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Dei Balcani non si parla, eppure...

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Dei Balcani non si parla, eppure...
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Jugoslavia

Mentre l'Europa strategicamente si allarga, qualcuno non osserva

a cura di Ilaria Parpaglioni

L'Europa è caratterizzata da Stati che già hanno aderito all'Unione e da altri Paesi che aspirano ad entrarci o che ne sono solo potenziali candidati.

Croazia, Macedonia, Turchia e Islanda sono in gioco per l'UE, mentre Bosnia-Erzegovina, Kosovo, Serbia, Montenegro sono i potenziali aspiranti.

Dunque tutta l'ex Jugoslavia è parte della strategia di allargamento.

Per diventare il ventottesimo o il ventinovesimo stato e via dicendo, bisogna soddisfare una serie di diritti e di obblighi, il che vuol dire mostrarsi conformi a quell'acquis comunitario deciso dall'Europa. Esso è vincolante, è in continua evoluzione ed è costituito da diversi elementi: dai principi e dagli obiettivi politici, dalla legislazione adottata in applicazione dei trattati e dalla giurisprudenza della Corte di giustizia, dalle dichiarazioni e dalle risoluzioni adottate nell'ambito dell'Unione, dagli atti che rientrano nella politica estera e di sicurezza comune e dagli accordi internazionali conclusi dalla Comunità e da quelli conclusi dagli Stati membri.

Per entrare in Europa questo acquis deve essere recepito a livello nazionale integralmente e se si soddisfano questi criteri si può presentare la propria candidatura.

Ovviamente c'è una strategia di preadesione che ha il fine di preparare gli Stati che vogliono fare domanda di ingresso e si caratterizza nei seguenti punti: accordi europei,

accordi di associazione, accordi di stabilizzazione, partenariati di adesione, assistenza preadesione, cofinanziamento da parte degli istituti internazionali, partecipazione a programmi UE, programma nazionale di adozione dell'acquis.

Semplificando, l'UE fornisce una specifica assistenza finanziaria sia ai candidati che ai potenziali candidati affinché i Paesi interessati intraprendano quelle riforme necessarie per conformarsi alle normative europee; gli obiettivi devono essere il raggiungimento di un'economia di mercato funzionante in grado di far fronte alle pressioni concorrenziali, una buona qualità di vita dei cittadini, quindi consolidamento delle istituzioni, rafforzamento dello stato di diritto, promozione dei diritti umani, tutela delle minoranze, sviluppo della società civile e cooperazione regionale. Ovviamente, anche la lotta contro la criminalità, la droga e l'immigrazione clandestina sono punti focali per l'UE.

Diventa interessante dunque andare a verificare le condizioni di questi stati prossimi ad all'Unione Europea.

Dall'ultima relazione della Commissione (Comunicazione della Commissione al Parlamento Europeo e al Consiglio, Ottobre 2011, sulla strategia di allargamento e sulle sfide principali per il periodo 2011/2012) ne viene fuori che la Turchia sta sviluppando un'economia dinamica, ha proseguito con le riforme connesse ai canoni europei ed è un Paese chiave per l'Europa vista la sua posizione strategica; ma certo deve impegnarsi ancora molto per garantire i principali diritti fondamentali; il piano di azione anticorruzione è in fase iniziale, resta infatti diffusa in moltissimi settori, non c'è trasparenza nel finanziamento dei partiti politici e la portata delle immunità è troppo vasta. Vi è stata inoltre una recrudescenza degli attentati terroristici e il PKK figura nell'elenco delle organizzazioni terroristiche stilato dall'UE; però il Paese ha intensificato i contatti con i Balcani occidentali promuovendo in maniera decisa la pace e la stabilità nella regione.

Viene in seguito espressa profonda preoccupazione per le tensioni con Cipro e di nuovo si lancia un appello affinché si normalizzino i rapporti tra i due Paesi, promuovendo una relazione di buon vicinato.

Per quanto riguarda la Serbia, si confermano i suoi progressi in ambito politico conformi al processo di stabilizzazione e associazione, inoltre si raccomanda il perseguimento del dialogo col Kosovo per appianare dissidi e contrasti in favore di una piena cooperazione regionale, si incoraggia una completa collaborazione con Eulex e si chiede di mantenere fede agli accordi raggiunti in materia di energia e telecomunicazioni.

La Commissione sottolinea l'importanza del dialogo tra Belgrado e Pristina confermando la sua utilità per risolvere i problemi tra le due parti.



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