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| Tunisia e Algeria nel caos: che succede? |
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Cause del fuoco nel Maghreb
a cura di Francesco di Rosa
Disordini, sangue e saccheggi. Sono queste le parole chiave del disagio sociale abbattutosi nel Maghreb. Un disagio multiforme, innescato da un'insofferenza, per così dire, multifattoriale. In Tunisia la situazione non si è ancora normalizzata, e anche se a ritmo ridotto proseguono i saccheggi di negozi e supermercati. Anche nelle carceri sono scoppiate rivolte, per le strade gli scontri con la polizia hanno lasciato sul campo di versi morti. Intanto con la fuga di Ben Ali (da ben 24 anni in sella) - accolto in Arabia Saudita - i poteri di capo di Stato sono passati momentaneamente dal premier Ghannouchi al presidente del Parlamento el-Mabazaa. In Algeria, è stato un brusco aumento dei prezzi di numerosi prodotti base che ha fatto infuriare i giovani, scatenando disordini.
Tunisia e Algeria hanno due punti in comune: sistemi politici autoritari e una gioventù sovrabbondante e senza futuro.
In Tunisia, il gesto tragico di Mohamed Bouazizi - la cui famiglia è strangolata dai debiti - è stata la classica goccia. Egli si è dato fuoco il 17 dicembre, davanti alla Prefettura di Sidi Bouzid, dopo la confisca dei beni che vendeva illegalmente. Gravemente ustionato, è morto il martedì dopo. Ovviamente il caos che ne è seguito è la spia di una situazione sociale insostenibile. La disoccupazione, l'assenza di speranze, il disprezzo delle autorità che si sono rifiutate di riceverlo hanno fatto il resto. E il focolaio di rivolta sorto a Sidi Bouzid si è allargato a macchia d'olio. L'ovvia repressione poliziesca ha rappresentato ulteriore benzina sul fuoco, inasprendo scontri e provocando diversi morti.
In Algeria, la causa degli scontri è più specifica - sebbene riveli altresì un clima generale di malessere diffuso. Questa è riconducibile all'esagerato aumento dei prezzi di beni essenziali (+23% per i prodotti dello zucchero, + 13% per i semi oleosi, + 58% per le sardine).



