| Indice |
|---|
| Ritiro Usa |
| Pagina 2 |
| Tutte le pagine |
a cura di Francesco di Rosa
L'ora è finalmente giunta. In concomitanza col Natale gli USA completano il proprio ritiro dall'Iraq chiudendo definitivamente un'altra pagina. Decisivo per porre fine alla presenza militare statunitense il raggiungimento di un grado soddisfacente di pacificazione, la presenza di una classe dirigente che va pian piano formandosi sulle ceneri della oligarchia "saddamita" e la necessità di poter contare su forze da destinare altrove.
Just in case.
Intanto, come d'esordio, gli ultimi soldati statunitensi (eccetto 157 militari con il compito di addestrare le truppe irachene e un contingente di Marines a guardia dell'ambasciata statunitense a Bagdad) hanno lasciato l'Iraq dirigendosi verso il Kuwait e completando così il proprio ritiro, chiudendo la sanguinosa avventura apertasi otto anni fa e che ha portato alla fine del regime di Saddam, tramutando l'Iraq da paese ostile a paese amico. Sbarrando al terrorismo – sempre in agguato - la strada dell'insediamento al potere.
Il presidente Obama da Forte Bragg, North Carolina, visibilmente soddisfatto ha mostrato viva soddisfazione e celebrato la fine della guerra onorando le truppe che hanno combattuto e perso la vita. "Si chiude uno dei più straordinari capitoli della storia dell'esercito americano" – ha dichiarato, sottolineando come
l 'Iraq non è un posto perfetto, ma si tratta almeno di uno Stato sovrano, stabile e autosufficiente.
Se la dizione – quantomeno letterale – di "Stato sovrano" ci può stare, ma senza dubbio la stabilità e l'autosufficienza attribuite all'Iraq sembrano piuttosto generose.
In primo luogo perché si tratta di un Paese che soffrirà molto per restare unito, essendo attraversato da conflitti etnici e sociali ancora in larga parte insoluti.
In secondo luogo perché di fatto resterà un Paese sotto tutela occidentale per diverso tempo, dalla politica estera prevedibilmente amica, del tutto dipendente dagli investimenti in massima parte statunitensi che ne garantiranno la ricostruzione.
Perciò, a voler essere nudi e crudi, ovvero politicamente scorretti, i motivi per andare orgogliosi di quanto fatto sono ben maggiori.



