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Putin, monta la protesta

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Putin, monta la protesta
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Che qualcosa scricchiolasse in seno al Cremlino si sapeva ed era stato anticipato

a cura della Redazione

Tuttavia, le manifestazioni di piazza a Mosca contro i brogli denunciati nel corso delle ultime elezioni per il rinnovo della Duma hanno superato le apsettative, raggiungendo i 100 mila partecipanti (contro il massimo di 30mila autorizzati). E 100 mila - a queste latitudini – è percepito come insurrezione.

Non sono mancati e non mancheranno tafferugli, bandiere del partito putiniano bruciate e un coro unanime: "ripetere le elzioni! "

Quelle elezioni di cui già Hillary Clinton aveva paventato l'irregolarità. Uno dei leader della protesta, l'ex deputato Vladimir Rizhkov, ha già annunciato che il 24 dicembre ci sarà una nuova protesta, se possibile ancor più rumorosa di questa.

Intanto, la Commissione elettorale centrale ha ufficializzato la vittoria del partito di governo Russia Unita alle elezioni con il 49,3% delle preferenze, nonostante la rabbia di molti. 238 seggi su 450 per lo zar alla Duma, camera bassa del Parlamento russo. Lo ha reso noto la Commissione elettorale centrale (Cec) fornendo i dati del voto di domenica. Il Partito comunista ha ottenuto 92 seggi, seguito dai 64 di Russia Giusta e dal Partito Liberal Democratico (Ldpr) con 56. Secondo i sociologi l'emorragia di consensi per Putin è iniziata ad aumentare dopo il suo annuncio di volere tornare al Cremlino nelle presidenziali di marzo. Che la situazione stesse implodendo era giò piuttosto chiaro a molti dei suoi oppositori interni ed esterni. Ma il premier, piuttosto che affrontare le radici del malessere in patria, ha preferito trovare capri espiatori all'estero. Ritrovando negli odiati States l'origine di tutti i mali.

Anche l'informazione di regime presenta i primi sricchiolii. Secondo il quotidiano Kommersant, il giornalista Alexei Pivovarov di Ntv - di proprietà del colosso statale del gas Gazprom - avrebbe rifiutato di presentare il tg serale se non si fosse data notizia della manifestazione a Mosca. Si tratta di voci seccamente smentite. Ma sono assai spifferi indicativi.

Intanto è scattata la controffensiva di regime. da giorni il web è invaso da polemiche sui brogli e i voti falsificati, mentre gli altri mass media oscurano il più possibile gli sconti che avvengono nelle piazze. Migliaia di account falsi sono stati creati su Twitter per diffondere messaggi a favore di Vladimir Putin.

Nel frattempo aumenta il numero di persone che credono che Putin abbia vinto le elezioni grazie a brogli e che – cosa ancor più rimarchevole – non tempno di dirlo pubblicamente, manifestando il dissenso. Nel caso la situazione precipiti il Cremlino si sta preparando spostando nella capitale alcune truppe stanziate in Cecenia con annesse armi da fuoco e carri armati. In questa guerra della comunicazione tra regime e cittadini, i siti web della radio d'opposizione Ekho Moskvy e del portale di libera informazione publicpost.ru sono stati oscurati, così come Golos.ru che monitorava il voto ed è in parte finanziato dalla Commissione europea, chiuso dalle sei del mattino. Queste mosse se non sono un'ammissione di complevolezza poco ci manca. Quantomeno certificano che la Russia di Putin non ha mai avto nulla a che vedere con la demorazia. E se i tempi sono maturi anche in Russia, l'establishment moscovita rischia grosso davvero.



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