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Che succede nel cuore dell'Europa?

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Belgio-parlamento

Il lavoro infinito per dare un governo al Belgio racconta la condizione dell'Europa

a cura di Francesco di Rosa

Nell'Europa in ansia per ragioni economico finanziarie, c'è una realtà – insospettabile, vista la latitudine – che supera la più nera delle fantasie: la situazione belga.

Il vuoto politico sopraggiunto quasi due anni fa – proprio così! - è destinato a proseguire. Anche Elio Di Rupo, incaricato premier, vista l'impossibilità di formare un governo ha offerto le sue dimissioni a re Alberto II. In un comunicato, il Palazzo Reale ha spiegato che Di Rupo "non è riuscito a superare lo stallo nei negoziati e sulle riforme economiche e sociali che avrebbero dovuto portare alla formazione del nuovo governo".

Tali negoziati vanno oltre la solita formula che recita "far quadrare i conti".

I dissidi tra i valloni a Sud e i fiammighi a Nord sembrano giunti ad un punto di non ritorno tale da veder seriamente minacciata l'unità del paese. Crisi e debito pubblico sono un vento maligno che impietosamente soffia sul fuoco. Il governo come detto è "latitante" dal 10 giugno 2009. Ciononostante, dando un saggio di irresponsabilità – piuttosto latino - senza precedenti, i sei principali partiti non sono riusciti a trovare un accordo su come tagliare 11,3 miliardi di euro dal budget per il prossimo anno e 20 entro il 2015. I negoziati per una coalizione si erano già arenati sulle riforme istituzionali, da decenni al centro di tensioni tra il potere centrale e le regioni fiamminghe. Pertanto, il problema è alla radice, potremmo dire identitario. Proprio per questo di difficile soluzione. Dopo l'Irlanda e il Portogallo prima, la Grecia e l'Italia poi, un'altra grana rischia di scoppiare proprio nel cuore dell'Europa.

La mancanza di un esecutivo capace di provvedere alla grave empasse politico-economica belga, preoccupa le istituzioni europee che hanno lanciato appelli affinché si raggiunga un'intesa che porti il rapporto deficit/Pil sotto la soglia del 3%, dal 4,6% attuale. Il commissario Ue per gli Affari economici.

Nonostante i ripetuti interventi di re Alberto II – onestamente un comprimario della politica – nel corso dei quali ha caldeggiato la formazione di un governo per "difendere il benessere futuro del paese" non si vede ancora luce.

Le ultime proposte, avanzate dai socialisti con il sostegno dei cristianodemocratici e dei centristi, sono state bocciate dai partiti liberali fiamminghi e francofoni, secondo i quali le misure sono "insufficienti", dipendendo troppo dall'aumento delle tasse, senza i tagli necessari alle spese e le riforme strutturali del sistema occupazionale e pensionistico. I sindacati hanno indetto manifestazioni di protesta ad inizio dicembre, minacciando lo sciopero generale.

Pertanto, il rischio concreto è che si giunga alla dissoluzione del paese. Non un fulmine a ciel sereno, vista la cronica dialettica fiamminghi-valloni acquietata solo al prezzo di ingenti autonomie – e perciò potere alle due componenti principali del Paese – ma un nodo che in tempi di crisi esiziale come questa arriva inesorabilmente al pettine. I mancati accordi periò, sono dovuti alla divisione regionale tra la parte fiamminga con quella vallona. Destra-sinistra, progressisti-conservatori sono categorie ormai fuori gioco e la soluzione della crisi è impedita da basi territoriali e di identità culturale e linguistica.



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