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L'ascesa del governo tecnico è il segno tangibile delle difficoltà del bipolarismo
a cura di Giuliano Leo
Il passaggio del testimone da Berlusconi a Monti sembra aver finalmente spento tutti quei focolai di dissenso politico e sociale che la permanenza del Cavaliere a Palazzo Chigi sembrava rendere perenni.
Numerosi sono i personaggi che beneficeranno o che proveranno a trarre un qualche vantaggio dal passo indietro di Berlusconi.
I primi che senza dubbio avranno stappato una bella bottiglia di Champagne per la sconfitta del "Re di Arcore" immaginiamo siano stati il Presidente francese Sarkozy e la cancelliera Merkel, i quali, messo da parte il politico italiano che più ha contrastato per carisma ed abilità i loro interessi economici e geopolitici, già pregustano la "somministrazione" al Continente intero - Italia compresa ovviamente - di un nuovo patto economico tutto a loro vantaggio: insomma l'Europa a due velocità ben presto potrebbe vedere la luce.
Un continente incernierato e incardinato lungo l'asse Parigi - Berlino che potrebbe tramutarsi in un unico grande mercato franco-tedesco con gli altri partners europei a fare solo da comparsa pronti ad accettare supinamente ogni decisione politica ed economica dei due stati principali.
Fantapolitica? Mica tanto visto che Sarkozi e Merkel, secondo i ben informati, avrebbero già preparato una riedizione del trattato di Maastricht che metterebbe sotto tutela esterna ancora di più di quanto già accade adesso la politica economica di tutti quei Paesi che sforerebbero i parametri finanziari stabiliti.
D'altronde la seria minaccia, che pure l'Italia corre il rischio di ricevere con il "peloso" aiuto di 600 miliardi di euro da parte del Fondo Monetario Internazionale, non è altro che un segnale di quanto appare concreta la possibilità di divenire anche noi uno Stato a democrazia limitata sulla scorta di quanto già accaduto per molti altri Paesi africani o sudamericani che sono incappati nell'erogazione di tali aiuti: i presupposti ci sono già tutti visto che ad esempio il Presidente francese - da buon maestrino con la penna rossa - si è affrettato a minacciare Monti di sbrigarsi a "fare quello che deve fare" per la salvezza dell'Italia. Ovviamente il "da farsi" a Monti glielo hanno spiegato bene a quattro occhi il novello De Gaulle e la "cancelliera di ferro" qualche giorno fa. Difficile pensare che mai i due si sarebbero potuti spingere così tanto oltre con un alleato se al posto di Monti con alle spalle un governo tecnico di unità nazionale ci fosse stato, non solo un Berlusconi, ma pure un Prodi qualsiasi con alle spalle una vera maggioranza politica legittimata dal voto popolare.
Del resto che il Presidente francese e la Merkel badino - legittimamente - prima ai propri interessi e poi a quelli del resto d'Europa è stato ai più evidente prima e durante la rivoluzione libica che i servizi francesi e la politica estera d'oltralpe hanno contribuito a fomentare e a governare tramite l'intervento militare della Nato, voluto soprattutto dall'Eliseo, soppiantando in tal maniera l'Italia nella posizione predominante che deteneva in quella parte dello scacchiere nord africano.
Frau Angela invece tenta di difendere a spada tratta - e ci sta riuscendo benissimo - la supremazia economica e finanziaria tedesca nel continente opponendosi strenuamente alla possibilità che la Banca Centrale Europea possa emettere "Eurobond" in aiuto di quei Paesi che si trovino momentaneamente nella difficoltà di far quadrare i propri bilanci. Tale ostracismo sta creando ulteriori problemi al già indebolito Euro che si trova ad essere l'unica moneta al mondo che non ha alle spalle una Banca Centrale che emette titoli per raffreddare i cambi con le altre divise.



