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L'annosa questione del nucleare iraniano a una svolta

a cura di Gabriele Polgar

La partita, quella vera, è cominciata.

Fino a pochi giorni fa Iran-Resto del mondo si giocava su dichiarazioni di facciata, sanzioni inutili e qualche operazione mirata a rallentare il processo di nuclearizzazione della Repubblica islamica.

Quello che invece è successo nei giorni scorsi apre un nuovo corso, molto più diretto e ricco di variabili. Una fase in cui la causa e l'effetto sono da inserire in una partita a scacchi che coinvolgerà il mondo.

L'esplosione che ha causato la morte di un alto rappresentante dei Pasdaran in un luogo "non lontano" da un sito collegato al progetto nucleare iraniano è stata la prima mossa.

Dopo le smentite e il tentativo di ridimensionare l'accaduto, è uscita la notizia che potrebbe trattarsi di un attacco mirato che ha iniziato quella guerra asimmetrica che non solo l'occidente, ma anche la maggioranza dei Paesi del Golfo persico, rimandano da tempo.

In questo contesto si inseriscono le sempre più forti preoccupazioni manifestate dal leader di tutto il mondo per la finalità militare del progetto nucleare iraniano. Arricchite da dichiarazioni sempre più dirette e sempre meno misurate e diplomatiche. Come se improvvisamente qualcuno li abbia svegliati da un sonno profondo.

Nello stesso contesto si verificano gli attacchi alle ambasciate a Teheran. La violazione di quella inglese non è stata la prima.

Un atto dimostrativo di disprezzo e sfida alla comunità internazionale, alle Nazioni Unite ed a tutti gli accordi che regolano i rapporti tra Stati anche in guerra tra loro.

A breve non solo il Regno Unito e la Norvegia ma anche le altre ambasciate verranno evacuate perché non è garantita loro l'immunità, fondamento di ogni rapporto internazionale.

Questo è l'inizio di un capitolo che metterà di fronte il mondo alla propria ipocrisia, alla propria mancanza di coraggio e lungimiranza: sono anni che il dossier sul nucleare iraniano sta sulle scrivanie dei leader mondiali e, o per interesse, o per arroganza, o per scarso coraggio, nessuno ha mai preso in considerazione quello che sta per diventare inevitabile. Porre fine ad un progetto di distruzione.

La differenza è che ora è molto più complicato, saranno necessari molti più mezzi e le conseguenze saranno comunque dolorosissime.

La macchina bellica iraniana non è stata ferma come l'occidente, si è preparata, ha dislocato i siti strategici su un territorio vastissimo, ha preparato strutture molto meno vulnerabili, ha perfezionato il sistema di difesa. Tutto in nome della mano tesa che Obama ha proteso, garantendo anni a chi delle aperture si fa gioco.

E ora?



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