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Un'apertura mascherata?
a cura di Ilaria Parpaglioni
Non si può parlare della Provincia Autonoma del Kosovo senza affrontare la questione militare e la presenza delle forze internazionali.
La Kfor, ossia la Kosovo Force è una forza militare internazionale sotto il comando della NATO. In questa sede la missione è stata nominata Operazione Joint Enterprise.
Le truppe entrano nel territorio kosovaro il 12 Giugno del 1999 su mandato dell'ONU, esattamente due giorni dopo l'adozione da parte del Consiglio di Sicurezza della Risoluzione 1244 che prevede: porre la provincia sotto l'amministrazione provvisoria delle Nazioni Unite, autorizza la presenza di una forza di mantenimento della pace a guida NATO, impartisce istruzioni all'UNMIK per costituire istituzioni provvisorie di autogoverno locale e afferma la sovranità e l'integrità territoriale della Repubblica Federale di Iugoslavia, cioè conferma che il Kosovo rimane parte di tale Repubblica della quale la Serbia è lo stato successore riconosciuto.
Inoltre la 1244 autorizza l'Onu a favorire un processo politico per determinare il futuro status amministrativo della zona, chiede garanzia per il ritorno in condizioni di sicurezza di tutti i rifugiati e degli sfollati alle loro case kosovare e infine chiede il disarmo dell'UCK e di tutti gli altri gruppi armati.
Dunque la risoluzione riconosce il Kosovo come provincia autonoma gestita dalla Serbia e la Kfor si muove nel rispetto di questo contesto.
Il 22 Dicembre Villaggio Italia, sede del MNBG-W (Multinational Battle Group West), dove attualmente è presente il 2 Reggimento Artiglieria Terrestre (Alpino) "Vicenza" di stanza a Trento, comandato dal Colonnello Andrea Borzaga, ha avuto l'onore di ospitare il Capo di Stato Maggiore della Difesa, il Generale Biagio Abrate.
Dapprima ha parlato ai militari, in seguito un ottimo pranzo della mensa italiana ha allietato gli animi e in un secondo momento l'intervista al Generale non è potuta mancare.
I discorsi sono stati ampi, interessanti e molto significativi e forse si è dimostrato che sebbene i militari non si occupino di questioni politiche, di certo non si può affermare che i due campi siano totalmente separati e che le scelte dell'uno non si riflettano poi sull'altro.
Ai ragazzi e alle ragazze in Missione ha fatto presente che di sicuro "non è facile accettare forze armate militari sul proprio territorio, ma da parte degli autoctoni, l'importante è comprenderne le finalità, capirne gli scopi e quindi accettare la situazione per riscattarsi, affrancarsi come un paese normale inserito nel complesso europeo". "Non sarà semplice il raggiungimento degli obiettivi, perché la piena condivisione degli intenti e delle idee sono traguardi complessi per quei paesi come il Kosovo che hanno vissuto tanti anni sotto regimi che li hanno tenuti sotto gli standard europei". "Ma i risultati si vedono e si percepiscono nel parlare con le autorità locali, negli occhi della gente che ci guardano in maniera benevola ed esprimono stima nei nostri riguardi".
L'ultimo passaggio di questo discorso durato appena 15 minuti è il più interessante perché il Generale Abrate rivela diversi punti fondamentali.




