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Tra entusiasmo ed eurostabilità non senza defezioni

a cura di Avanzino Capponi

Il summit europeo tenutosi a Bruxelles tra i capi di Stato e di Governo ha sancito nuove regole di bilancio ed ha determinato una nuova pagina di entusiasmo per la stabilità dell'euro e dell'eurozona. Sul tavolo del vertice sono stati affrontati temi molto importanti e strategici per il futuro degli Stati membri e dell'economia europea. In primo luogo è stato approvato il fiscal compact, che va nella direzione di un rafforzamento delle regole di bilancio sul deficit e sul debito dei Paesi europei. Il fiscal compact 2012, è in sostanza il nuovo patto di bilancio che impone regole comuni sui conti pubblici e sulla crescita economica. L'accordo consolidato in ambito comunitario non è ancora una certificazione di omogeneità di intenti da parte dell'UE, i paesi membri sembrano infatti, ancora divisi in merito ad alcuni temi di particolare importanza come, su tutti, le modalità di risoluzione della crisi economica greca. Inoltre, non tutti i 27 membri hanno sottoscritto l'accordo. Si sono tirati fuori dalle regole del Fiscal compact, come era prevedibile alla vigilia, la Gran Bretagna e la Svezia (quest'ultima per ragioni parlamentari, prevalentemente riconducibili alla scarsa maggioranza di cui gode il premier locale). Quindi, ad aderire al nuovo patto di bilancio sono stati 25 Paesi dell'Unione. I leader dei Paesi che hanno siglato il Fiscal compact hanno trovato a Bruxelles un compromesso, dopo un duro braccio di ferro tra Francia e Polonia, spalleggiata dalla Repubblica Ceca, sulle modalità di partecipazione dei Paesi fuori dall'euro ai vertici dell'eurozona che dovrebbero tenersi almeno due volte all'anno. In base all'intesa, la partecipazione dei Paesi ai summit avverrebbe sulla base dei temi di volta in volta inseriti in agenda.

I leader europei inoltre, hanno approvato l'anticipo a luglio dell'entrata in vigore del Meccanismo europeo di stabilità (Esm), mentre è stata rinviata a marzo la discussione sulla dotazione del fondo, attualmente di 500 miliardi di euro, che molti Paesi, tra cui l'Italia, vorrebbero rafforzare, mentre la Germania si oppone.

Quello su cui bisogna fare di più per far uscire l'Europa dalla crisi riguarda la crescita e l'occupazione. Questo è il monito e l'impegno contenuti nella dichiarazione finale dei leader Ue. Negli ultimi mesi ci sono stati timidi segnali di stabilizzazione economica ma le tensioni sui mercati finanziari rimangono elevate, ammettono i leader Ue, riconoscendo che i governi stanno intraprendendo forti sforzi per correggere gli squilibri di bilancio su una base sostenibile. Ma avvertono, sono necessari ulteriori sforzi per promuovere la crescita e lo sviluppo dell'occupazione, perché non ci sono soluzioni veloci alla crisi. Tre le aree prioritarie d'azione identificate dai leader Ue, ovvero l'occupazione, in particolare quella giovanile, lo sviluppo del mercato interno e le piccole e medie imprese. A marzo, al prossimo vertice di Bruxelles, il Consiglio europeo fornirà una guida agli stati membri sulle politiche economiche per l'occupazione, mettendo un'enfasi particolare sul potenziale della crescita verde e sulla accelerazione delle riforme strutturali per aumentare la competitività e creare più posti di lavoro.

Gli sforzi richiesti ai paesi Ue devono essere fatti a livello nazionali ma sostenuti da un'azione Ue, come per esempio un migliore uso dei fondi europei disponibili a favore di occupazione e crescita, e questo con plafond concordati. E questo dovrà avvenire in stretta collaborazione con le parti sociali, rispettando i sistemi nazionali dei singoli Stati membri. Non è accettabile che un giovano europeo su 4 non abbia lavoro, ha denunciato il Presidente della Commissione europea Barroso, che al summit ha proposto la creazione di squadre d'azione incaricate di preparare piani dettagliati per far fronte al problema dell'occupazione giovanile. Il Presidente dell'esecutivo conferma l'intenzione di riprogrammare gli 82 miliardi di fondi Ue già previsti per il periodo 2007-2013 e non ancora utilizzati per iniziative a sostegno dell'occupazione e della crescita. Fra questi, circa 8 miliardi dovrebbero andare all'Italia.



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