| Indice |
|---|
| Berlusconi passa la mano, l'Italia pure |
| Pagina 2 |
| Pagina 3 |
| Tutte le pagine |
Monti pronto a sostituire il Cavaliere dimissionario dopo l'approvazione del piano "europeo" di stabilità
a cura di Giuliano Leo
Alla fine più che la crisi economica e finanziaria che il Paese sta attraversando - e le numerose leggi assesta bilanci approvate negli ultimi mesi - al Cavaliere è stata fatale la perenne crisi d'identità politica del sistema istituzionale italiano. Berlusconi è stato "dimesso" dalle stesse cause che negli anni precedenti avevano distrutto decine di Governi di tutte le bandiere: l'ingovernabilità dei partiti attraversati da continue lotte tra bande. In "soldoni" è successo che il numero di coloro i quali vedevano come fumo negli occhi la presidenza del Consiglio di Berlusconi ha superato - almeno alla Camera - la quantità dei lealisti del Cavaliere. A chi per motivi politici o ideologici come il centro sinistra o i dipietristi contrastava da sempre l'esecutivo Berlusconi si sono aggiunti i suoi nemici personali come i finiani, i centristi di Casini che hanno come unico obiettivo dichiarato di sfasciare il PdL e il bipolarismo, la pattuglia di quei parlamentari peones insoddisfatti della maggioranza politica in cui sono stati eletti.
Tutti uniti con lo scopo di disarcionare il Presidente del Consiglio a prescindere, tanto è vero che la foglia di fico costituita dalla piattaforma di leggi sottoposta dal Cavaliere agli alleati europei per riallineare ulteriormente i conti italiani che tanto aveva fatto strepitare tutti i sepolcri imbiancati della politica italiana è stata praticamente approvata con l'assenso politico di tutti.
A mente fredda o quasi è possibile guardare alla situazione attuale con un sano realismo critico che ci può consentire di evidenziare alcune fragilità del momento contingente.
Berlusconi non ha saputo sfruttare il credito - politico e numerico - che le elezioni del 2008 gli avevano dato risulta quindi difficile comprendere in che modo qualsiasi altro governo - di transizione, tecnico, di salvezza nazionale od altro - possa far approvare quelle riforme della costituzione, delle Istituzioni e del sistema italiano che sono o rimaste al palo o in mezzo al guado negli ultimi mesi, sicuramente non il prossimo con la guida di Mario Monti.
In futuro quale figura politica avrà più una maggioranza schiacciante alla Camera e al Senato come quella uscita fuori dalle ultime elezioni politiche per portare avanti con convinzione il programma sottoposto agli elettori? Tanto più che tra molti dei partiti presenti adesso in Parlamento si sta facendo avanti la volontà di cambiare la legge elettorale, non solo nel senso della reintroduzione delle preferenze - cosa quanto mai giusta - ma nella direzione di rendere più annacquato il bipolarismo ritornando verso un letale consociativismo partitico.
Il Cavaliere insomma avrebbe dovuto con più decisione spingere al radicamento e al potenziamento del Popolo della Libertà producendo al suo interno un più marcato stravolgimento dei quadri nazionali e locali: il nuovo partito - se non verrà strangolato nella culla - non può nascere sotto la pesante ipoteca di personaggi politici oramai bolliti, o ex ministri riciclati dall'epoca del pentapartito. Deve essere chiaro - e saranno tempi di vacche magre politicamente parlando - che nel nuovo partito non ci potrà e dovrà essere più spazio per igieniste dentali, subrettes, compagne di vita di soliti noti. E' il momento che persone nuove salgano alla ribalta politica al posto di chi non ha saputo gestire la situazione.



