Expo: il pianeta ha bisogno dell’uomo

Per poter esprimere una valutazione sull’Expo di Milano 2015, occorre prima di tutto visitarlo e poi vedere da quale punto di vista approcciare. Il mio, di approccio, è stato semplice, ho cercato di comprendere come il tema, oggetto della Esposizione Universale, fosse stato messo in pratica, ovvero come fosse realizzato all’interno dei padiglioni presenti. Ho cercato di trovare la coerenza che, in via teorica, lega la questione “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita” agli spazi allestiti dalle Nazioni espositrici.

Proprio da questo versante, confesso di aver riscontrato delle difficoltà, in quanto le informazioni e l’impatto con i padiglioni (aldilà dell’estetica) erano, nella maggior parte dei casi, poco intellegibili, più precisamente era poco comprensibile la trattazione del tema. Non ho trovato molte risposte su come gli Stati partecipanti al grande evento milanese intendano affrontare le sfide in merito al nostro Pianeta.

Con un po’ di amaro in bocca ho rintracciato che il tema “nutrire”- profondo e molto significativo- fosse da molti teso a un significato prepotentemente ed esclusivamente “alimentare” (che in realtà è incluso nel grande concetto di nutrire).

Non mi fermerò a tirare la giacchetta ad alcune Nazioni che forzatamente hanno collegato, a mio parere, l’espressione del loro padiglione al tema del “Nutrire il Pianeta”, ma vorrei dedicare spazio alcuni Stati che hanno saputo esprimere, più di altri, il tema dell’Expo tanto da cogliere il segno.

Problema – soluzione. Il pragmatismo del Giappone emerge da subito, appena si arriva alla soglia della struttura si è accolti con un dépliant che descrive quattro problemi a cui il Pianeta deve far fronte e le soluzioni focalizzate dallo Stato del Levante. Ad esempio davanti al tema della “Esplosione demografica e crisi alimentare”, in vista degli studi internazionali i quali stimano che nell’anno 2050 gli abitanti della Terra saranno oltre 9 miliardi, il Giappone propone e descrive quattro soluzioni: riso, soia, microbi del suolo e il tonno allevato a ciclo completo. Il concetto di “Diversità Armoniosa” nel rapporto uomo-natura basato sulla riconoscenza e amore per l’ambiente da parte dell’essere umano accompagna l’intera visita del padiglione che sorprende tra giochi di luce e creatività.

La Germania con la sua struttura interna è strabiliante. Ci si trova dentro ad un “campo di idee” grazie alle quali germogliano progetti e azione che permettono di poter affrontare quattro sfide planetari difficili: acqua, clima, terreno e biodiversità. L’ingegno e la buona attività mentale sono le risposte dello Stato tedesco. Un messaggio molto positivo se si pensa che esse si rigenerano (ecologicamente) e si possono moltiplicare all’infinito, le quali possono mettere fine (se emerge fattivamente la volontà) a questi problemi (se segue ovviamente l’azione concreta). Ciò fotografa le sfide planetarie di tipo ambientali come umane, ossia affrontabili dall’uomo. La Germania cerca attraverso l’interazione di proporre un’educazione sugli aspetti problematici di tipo universale ma allo stesso tempo fornisce le proprie risposte ai temi scontanti messi “in campo”.

“Il cibo americano 2.0. Uniti per Nutrire il Pianeta” è il claim che accompagna il padiglione degli Stati Uniti d’America all’Expo di Milano. Si rintraccia un doppio proposito: una rivoluzione in termini alimentari (cercando di promuovere un sano modo di mangiare interno del Paese, il che porta ad un cambiamento culturale) e un uso dell’agricoltura più sostenibile (proponendo ad esempio un modello di “fattoria verticale”, ma anche un avvicinamento al modello locale di produzione a discapito di un’agricoltura intensiva). La seconda parte del claim mette in evidenza che un aspetto importante: la collaborazione tra gli Stati. Solo lavorando assieme le persone possono affrontare concretamente i problemi in cui il Pianeta versa; questo spiega i numerosi dibattiti e confronti internazionali sull’innovazione e sulla sicurezza alimentare che all’interno del padiglione USA sono stati attivati.

La Svizzera prospetta il tema dell’Expo in chiave riflessiva ed educativa attraverso un’interessante iniziativa: proporre ai visitatori quattro torri colme di prodotti alimentari (mele, acqua, caffè e sale). Gli ospiti del padiglione elvetico hanno la possibilità di poter approvvigionarsi liberamente di queste scorte ma istruiti del fatto che non saranno nuovamente rifornite e per poter permettere ai successivi visitatori di beneficiarne è necessario che ognuno centellini la propria provvista. Il messaggio è chiaro, un invito ad un consumo parco, responsabile delle risorse messe a disposizione della natura affinché i nostri figli, e i figli dei figli, abbiano la possibilità di poterne anch’essi disporre. L’iniziativa elvetica è un’esperienza formativa che si rivolge direttamente agli individui, fa leva sulla loro capacità di mettere in campo nuovi modi di fruire le risorse naturali. Un’esperienza che può generare in principio un po’ di ansia in talune persone, perché calandosi nella situazione che infrange l’illusione dell’illimitatezza delle risorse naturali spinge ad una rivalutazione della propria responsabilità e del proprio impegno.

Dopo questa breve panoramica un fattore comune emerge all’Expo: il Pianeta ha bisogno di una mano, una grande mano; o meglio, ha bisogno di una risorsa quella umana, foriera di un nuovo modo di pensare riguardo la natura e l’ambiente: la consapevolezza di ciò che era tanto caro ad Aristotele: “Ogni cosa ha un inizio, un mezzo e una fine”, come le risorse naturali. Permettendo così di comprende la portata del problema. Inoltre, c’è il bisogno di un’azione precisa che segni il passaggio “dal dire al fare”. Un progetto d’intervento a cui mettere le gambe che trasformi l’intenzione in azione.

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