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Berlusconi e Bossi divisi a Milano

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Berlusconi e Bossi divisi a Milano
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In crisi l'alleanza tra PDL e Lega

a cura di Giuliano Leo

A quanto sembra il clima invernale contribuisce ad influenzare non solo la vita quotidiana di tutti ma financo a raffreddare e congelare -sino a raggiungere temperature antartiche - i rapporti tra i due partiti più grandi dell'ex maggioranza di centro-destra, Popolo della Libertà e Lega Nord.

Infatti, complice prima il "tutti a casa" sopravvenuto dopo le dimissioni dalla Presidenza del Consiglio del Cavaliere, e poi l'arrivo del Governo tecnico di Mario Monti, stiamo assistendo non solo al lento sgretolarsi dell'alleanza che per più di tre lustri ha consentito di Governare il Paese oltre che parecchie delle regioni del Nord Italia ma anche all'impoverimento della proposta politica dei due partiti.

Analizziamo prima i fatti.

La Lega, visto che il partito di Berlusconi continua ad essere in netta difficoltà dopo l'abbandono di Palazzo Chigi, per motivi di equilibri interni oltre che di riaffermare i consensi tra i propri votanti in vista delle prossime elezioni amministrative nel Nord sta continuamente tentando di prendere le distanze dallo storico alleato di mille battaglie al fine di diminuirne il peso strategico.

Il primo fattore scatenante di tale virulenta azione dei leghisti contro il PDL è stata l'esplosione del conflitto tra Bossi - spalleggiato da Mauro, Reguzzoni e Bricolo - e l'ala del partito che fa capo a Roberto Maroni che innescando una serie di mosse e contromosse sta finendo per travolgere tutto e tutti senza distinzioni.

In poche parole il braccio di ferro tra il "senatur" e l'ex ministro degli Interni per il controllo del partito in atto da mesi sta portando le due fazioni all'arroccamento delle rispettive posizioni in vista delle future elezioni amministrative e legislative in cui le due aree si "peseranno" in termini di candidature ottenute e di sindaci, consiglieri e deputati eletti. Nel frattempo la lotta sempre meno sotterranea e sempre più alla luce del sole sta conducendo a continue prove di forza che provocano "perdite"dall'una e dall'altra parte oltre che un appannamento della credibilità dell'intero movimento.

In brevissimo tempo infatti si è passati dalle semplici dichiarazioni di Maroni sempre più spesso contrapposte alle posizioni ufficiali bossiane a veri e propri aspri litigi - si è quasi giunti alle mani tra i rappresentanti delle due fazioni- durante alcuni congressi provinciali della Lega, al divieto comminato da Bossi a Maroni di parlare in pubblico durante alcuni comizi, alle dimissioni da capogruppo alla Camera di Reguzzoni - bossiano di ferro - sostituito dopo aspre polemiche e intimidatorie lettere aperte sui quotidiani da Dozzo un fedele dell'ex ministro dell'interno. Infine si è arrivati al punto - pur di depotenziare il più possibile Bossi che da sempre ha utilizzato l'amicizia umana e politica con Berlusconi come grimaldello per forzare ogni contesa all'interno della Lega Nord- di mettere in forse l'alleanza col PDL non solo a livello politico nazionale ma anche in quello a livello di amministrazioni locali. L'attacco giornaliero ai provvedimenti dell'esecutivo Monti - che ci mette molto del Suo in verità - da parte soprattutto dei maroniani sta costringendo sempre più anche i fedelissimi di Bossi a rincorrere tali posizioni che trovano terreno fertile in ampi stati della popolazione soprattutto del Nord provocando un lento ma inesorabile allontanamento dalle posizioni politiche di chi sostiene anche se dall'esterno il Governo tecnico: Silvio Berlusconi ed il Popolo delle Libertà.

La materializzazione di una vera e propria dichiarazione di guerra nei confronti del Cavaliere sottoforma di aut aut alla riproposizione dell'alleanza vincente tra PDL e Lega in occasione delle prossime elezioni regionali lombarde in caso del mantenimento del sostegno esterno da parte del PDL al governo Monti va vista proprio come un tentativo delle due fazioni contendenti di cercare di trovare un nemico esterno per rinforzare la tenuta del partito nei confronti della base anestetizzando in tal le faide interne in vista di una resa dei conti finale che potrebbe avere luogo al momento dello svolgimento dei congressi regionali leghisti.

Le stesse recenti dichiarazioni di Berlusconi poi – in un intervista al Financial Times il Cavaliere ha chiaramente affermato di non volersi più ricandidare per dedicarsi alla costruzione del nuovo PDL- hanno dato ulteriore spunto a Bossi che ha definito una cosa positiva il ritiro dalla scena politica attiva dell'ex Premier in quanto in questo caso – sempre secondo il "Senatur"- la vittoria dei leghisti alle regionali lombarde sarebbe cosa fatta.



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