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| Il quarto potere: Popper e la cattiva televisione |
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La rai e la scelta dei palinsesti
a cura di Ilaria Parpaglioni
La più recente riorganizzazione dei palinsesti della Rai può essere un'occasione per fare delle considerazioni riguardanti la TV in generale, come il più potente dei mezzi d'informazione e la struttura stessa della nostra televisione pubblica.
Il quarto potere è la capacità dei mass media di influenzare le opinioni e le scelte dell'elettorato. In quest'ottica, i cittadini vengono considerati oggetto da plasmare e non uomini raziocinanti.
I rischi principali per una democrazia, conseguenti ad un uso improprio di questo potere sono il controllo politico dei mezzi d'informazione e il loro accentramento nelle mani di un gruppo ristretto di persone (ad esempio, grandi aziende).
Inevitabilmente si accende così il meccanismo che filtra le informazioni scomode, ostacolando una conoscenza critica dei fatti.
La Rai è una società per azioni sotto partecipazione del Ministero dell'Economia e delle Finanze che ne possiede il 99,56 %; è governata da un Consiglio d'Amministrazione composto da 9 membri, di cui sette vengono eletti dalla Commissione parlamentare di vigilanza e due consiglieri, tra cui il Presidente, sono indicati dal Ministero dell'Economia e delle Finanze. Al CdA le cariche durano tre anni e sono rinnovabili.
Per insediarsi il Presidente deve ottenere un voto di gradimento da almeno due terzi dei membri della Commissione di vigilanza.
Il CdA vota sia il Direttore Generale, sempre di nomina del Ministro dell'Economia, sia i direttori delle reti e delle testate giornalistiche.
Gli attuali membri del CdA nominati dalla commissione appartengono uno alla Lega Nord, uno all'UDC, tre al PDL, due al PD; i nominati dal Ministero dell'Economia e delle Finanze sono Angelo Maria Petroni e Paolo Garimberti che è il presidente.
In piccolo, questo è lo specchio del Parlamento, ma non del paese.
La Commissione di vigilanza è una commissione bicamerale istituita nel 1975 con legge del 14 Aprile n. 103 ed ha lo scopo di sorvegliare l'attività del servizio televisivo e radiofonico nazionale. Le modifiche che negli anni sono state introdotte, hanno fatto in modo che tale controllo non fosse più solo prerogativa del Governo e, quindi dei partiti che ne fanno parte, ma dell'intero Parlamento, compresa ovviamente l'opposizione.



