Il patto del lazzarone

Buggerato Berlusconi e ricattato Alfano, Renzi fa eleggere Mattarella Presidente della Repubblica

Ci son volte quattro votazioni per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica e alla fine il successore di Napolitano è stato trovato: Sergio Mattarella.

Settantaquattro anni ancora da compiere, siciliano, tre figli e vedovo dal 2012, proviene da una famiglia, democristiana fin nel midollo, in cui la politica si è sempre “masticata” in quanto è figlio e fratello d’arte: il papà Bernardo è stato un Costituente e più volte Ministro, il fratello Piersanti – trucidato dalla mafia nel 1980 – presidente della Regine Sicilia. Più volte deputato e ministro – nei Governi guidati da Andreotti, Goria, De Mita, D’Alema – è passato indenne dalla Prima alla seconda Repubblica senza soffrire alcuna battuta d’arresto, scalando lentamente tutte le posizioni possibili – anche quella di giudice della Corte Costituzionale -e giungendo al traguardo più agognato: il Colle più alto della politica italiana.

Ora da questo “cursus honorum”ad immaginare o prevedere come dipanerà la propria azione politica da Presidente della Repubblica ce ne passa, ma non andremo certo lontani dall’indovinare che, per i primi tempi, essa sarà certo al traino di quella del Premier Renzi, al quale dopotutto deve essere grato per avergli “tirato” la complicata volata finale che gli ha permesso di divenire il dodicesimo Capo dello Stato.

Il pedigree politico posseduto da Mattarella – che delude chi voleva al Quirinale un uomo che non appartenesse alla famigerata “casta” o un giovane, magari donna, che desse ulteriore impulso alla politica del Paese – non fa immaginare di sicuro che egli sarà un Presidente “picconatore” e certamente egli sarà ligio a tutte le manifestazioni esteriori che hanno nel tempo imbalsamato – e allontanato – la figura di Capo di Stato dal comune sentire dei cittadini: la prima visita ufficiale al sacrario delle Fosse Ardeatine – santuario della Resistenza- ne è la più schietta ed evidente testimonianza.

Certo – visti i precedenti – Mattarella non sarà un Presidente che strizzerà l’occhio o fornirà la sponda alle esigenze politiche del centrodestra e quindi partendo dal Cavaliere ed arrivando a Salvini, passando per la Meloni- tacendo per carità di patria di Alfano – nessuno di questi si dovrà aspettare alcun “aiutino” sulla stesa onda di quanto successo con Scalfaro o Napolitano.

Ma dando al neo Presidente il tempo di acclimatarsi alla poltrona aspettiamo le sue prime mosse prima di giudicarlo senza aver prima visto i fatti.

Al tirare delle somme di questa corsa al Quirinale il vincitore indiscusso – oltre al buon Mattarella ovviamente – è stato senz’altro il Presidente del Consiglio Renzi che ha sbaragliato alleati e nemici su tutto il fronte.

L’ex primo cittadino di Firenze ha raggiunto lo scopo di tener unito il proprio partito all’indomani della votazione dell’ “Italicum” al Senato che aveva causato fortissime fibrillazioni interne tra le differenti correnti del Partito Democratico. La scelta stessa di eventuali candidati interni al Quirinale era resa difficile da chi voleva riproporre Prodi trombato due anni fa da una fronda interna al PD capeggiata da Renzi stesso o che in alternativa volevano imporre l’ex segretario Bersani per tentare di spezzare la strana coppia Renzi – Berlusconi uniti dal “patto del Nazareno”. L’imposizione del Premier di candidare Mattarella ha messo d’accordo tutte le anime Democratiche e il rischio corso di far impallinare il proprio candidato dalle faide interne è stato ben calcolato: Renzi non dovrà subire la coabitazione – almeno cosi Egli spera – con un inquilino del Colle ingombrante come potevano essere il Professore o Bersani.

Contentissime dell’elezione di Mattarella sono state pure le “anime sinistre” della politica italiana – Civati e Vendola per capirci- che hanno lanciato alti i loro giubili di gioia per la momentanea sconfitta del Cavaliere e il riavvicinamento del Presidente del Consiglio verso posizioni più “normalizzate” rispetto ai rapporti con l’ala sinistra dello schieramento politico italiano.

Con cinismo Renzi ha momentaneamente riposto nel cassetto il “Patto del Nazareno” – in quanto a suo dire l’elezione del Capo dello stato non ne faceva parte – e messo all’angolo Berlusconi, sempre più inutilmente e cocciutamente legato al raggiungimento della riforma della legge elettorale, convincendo gli amici di partito sulla bontà di Mattarella e obbligando in seguito gli alleati di Governo del Nuovo Centro Destra a votare per il neo Presidente della Repubblica. In tal modo è riuscito a raggiungere tutti i suoi intenti: legare Berlusconi mani e piedi al crono-programma delle pseudo riforme governative poiché a questo punto se il Cavaliere decide di sganciarsi verrà accusato di remare contro le riforme programmate e compattare le sinistre completando l’annientamento del centro-destra.

Subita la debacle politica il Cavaliere si è fatto sentire tramite un telegramma di congratulazioni diretto a Mattarella e attraverso le parole del suo portavoce Toti il quale ha affermato che il percorso delle riforme non si è affatto interrotto con l’incidente delle elezioni del Quirinale.

Ma nascondere la situazione drammatica di Forza Italia è oramai impresa eroica.

Il partito più grande del centro destra ha dimostrato in questo ultimo frangente tutta la propria attuale inadeguatezza politica ,incapace come è stato di trovare un nome condiviso da candidare al Colle più alto insieme al resto di quello che fu il Popolo della Libertà e con deputati che non rispondono più agli ordini impartiti dai vertici: decine sono stati i voti dati a Mattarella rispetto a all’ordine cervellotico di votare pervicacemente scheda bianca in tutte e quattro le votazioni che si sono rece necessarie per eleggere il Presidente.

Se c’è ancora la volontà da parte del Cavaliere di creare una nuova alleanza di partiti cento destra questo non lo si è ancora capito l’unica certezza è che il tempo per programmare ciò sta inesorabilmente giungendo al termine.

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