Il pericolo più grande

La barbarie islamista non si placa e colpisce in ogni angolo del globo con spietata efferatezza

Circa 69 persone, in stragrande maggioranza donne e bambini della minoranza cristiana, sono state uccise in un attacco suicida in un parco pubblico di Lahore, Pakistan centrale, gremito di famiglie che celebravano la Pasqua. L’esplosione, di forte entità, è avvenuta vicino a un ingresso del Gulshan-i-Iqbal Park situato nell’area di Iqbal Town, un popolare ritrovo domenicale e particolarmente affollato oggi in occasione della festività cristiana. E così mentre l’Europa conta i suoi morti il resto del mondo gli fa eco piangendo i propri e prendendo coscienza di come questo nemico irrazionale e malvagio sia la minaccia più grande, da stroncare in ogni maniera con mezzi non solo politici o di intelligence ma probabilmente anche militari. E non si può omettere un dato di assoluto rilievo: assieme al mondo libero, ad essere sotto attacco sono i cristiani nel mondo. E qui ci si attenderebbe forse una posizione più netta da parte della Chiesa, derogando all’atteggiamento di apertura incondizionata nel tentativo di fare sistema con la politica per arginare la marea che rischia di travolgerci. Il “comitato di benvenuto” a tutti i migranti indiscriminatamente, perpetrato in maniera ufficiale non solo dalla Chiesa ma anche da eminenti politici non solo di sinistra, deve chiudere i battenti. Altrimenti sarà caos. È questo che si vuole? Le dichiarazioni rilasciate un giorno si l’altro pure dal presidente della Camera Boldrini sono raccapriccianti. Non si fa altro che parlare di accoglienza senza filtri di ineludibili obiettivi di crescita demografica ed economica grazie ad essa. Dichiarazioni refrain così stonate che verrebbe di invocare la malafede se non la follia. Il problema è che aprire le porte alla barbarie – per quanto essa sia infiltrata e non generale – significa, non si sfugge, finire con l’imbarbarirsi un po’. Un antipasto inquietante di quanto potrebbe accadere nella civile e democratica Europa ha avuto luogo nel Belgio vulnerato dai compari di Salah, capo terrorista che invia alla morte i suoi correligionari e poi, invece di seguirli nel martirio si imbosca. Il nostro nemico consta anche di questi soggetti: barbari, spietati e allo stesso tempo vili.

Nonostante il divieto di scendere in piazza, nella piazza della Borsa di Bruxelles diverse centinaia di hooligan si sono radunati intonando inni neonazisti. Dopo gli attacchi subiti, hanno deciso di protestare contro il terrorismo islamico e contro le violenze perpetrate nel nome di Allah. Inutile l’intervento della polizia che ha cercato di mantenere il controllo dell’area ribadendo il divieto di manifestare richiesto ieri dalle autorità locali e nazionali.

Le autorità di Bruxelles avevano deciso di vietare la “Marcia contro la paura” indetta all’indomani degli attacchi. Centinaia di tifosi infuriati, tutti vestiti di nero, sono giunti dalla città di Vilvoorde per manifestare lo stesso contro il terrorismo islamico, infischiandosene del divieto. Dalla stazione del Nord e da quella di Vilvoorde hanno marciato dietro uno striscione fin dentro la piazza della Borsa, divenuta da martedì scorso il memoriale per le vittime degli attentati all’aeroporto “Zaventem” e alla metropolitana. La polizia in assetto antisommossa ha chiuso gli accessi alla piazza nel tentativo di disperdere i manifestanti. Non sono, però, mancati momenti di tensioni: a un fittissimo lancio di pietre, bottiglie e oggetti vari, gli agenti hanno risposto usando gli idranti. La barbarie imbarbarisce. Tutti.

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