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"Questa guerra non si dimentica"

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Kosovocimitero

Kosovo: intreccio di religioni, etnie e politica

a cura di I.P.

La leggerezza e la pacatezza di un canto religioso ortodosso si liberano dolcemente nell'aria, di contro alla brutalità umana che discende gli inferi scavando fosse comuni.

Le parole musicate di queste celebrazioni sembrano incamminarsi compatte, unite, pacatamente decise e senza esitazione di fronte a chi minaccioso vuole bruciare la fede di sacre mura antiche.

L'intimità del buio appena illuminato da poche fragili candele, il silenzio, il profondo raccoglimento, la serenità ispirata da armoniose melodie, pian piano ma inesorabilmente hanno la meglio su chi risveglia i morti facendo a pezzi tombe di vite innocenti.

Il richiamo delle moschee, evocatore di affascinanti suggestioni orientali, accende l'uno dopo l'altro l'incontro per una condivisione di spiriti.

Lo slancio al cielo dei minareti spinge lo sguardo oltre la dimensione terrena, verso uno spazio celeste dove c'è posto per tutti, per tutti coloro che scelgono di librarsi nell'incontro di venti provenienti da ogni luogo, dove gli esseri volano liberi da ogni costrizione e pregiudizio, dove la rotta non è insidiata dalla chiusura territoriale ma orientata da correnti che guidano l'apertura delle ali della mente.

Lassù, al di là dei minareti, dove lo spazio è per tutti coloro che sanno volare alto oltre ogni limite dettato, lassù, da dove la saggezza osserva con stupore, rammarico e tristezza ogni conflitto umano che trionfa sprezzante e beffardo sulla concordia.

L'imponenza di una cattolicità che accoglie nel suo ventre sorrisi innocenti di giovani vite, combatte la rigida staticità di chi vuole abbracciare tutti ma non chi è di diversa etnia; il suono delle campane che rompe l'inutile gridare e incoraggia invece all'ascolto reciproco nello scambio di un segno di pace.

La spiritualità è così capace di elevare, può farlo e deve farlo perché lo scopo di ogni religione è di arrivare a quei cuori per i quali la ragionevolezza civile non è sufficiente per credere nell'uomo e nel rispetto dell'altro da sé; questa è la potenzialità di una terra, culla di tante religioni e dotata di tante fedi, in grado per questo di guardare oltre la propria cupola e andare così, lontano.

Questo è il Kosovo, centro dei Balcani, crocevia di una politica che si intreccia con la religione, di una religione che sfocia nella separazione etnica e snodo di interessi internazionali; ma questa è una terra che da sola deve imparare a convivere con le sue enormi e dolorose ferite, che da sola deve comprendere le ragioni di una storia lunga secoli e deve da sola cercare, trovare e ritrovare una spiritualità che superi ogni negazione. Quest'ultimo è il ruolo civilmente utile che ogni credo deve promuovere nella tormentata provincia balcanica.



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