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S&P afferma che i Paesi più a rischio nella zona euro sono Italia e Spagna, intanto taglia il rating della Francia
a cura di Avanzino Capponi
Ancora una volta Italia e Spagna si trovano sul groppone un giudizio molto pesante da parte dell'agenzia americana, in quanto i due Paesi sono ritenuti tra quelli più a rischio della zona euro. L'agenzia, inoltre, sostiene che "c'è un 40% di possibilità di recessione nella zona euro". Italia e Spagna sono tra i Paesi più vulnerabili ai rischi sistemici, con la possibilità di un immediato peggioramento della situazione economica.
È quanto dichiara Moritz Kraemer, managing director di S&P per il debito sovrano dell'Europa, a commento delle decisioni di ridurre il rating. S&P ha declassato il debito di nove paesi europei, tra cui Francia e Austria, che sono stati spogliati dei loro pregiati rating di altissimo livello, la tripla A. L'agenzia americana prevedendo la recessione nella zona euro, ha anche affermato che proprio a causa di questa si verificherà una contrazione dell'economia dell'1,5% nel 2012. L'agenzia ha, inoltre, avvertito i Paesi della zona euro che i loro sforzi per combattere la crisi del debito sono troppo concentrati sulla riduzione del debito.
I politici, al contrario, non offrono risposte alle crescenti sfide posta dalla crisi, poco prima di Natale la Bce ha immesso sul mercato quasi 500.000 milioni di euro in presti a tre anni. La misura mira a prevenire una carenza di liquidità e incoraggiare i prestiti alle imprese e alle famiglie.
I titoli di Stato italiani, stanno comunque rientrando sotto la soglia del 5% anche se la domanda non è proprio brillante. È evidente che la crisi del debito sovrano avrà un impatto decisivo sulla crescita dell'economia nei prossimi mesi. Le conseguenze più importanti potrebbero riguardare l'accessibilità al credito da parte delle famiglie e delle imprese. Questa possibilità straordinariamente vitale per entrambe le categorie di soggetti si sta rivelando sempre più difficoltosa, infatti, molte imprese italiane non riescono ad ottenere prestiti e avendo necessità di investire e di reperire risorse per rafforzare i rispettivi mercati ad oggi hanno la porta chiusa da parte della banche. Questo significa che non potendo fronteggiare i vari costi indispensabili alla propria sopravvivenza saranno costrette a chiudere i battenti. Le ricadute sul piano occupazionale sono scontate, cioè aumenteranno le difficoltà economiche e sociali per tutti quei soggetti che sospesi dal mondo del lavoro non troveranno un'altra occupazione. Le famiglie stesse, che a loro volta hanno in corso alcuni finanziamenti si troveranno in grosse difficoltà.
La conseguenza più reale e tangibile che sta nascendo dalla crisi del debito sovrano è proprio questa, cioè, la difficoltà che hanno famiglie e piccole e medie imprese ad ottenere credito. In una congiuntura economica cos' negativa e di fronte ad una prospettiva fortemente recessiva, chiudere i rubinetti del credito significa paralizzare investimenti, lavoro e crescita. Dunque, se gli interventi governativi vanno nella direzione di far ripartire l'economia e questa dall'altro lato si trova a fare i conti con le difficoltà finanziarie delle banche, i soggetti attivi e produttivi del mondo economico non riescono a rilanciare le loro aspettative e a risolvere le loro difficoltà di sopravvivenza.




