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Fiducia a Monti

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Fiducia a Monti
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Un nuovo capitolo della legislatura si apre con incognite enormi

a cura della Redazione

Spinto dall'ottenimento di una amplissima fiducia bi-partisan ricevuta in entrambi i rami del Parlamento - solo la Lega ha votato contro - il neo Primo Ministro Monti ha varato la squadra di tecnici che ha il difficile compito di proteggere i conti italiani dalla tempesta speculativa che da mesi si abbatte sulla nostra finanza pubblica. Tale varo è stato accolto da commenti di approvazione e di speranza dalla gran parte degli schieramenti politici, dalle categorie produttive e sociali del Paese e soprattutto dalla totalità dei mass- media italiani.

Come da accordi presi con i rappresentanti politici dei partiti più importanti, la squadra di governo è formata solo da "tecnici" e non da uomini politici anche se la distinzione tra le due categorie è sempre molto opinabile anche perché da sempre - almeno in Italia, patria della lottizzazione - chi riveste, o ha rivestito, posti strategici nelle università, nelle banche, nelle direzioni ministeriali o come nei gangli della magistratura, ha le proprie aderenze e contiguità politiche senza le quali ben difficilmente avrebbe ricoperto tali prestigiose posizioni.

Ovviamente la speranza di tutti è che tale uniformità di intenti, oltre che a rasserenare il clima politico italiano, produca quegli interventi necessari utili alla stabilizzazione socio-economica del Bel Paese.

La strada per l'ex rettore della Bocconi è tutta in salita ma almeno per il momento pare che egli non debba affrontare lungo il proprio percorso - come accaduto a Berlusconi - la permanenza in un clima politico reso incandescente dall'agone politico e la cattiva "pubblicità " degli organi di informazione italiani.

La situazione in ogni caso ci impone di fare alcune riflessioni.

In primo luogo pare che l'avvento del nuovo Primo Ministro non abbia portato - almeno a leggere i resoconti dei titoli quotati alla Borsa di Milano o dall'andamento dell'oramai famigerato spread con i titoli di Stato tedeschi - i miglioramenti auspicati, più che previsti in verità.

Dimostrazione questa che i mercati finanziari continuano ad avere non molta fiducia nel sistema economico italiano a prescindere dal nome del Primo Ministro. Più volte, infatti, abbiamo ribadito che al netto delle difficoltà politiche patite da Berlusconi negli anni del suo Governo era ed è la crisi del sistema politico-decisionale italiano a preoccupare la finanza internazionale più che le vicende interne ad un mondo parlamentare le cui regole di funzionamento gli osservatori esteri faticano da sempre a comprendere: la sfiducia nel sistema politico del Paese è, ed era sostanzialmente data dalla incapacità di quest'ultimo a prendere decisioni anche possedendo una importante maggioranza numerica parlamentare.

I nostri partners europei - Germania e Francia in primo luogo - al momento sembrano essere contenti del nuovo Governo italiano per il motivo che solo attraverso un esecutivo tecnico possono far digerire al Paese quelle riforme e quei provvedimenti che qualunque altro Governo con una matrice più spiccatamente politica avrebbe avuto difficoltà a far approvare dal Parlamento, straziato dalle continue faide interne ed esterne agli schieramenti partitici presenti.



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