La Piazza d'Italia.it

Friday, May 18th

Last update11:21:30 AM GMT

You are here: Esteri Esteri Reportage dalla provincia autonoma del Kosovo

Reportage dalla provincia autonoma del Kosovo

E-mail Stampa PDF
Indice
Reportage dalla provincia autonoma del Kosovo
Pagina 2
Tutte le pagine
kosovo

Una terra controversa a due passi dall'Italia

a cura di Ilaria Parpaglioni

Dal 21 al 29 Dicembre, un'immersione nelle contraddizioni di una terra in conflitto, una visione illuminante di sofferenze che furono e guerre civili che non si dimenticano, l'incontro con una follia di strada sprezzante che però forse, tanto folle non è. Dal 21 al 29 Dicembre, uno sguardo attento e mille scatti coinvolgenti nella Provincia Autonoma del Kosovo.

Un Natale lontano da casa, ma lì in molti una casa non ce l'hanno più, perché cacciati, perché uccisi, perché ghettizzati, perché stuprati dalle barbarie.

Un'intolleranza consumata nelle stragi, arsa nei roghi, vendicatrice violenta; un presente sacrificato al passato, crocifisso nelle Chiese, nei Monasteri, nelle Moschee; un passato delirante, che dalle barricate di Mitrovica soffia ancora venti di guerra, venti freddi, capaci di sconvolgere in pochi istanti.

Luoghi sventrati eretti a celebrazione di vane glorificazioni etniche, cimiteri che urlano dolore, scheletri di quartieri di Prizren assaliti dalla bestialità; tristi foto di uomini scomparsi nella storia ingannatrice e memoriali con una sola data, tante età, solo uomini: 27 Aprile 1999, dai 12 agli 85 anni, albanesi kosovari, tutti morti ammazzati.

Strade vestite a joyeux noël, ragazze spavalde e nuovi grandi bar, fittizie immagini per la comunità internazionale, una volontà rozza e volgare di apparire ciò che non si è, un'identità falsa e ingenua che non nasconde i veli islamici, i malandati bar di soli uomini, i negozi di burqua e le librerie islamiche.

Provincia Autonoma del Kosovo, culla di diverse comunità? Zona che si "occidentalizza", che si apre, che cambia e che si evolve? No, niente di tutto questo, solo fumo negli occhi a chi non vede e di chi non vuole che si guardi bene.

Una terra in cerca di una propria identità? No, una terra già in possesso della sua identità ma col bisogno di mascherarla per poter giocare alla politica internazionale, per inscenare il teatrino dei potenti del "Newborn", per rendere grazie alle gigantografie Clintoniane di Pristina.

Serbi, albanesi, islamici, ortodossi, cattolici, metri di territorio, secoli di religione, lunghe tradizioni, che importa: divide et impera.

Un Occidente militarmente intervenuto, impegnato su fronti e operazioni importanti ma che ancora non ha ricreato ciò che prima della guerra nei Balcani funzionava: un equilibrio etnico/religioso garantito da un'appropriata rappresentanza politica unita; una Missione Internazionale che ha preso le mosse da un vuoto di potere tuttora non colmato con nuove prospettive di pace duratura e di integrazione.

Grande Serbia, grande Albania, slogan di una storia insabbiata dal tempo, visionarie rivendicazioni fomentatrici solo di tumultuose illusioni passeggere.

E sullo sfondo di tutto questo, la pace degli spiriti: un caldo e intimo canto di preghiere ortodosso, melodico, calmo, rassicurante, intenso, che si leva leggero dallo splendido Monastero di Decane e poi, il richiamo dei minareti di Prizren, ascoltato dall'alto della città, profondo, affascinante, che evoca raccoglimento e silenzio ammirato e ancora, le campane cattoliche, rivendicatrici della loro presenza. Dunque un piede nell'Islam e un piede nella Cristianità e come ricorda saggiamente Madame Dubrille, portavoce delle Monache del Patriarcato di Pec, sopra ogni cosa, chi è senza peccato scagli la prima pietra.



Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

Download movies, music, films, apps and more other | Download software | Download music