Immigrazione: due continenti, due approcci

Incredibile!

Da entrambi i continenti si sentono gli stessi argomenti (anche se con differenze sostanziali) riguardo al problema dell immigrazione.
In USA durante la campagna elettorale per la presidenza, il dibattito è infuocato rispetto alla proposta di un candidato repubblicano, Trump, che vuole mettere fuori più di 11,5 milioni di immigrati clandestini e costruire un muro al confine del Messico (tra l’altro a spese di quest’ultimo).
Da noi finalmente l’Europa si è accorta (con enorme ritardo) del problema che è e sarà la vera sfida di questi anni: accogliere questa onda migratoria, con tutti i dolori e le atrocità che vediamo e sentiamo, proveniente dal nord africa e dovuta oramai alle guerre dell’area e al fenomeno terroristico dell’Isis.
In America è visto come problema sociale e lavorativo (soprattutto) ma non di integrazione, né tantomeno di religione.
Da noi oltre il problema occupazionale è anche un problema di integrazione, di religione e di sicurezza (soprattutto ora con il Giubileo).
Quello che colpisce è che il fenomeno, né da parte USA né da parte europea, è stato affrontato nel giusto modo, con tutti i segnali che arrivavano ogni giorno.
In America è diventato materia di dibattito elettorale (lo trovo sbagliato e solo opportunistico), ma in Europa bisogna invece discuterne e approfondirlo e soprattutto, arginato il problema della sicurezza che vedo serio e impellente, affrontarlo in termini sociali, economici e sanitari, oltre che occupazionali.
Se ne faremo una guerra di ideologia o di religione, non troveremo soluzioni adeguate. Ad esempio le quote di distribuzione sono un inizio, anche se non una soluzione completa ed esauriente, efficace sotto il profilo pratico, ma essendo noi distanti dal punto di vista culturale, di storia e di religione da questi popoli, dobbiamo con sana lucidità affrontarlo.
Oltre le quote è necessario capire che se non interveniamo duramente contro l’Isis e non interveniamo con una missione internazionale sia in Libia che in Siria, il problema aumenterà e ci sfuggirà di mano, e qui la politica estera sia nazionale che Europea latita completamente.
Ci auguriamo che qualcuno si svegli dal torpore sia al Palazzo di vetro che dalle parti di casa nostra e a Bruxelles.
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