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Le parole del Presidente Napolitano scuotono un Paese sofferente
a cura della Redazione
In termini giuridici la cittadinanza è la condizione della persona fisica (detta cittadino) alla quale l’ordinamento di uno stato riconosce la pienezza dei diritti civili e politici; da un punto di vista sociologico, la cittadinanza assume invece un significato più ampio e si riferisce al senso di identità e di appartenenza degli individui ad una determinata comunità politica.
Quindi, essere cittadini di un paese significa in sintesi condividerne il patrimonio culturale, il senso storico e possedere una volontà attiva di partecipazione alla comunità.
In generale sono due i modi per acquisire la cittadinanza: lo ius sanguinis, ossia il diritto di sangue e lo ius soli, il diritto del suolo; a questi due si aggiunge la naturalizzazione. Il primo è un diritto che si acquisisce grazie al fatto di avere dei genitori italiani; mentre con la seconda modalità si ottiene la cittadinanza semplicemente nascendo sul suolo di un certo paese. Attualmente la maggior parte degli stati europei ha in adozione lo ius sanguinis e fa eccezione la Francia dove vige lo ius soli da “tempi antichi”.
Guardando oltre l’Europa, vige lo ius soli in quei paesi che hanno un territorio molto ampio in grado di ospitare una quantità rilevante di persone oltre al numero dei cittadini per discendenza, infatti sono tra questi il Brasile, il Canada, l’Argentina e gli Stati Uniti.
E’ bello pensare ad uno stato multietnico regolare, ma in base a quanto esposto sopra ci si deve chiedere se sia davvero la soluzione dello ius soli la più adatta per arrivare a questo risultato.
Inoltre per l’Italia ci sono delle osservazioni peculiari da fare.
L’appello di Giorgio Napolitano del 22 Novembre arriva in un momento incredibilmente difficile per il nostro paese che indubbiamente scalpita nell’attesa di vedere attuate quelle riforme economiche tanto agognate, che la nostra politica non pare sia in grado di fare.
Probabilmente si poteva anche immaginare che l’invito ad occuparsi di questa faccenda, al di là dei commenti a caldo, sarebbe caduto nel vuoto perché come si dice da ogni parte del suolo italiano “sono ben altri i problemi a cui pensare ora”. Inoltre questo è un argomento che indubbiamente divide e per ciò, far venire a galla ora quella litigiosità che tanto si dice essere stata sopita dalla “miracolosa” discesa di Monti, sembra forse un po’ fuori luogo.
In più, proprio in virtù del fatto che essa può essere oggetto di aspre discussioni, il risultato che ne deve uscire non può che essere un compromesso tra le parti in campo, elette regolarmente e che esprimono, o almeno dovrebbero, la volontà popolare.
Dunque, al di là della bontà del messaggio del nostro Presidente della Repubblica e del clima di distensione che esso ha ispirato, di certo questo della cittadinanza è un tema che solleva un bel numero di riflessioni e oggettivamente può non essere questo il momento politico opportuno per “intrecciarsi” in discussioni parlamentari ardite.
Altri nodi vengono poi al pettine quando si parla di sviluppo, di risorse utili, di invecchiamento della società, di energie utili alla nazione. A riguardo infatti, il buon senso suggerirebbe un po’ di cautela.



