Il Regno Unito che verrà

Alla seconda settimana di campagna elettorale in vista delle elezioni generali del prossimo maggio i cittadini di Sua Maestà sono avvertiti: potrebbero sentirsi un po’ più italiani.

Le aspettative sugli esiti delle elezioni in Gran Bretagna appaiono ancor più destabilizzanti rispetto al già inconsueto dato elettorale emerso dalle precedenti legislative del 2010.

Allora i Tories di David Cameron guadagnarono 306 seggi sui 650 complessivi non riuscendo ad ottenere la maggioranza assoluta utile alla formazione di un governo in piena autonomia, vedendosi quindi costretti a formare un governo di coalizione con i LibDem di Nick Clegg che ottennero 62 seggi, fatto raro per i britannici, abituati da una tradizione secolare a votare governi monocolore e soprattutto a sceglierli a stragrande maggioranza tra due grossi e noiosissimi partiti.

E invece questa volta, no: il monopolio dei Conservatori e dei Laburisti è minacciato dall’azione combinata di altri quattro dinamicissimi ed originali partiti. Sotto il profilo delle intenzioni di voto Tories e Labour sono appaiati tra il 32% ed il 34%, tuttavia al 20% viene data la UKIP di Nigel Farage, scomodo nazionalista che tra enormi sorrisoni promette di far uscire dalla UE il Regno Unito, all’8% sono dati i LibDem che pagano la scarsa rendita di posizione ottenuta nel precedente governo di coalizione con i Tories di Cameron, e tra il 4% ed il 6% vengono dati i verdi (nelle precedenti elezioni presero lo 0,9%).

Tenendo conto delle intenzioni di voti per lo Scottish National Party, in crescita per aver saputo incassare egregiamente la sconfitta nel recente referendum per l’indipendenza scozzese e quelle per il Plaid Cymru gallese, entrambe oscillanti su proiezioni di percentuali trascurabili a livello nazionale ma in grado di capitalizzare in modo significativo in seggi i voti ottenuti in virtù del sistema elettorale uninominale a turno unico che premia i partiti maggiormente radicati sul territorio, il probabile scenario che si presenterà nel day after le elezioni generali del prossimo 7 maggio sarà quello di un Westminster Parliament fortemente frastagliato con il necessario corollario della nascita di un nuovo esecutivo di coalizione, costretto dagli italianissimi veti incrociati ad una debole azione di governo.

Il populismo d’oltremanica pare gradire le novità elettorali. Accanto ai cappellini delle ladies ad Arriett per il tradizionale Ladies Day del Grand National ippico (http://www.corriere.it/foto-gallery/esteri/15_aprile_10/aintree-look-2015-8b4ebec6-df8f-11e4-9755-7346caf2920e.shtml), la scena delle settimana elettorale è stata riempita dallo show del caratterista e personaggio TV Al Murray noto per il personaggio “Pub Landlord”, parodia dello stereotipo di xenofobo inglese.  Il caratterista ha deciso di correre contro Nigel Farage ed è arrivato al comizio alla guida di una volante dei vigili del fuoco per spegnere i bollenti spiriti (http://www.independent.co.uk/news/people/pub-landlord-al-murray-uses-fire-engine-to-launch-fukp-election-campaign-for-south-thanet-10164069.html).

Per la kermesse delle politiche, la Choc on Choc, ditta che produce Chocolate Treats per ogni occasione, ha messo in vendita una collezione di barrette di cioccolato a tema per i Tea time dei migliori salotti.

Le strategie di comunicazione politica entrano nel vivo con i Conservatori che si rifanno il trucco per andare incontro alla popolazione elettorale gay. Le stime per lo UK dicono infatti che il 6% degli aventi diritto al voto in Gran Bretagna è costituito da omosessuali e malgrado Cameron nel 2011 sia andato incontro agli strali dei notabili del partito rendendosi front man della liberalizzazione dei same-sex marriage, il voto gay come da tradizione resta Labour o Liberal Democrats: con l’astuta mossa elettorale il sindaco conservatore di Londra Boris Johnson non ha perso occasione per manifestare la propria simpatica al popolo gay e i sondaggi su questo cluster di popolazione danno i Tories in recupero.

Miliband invece ci va pesante, abolizione delle agevolazioni fiscali per i non residenti britannici o stranieri. Per recuperare voti a sinistra tra le fasce operaie che sono passate a Farage si impegna a togliere la fiscalità di vantaggio per i soggetti non residenti britannici o stranieri che siano, per recuperare voti a destra incassa invece l’endorsment di Tony Blair.

Cameron? In una competizione elettorale dominata dall’economia, in cui la Bank of England per il 73° mese consecutivo ha tenuto i tassi di interesse allo 0,5% e con il Paese che porta a casa la crescita più sostenuta in tutta la UE, con una inflazione a zero a causa del calo del prezzo del petrolio per cui per la prima volta in decenni i salari reali si trovano di fronte ad una crescita reale, si trova paradossalmente a dover difendere gli ottimi risultati ottenuti e la propria scelta di taglio della spesa e difesa del deficit, politica che i laburisti additano come causa dei risultati ritenuti insoddisfacenti in tema di disoccupazione giovanile (la disoccupazione nello UK è al 5,7% ma i giovani che non studiano e non lavorano sono stimati in 954 mila).

Sebbene alla maggior parte dei cittadini europei un tale scenario parrebbe un sereno orizzonte di opportunità, esistono profonde ragioni perché il futuro politico del Paese si preannunci incerto.

Le forze del cambiamento tecnologico e lo shifting globale in corso per cui si stanno spostando parti consistenti di ricchezza e benessere da occidente ad oriente sono tendenze inarrestabili che producono effetti sociali dirompenti nelle fasce di popolazione meno scolarizzate. Il sistema costituzionale ed elettorale del Regno Unito non permette a sufficienza la rappresentanza di tutte le forze politiche e sociali in gioco producendo una radicalizzazione che ingrossa le file nazionaliste tra i nativi ed il fondamentalismo tra gli immigrati mussulmani di seconda e terza generazione che – come recitano le cronache – diventano facili prede di organizzazioni terroristiche.

Di fronte a tali fenomeni i partiti tradizionali appaio deboli e non in grado di presentarsi con volti e proposte originali in grado di fornire le dovute risposte.

Con l’avvicinarsi della data delle elezioni c’è da aspettarsi ed auspicarsi una maggiore polarizzazione verso i Tories ed il Labour perché in ogni caso una Gran Bretagna politicamente instabile non è ragionevole ritenere possa essere una buona notizia per la Vecchia Europa ed il blocco occidentale tutto.

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