

Non più mirando un nemico preciso ma facendo, per l’ennesima volta, un miracolo mediatico.

L’epoca delle torri, delle stazioni o di qualsiasi posto presidiato appare superato mentre l’aspetto, fino ad ora mai veramente considerato realizzabile, è quello del micro attacco, la diffusione della paura nella quotidianità della gente normale che straripa in quel panico forzatamente consapevole affrontato dai parigini in questi drammatici giorni.

Mai più sicuri in casa nostra, è questo un terrificante ma efficace messaggio terroristico che non viene postato ma realizzato nella rete globale della vita civile.

Ma cosa ha portato tutto questo?

L’inutilità dell’ONU? La guerra in Iraq? L’ignobile politica estera degli USA di Barak Hussein Obama? La consueta inconsistenza dei leader europei?

Si, si, si e ancora si.

Un mondo disegnato da potenti in declino, frammentato dalle disuguaglianze, alimentato dall’integralismo, avvelenato da prepotenze inventate e mal gestite, reso orfano del padre padrone ed abbandonato anche dalla culla di quella civiltà che ora è minacciata di scomparire.

Questo è il quadro di 100 anni che rappresenta la mancanza di lungimiranza di alcuni leader, la paura di altri, l’incapacità di tanti ed il coraggio di pochissimi.

Il tutto viene portato all’estremo dalla mancanza di una leadership vera, delegata al fantasma delle Nazioni Unite a trazione araba per troppi anni.

Se siamo a questo punto è perché per troppo tempo si è pensato a poter contenere quattro “beduini” che poi hanno attaccato New York, che hanno reso un infermo ancora in corso l’Afghanistan e l’Iraq e che ora bussano alle porte di casa nostra.

Esportare la democrazia, questo era l’obiettivo perché non si poteva offendere la saccente opinione pubblica parlando di vendetta e punizione, di occupazione e difesa all’origine del male.

E ora? il Presidente Hollande dichiara guerra all’Isis, di cui improvvisamente si conoscono gli obiettivi da colpire, si ritorna amici della Russia, unica nazione capace, con i suoi limiti democratici, schiaffeggiando l’occidente, di diventare per i più il baluardo contro i neo barbari.

Si ricomincia a bombardare come si fece in Libia? quando la Francia decise con il Consiglio europeo in corso di mandare i caccia? Una nuova idea brillante per piegare qualcuno e peggiorare la situazione?

Il Signor Hollande cavalca l’onda della paura per ottenere chissà veramente cosa, ma uno statista prima programma e poi annuncia, non forza gli alleati che non possono sottrarsi, visto quanto accaduto. È già successo.

L’Europa dei piccoli feudi che si uniscono in questa battaglia, uscirà più divisa di prima e più debole che mai se non cercherà di dare risposte ai suoi cittadini per farli tornare a sperare ed ai suoi nemici che non temono di certo la guerra.

È necessario ora più che mai isolare con progetti non militari ma culturali il virus dell’integralismo. Far uscire allo scoperto quel mondo che nell’ombra si compiace mentre alla luce condanna i crimini.

Lo si può fare però solo con il tempo, espandendo le iniziative culturali, per non dare più alibi a nessuno e colpire quello che veramente sta minando le fondamenta della nostra vita culturale e sociale. Il nemico oggi ha il nostro stesso passaporto, non è l’orco che siamo abituati a cercare e per questo l’isterismo della guerra a tutti i costi ora è una forzatura per lavarsi la coscienza da tutto quello che non è stato fatto fino ad oggi per codardia.

Le bombe verranno ma dopo, quando il nemico sarà ben noto e non un fantoccio.

La Francia pensa di poter ordinare a tutti di andare in guerra ma cosa ha fatto quando non approvava la politica di Bush jr?

Le cose non cambiano solo perché i morti hanno un passaporto o un altro. Devono cambiare i leader, questi sono inadeguati alla minaccia attuale e a quel mondo degenerato per le loro colpe.

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