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La crisi europea e americana

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Franz

a cura di Franz Turchi

In questi giorni siamo tutti angosciati per quello che leggiamo e sentiamo, sull'Euro e sull'Europa in generale, ma affrontiamo le singole vicende con profondità: l'Europa ha fatto un errore di valutazione nell'allargamento a 10 Paesi voluti dalla commissione nel 2001/2002 che non può essere soddisfatto e inoltre una valutazione errata delle singole monete (ad esempio l'Italia a 2.000 lire) nell'introduzione dell'Euro. A questo si aggiunge una mancanza di base legale per la BCE di prestatori di ultima istanza nel qual caso si emettano, ad es., Eurobond.

A questi problemi l'Europa non ha risposto in maniera efficace e immediata, ma invece si è complicata la vita con un processo decisionale ancora più lungo, per esempio nel caso Grecia (vedi 2 anni).

A tutto questo l'Euro non ha potuto e saputo contrastare le speculazioni dei fondi sul mercato, per evidente incapacità iniziale e per un sentimento generalizzato di sfiducia.

Si aggiungono poi i problemi di bilancio, deficit di quasi l'80% dell'Europa, che non rispetta l'accordo del 3% sul PIL rispetto al debito.

Inoltre non riuscendo a delegare all'Europa se non problemi (vedi le cinture di sicurezza, la grandezza delle banane etc.) non volendo delegare né poteri di politica estera, né di difesa, né di politica economica.

Tutto questo è letto dagli analisti e fa sì di vedere e toccare (ahimé per tutti!) momenti speculativi e crolli finanziari soprattutto sui mercati.

Ma se a questo l'Europa sta cercando di trovare una soluzione ai singoli problemi citati, gli USA stanno a mio avviso ancora peggio.

Infatti non affrontano i loro problemi che oramai dal 2007 stanno sul tavolo ma fanno finta di nulla; parlano di un outlook positivo solo perché hanno una influenza maggiore sulle Istituzioni internazionali monetarie.

Infatti sia a livello di debito, pubblico che privato, che sull'investimento delle infrastrutture stanno molto peggio di noi.

Che fare? A mio avviso con l'arrivo anche di uno stop alla crescita cinese, si dovrà fare in modo che la Cina copi il modello USA, gli USA il modello Europeo, e l'Europa adotti (come sta facendo) un nuovo modello.

Solo così "lavorando" tutti insieme usciamo dalla crisi prima e soprattutto permetteremo di nuovo che la ricchezza si distribuisca verso il basso, tutelando e non distruggendo la middle class e rafforzando e tutelando le classi più povere, evitando che la ricchezza resti, ad es. come in USA, solo all'1% della popolazione.

Speriamo che la nuova amministrazione USA, chiunque arrivi con le nuove presidenziali, e le nuove leadership Europee adottino questi strumenti velocemente ed in modo efficace.

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