| Indice |
|---|
| El Baradei, Nobel per il nucleare |
| Pagina 2 |
| Tutte le pagine |
L'AIEA aveva colpevolmente sottovalutato il rischio, ora con un altro direttore dice la verità
a cura di Gabriele Polgar
Cosa rappresenta un riconoscimento come il Premio Nobel?
Per molti il coronamento di una vita votata ad una missione nei campi più diversi che porti beneficio all'umanità anche se nella maggior parte dei casi la gente non se ne rende conto. Un lascito più o meno silente di cui l'umanità ha beneficiato o beneficerà.
Tra tutti il Nobel per la pace è quello che mediaticamente incide di più soprattutto perché a riceverlo non sono topi di laboratorio o letterati che spesso la massa ignora ma persone che operano sotto la luce dei riflettori e che incarnano un'ideale molto più identificabile per le persone "normali".
Nel 2005 questo "importante" premio è stato conferito all'allora capo dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (AIEA), l'egiziano El Baradei, per il suo sforzo nel prevenire l'uso dell'energia nucleare per fini bellici.
Al tempo il lavoro fatto dall'AIEA era principalmente rivolto al dossier della Corea del Nord ed a quello dell'Iran.
Con il suo lavoro il premio Nobel ha sempre sostenuto che il programma nucleare della Repubblica islamica non aveva nessuna finalità militare malgrado le ispezioni si siano sempre svolte a singhiozzo e con il totale ostruzionismo dell'Iran. Malgrado anche le insistenti raccomandazioni da parte di Israele e dell'intelligence di mezzo mondo (paesi arabi compresi) che asserivano che c'erano più di forti sospetti nei confronti dei progetti nucleari iraniani. Tutto questo non ha smosso minimamente l'organo internazionale a ricredersi sul fatto che non vi fossero prove in merito.
Oramai sono passati anni, El Baradei non ha più l'incarico all'AIEA, è stato sostituito dal giapponese Yukiya Amano ed è tornato da eroe nel suo Egitto post Mubarak per cercare di diventare Presidente, anche grazie all'altissimo riconoscimento ricevuto nel 2005.
L'eredità che ci ha lasciato però la troviamo ora scritta nelle pagine del nuovo rapporto dell'agenzia che lascia spazio a più di un'ipotesi sull'erronea gestione del dossier iraniano da parte di El Baradei. Nel suddetto rapporto infatti viene spiegato che ci sono forti indizi che fanno dedurre l'intenzione militare del programma nucleare iraniano.
In tutti questi anni Israele ha cercato di sensibilizzare gli alleati - e anche chi non lo era - sull'argomento cercando di far comprendere quanto fosse concreta la minaccia sia per la sua sopravvivenza (ostentata dal Presidente iraniano frequentemente), sia per gli equilibri dell'intero pianeta con un Iran atomico. Spesso questo allarme ha provocato l'ironia sul facile allarmismo o addirittura aspre critiche per una ricerca spasmodica di conflittualità con i paesi arabi. Persino l'America di Bush ha rallentato sul problema iraniano, ma ora la questione è assai diversa.
Alla luce del nuovo rapporto AIEA la minaccia è concreta, si parla nel dettaglio delle possibilità che avrebbe l'Iran di sviluppare armi nucleari dall'aumento delle quantità di uranio arricchito, agli esperimenti fatti - i cui esiti sono stati evidentemente interpretati con una nuova chiave rispetto alla gestione El Baradei -, alla collaborazione di scienziati stranieri che hanno dedicato la loro vita a progetti nucleari militari provenienti sia dalla Russia, sia dalla Corea del Nord, sia dal Pakistan.
E ora?



