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Carriere IQ e la privacy violata

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carrieriq

In un attimo si è diffusa la notizia, speriamo che ne rimanga traccia a lungo

a cura di Gabriele Polgar

Carrier IQ, un nome che dice poco o niente ma in realtà è una bomba che sta deflagrando lentamente.

La notizia divulgata da un ricercatore ha fatto il giro del mondo imponendo a tutti i protagonisti del mondo della comunicazione mobile di prendere posizione e provvedimenti.

Di cosa si tratta?

In circa 150 milioni di apparecchi tra smartphone e tablet - Android, Blackberry, Nokia, iPhone ecc. - è stato installato un applicativo, Carrier IQ, che teoricamente registra le prestazioni dell'apparecchio sulla linea per permettere di migliorarne le prestazioni tramite aggiornamenti ecc.

Fino qui tutto va bene, o quasi. Il problema nasce dalla ricerca di Trevor Eckhart che dimostra con pochi dubbi che la registrazione di quanto fa l'applicazione del device va ben oltre le sue prestazioni.

Secondo l'esperto di sicurezza, dimostrato con tanto di video, questo applicativo registra anche tutto quello che noi facciamo con il nostro inseparabile compagno tecnologico. Il modello, il suo numero identificativo, il livello della batteria, le applicazioni installate, l'utilizzo che viene fatto, i tasti che si toccano, le chiamate effettuate, la geolocalizzazione, le immagini, la musica che si ascolta, i dati di navigazione. Tutto, proprio tutto viene incamerato tramite questo software. Si pensa che il problema possa avere una maggiore diffusione negli Stati Uniti.

Immediatamente si è scatenata la corsa ai distinguo, subito su tutti Apple e Google (produttori dei principali sistemi per smartphone) hanno precisato che il programma spia non è parte del sistema operativo ma viene inserito dai produttori, i produttori danno la colpa ai gestori telefonici, i gestori chissà chi incolperanno.

Nello specifico Apple ha comunicato che non usa più l'applicazione da ios 5 (fino al 4 quindi ne ha fatto uso), Google dice che sui telefoni Nexus (googlefonini) non c'è mai stato ma Android conta centinaia di modelli di tanti produttori. Gli altri prendono tempo.

La realtà è che la stessa casa produttrice dello spyware ha quantificato la diffusione e questo da molto da pensare.

In un primo momento ha addirittura accusato Eckhart di violazione del copyright intimandogli di comunicare a chi erano stati forniti i risultati della sua ricerca e di fermare ogni azione. Per fortuna non è accaduto.

Le autority di mezzo mondo hanno aperto inchieste (sempre tardive e mai preventive).

Non esiste nel mondo della tecnologia la reale tutela della privacy e soprattutto non esiste (e non viene fatto esistere) un organo in grado di proteggere realmente i consumatori dal continuo furto dei dati che, tramite mezzi sempre più sofisticati, viene perpetrato da aziende di servizi.

La corsa alla tecnologia di consumo sempre più avanzata (spropositata per il 99,9% delle persone che comprano uno smartphone), la voglia di applicazioni gratuite, la moltiplicazione di queste fino ad arrivare a centinaia di migliaia sono come uno tsunami che travolge e rende impotenti gli attuali organi di controllo, inadeguati e lenti nel rispondere alle minacce di un mondo che sempre più velocemente sta andando verso un'anarchia tecnologica che renderà i singoli utenti burattini di chi li controlla senza alcun freno.

A breve si diffonderà un nuovo sistema di pagamento tramite il sistema l'NFC: tra le varie possibilità, si potrà pagare portando il telefono a 4 cm dall'apparecchio dedicato. Sempre di più gli apparecchi mobili saranno la nostra memoria permanente di quanto viviamo. Una grande comodità ma anche un pericolo abnorme che senza un controllo capillare e asfissiante da parte di chi è preposto porterà l'utente a non avere più una vita privata, oggetto di predoni che non si dedicano al furto del denaro ma a qualcosa che potrebbe essere molto più redditizio per chi propone prodotti al dettaglio.

Un famosissimo politico italiano diceva che per avere potere era sufficiente avere un grande archivio. Quanti discepoli in questo mondo.

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