L’ “AF- FONDATORE”

Il Berlusconi-pensiero partorisce l’ennesimo pensiero

In principio- era il 1994 – fu Forza Italia, Partito fondato dal nulla , di plastica si disse, da un Cavaliere allora cinquantottenne che scese in campo all’ultimo minuto per contrastare vittoriosamente la gioiosa macchina da guerra comunista guidata da Occhetto. Passano gli anni e dopo coalizioni fatte e disfatte, cene arcoriane del lunedì e patti delle crostate, poli della libertà trasformati in case della libertà, alleati cacciati e poi ripresi quello che doveva essere la “calamita bipolare” per moderati, conservatori e i liberali italiani alla fine si è trasformata in un “predellino” – il PdL – ultima Thule di ex socialisti allo sbando, soliti nani e ballerine e miracolati dalla Fiamma. Il penultimo atto- la rinascita dalle proprie ceneri – di una nuova Forza Italia “potata” ulteriormente degli ultimi rami secchi costituiti dai transfughi di NCD e Fratelli d’Italia ha avuto vita breve e travagliata, tanto che da qui a qualche mese- ulteriormente purgata di Fittiani e di contestatori vari del Cavaliere – nascerà per partenogenesi berlusconiana il nuovo partito che dovrebbe unire,secondo i desideri del fondatore di Arcore, tutti insieme e appassionatamente i moderati dello “Stivale”. Unica missione, va da se, la vittoria alle elezioni politiche del 2018 contro l’attuale presidente del Consiglio Matteo Renzi. Di questa nuova creatura politica, concepita forse tra una partita a tressette con gli anziani ospiti dell’ospizio in cui svolgeva il servizio sociale e una passeggiatina digestiva con Dudù- ad oggi non si conoscono né il nome-non più Partito Repubblicano come annunciato dal Cavaliere e da lui stesso cestinato-, né le linee programmatiche, si sa solo che – parole di Silvio -il capo sarà un suo erede -politico o di sangue?-e comunque non sarà deciso attraverso le primarie ,tanto amate da certa sinistra e certa destra, Lega e FdI, che al Nostro stanno proprio indigeste tanto da provocargli gli incubi notturni.

Come verrà scelto il “Caro Leader”, caro al Cavaliere ovviamente, del futuro Partito non è dato saperlo – estrazione a sorte durante il veglione di Capodanno da una lista di amici affezionati, lingua di fuoco che si poserà sulla testa del Prescelto per renderlo evidente a tutti gli elettori – ma molto probabilmente – e certo non si andrà lontano dal vero- esso dovrà avere residenza a villa Macherio o Palazzo Grazioli, oppure sarà un fedelissimo- o una fedelissima come da tempo si mormora – dell’ultima ora dell’ex Cavaliere.

L’ennesima sortita di Berlusconi – fatta in pieno tour elettorale per le elezioni regionali- che vagheggia un partito non troppo spostato a destra perché in tal modo non si riuscirebbe ad intercettare i voti della maggioranza degli elettori e senza le primarie che secondo l’uomo di Arcore sono manovrabilissime ha subito portato alla reazione irritata di Matteo Salvini il quale ha puntualizzato che nel centro destra che vorrebbe non ci saranno eredi e dinastie che si passeranno lo scettro del comando tra di loro ma che dovranno essere gli stessi cittadini a scegliere direttamente programmi e candidati per sfidare Renzi.

L’unica certezza che si ha di tutto questo parlare di nuovi partiti e movimenti nascituri è che con l’ennesima trovata Berlusconi ha rimescolato ancor di più le acque già di per se agitate del centro destra italiano che di scissione in scissione, partito in partito si sta facendo sempre più piccolo numericamente tanto che il nuovo simbolo potrebbe benissimo essere un carciofo – altro che edera repubblicana- visto che, togli una foglia oggi e togline una domani, della coalizione – e dei voti- che un tempo ha costituito la stragrande maggioranza degli elettori del Paese non ne rimane altro che un lontano e sbiadito ricordo.

Mentre ieri l’Uomo di Arcore rappresentava il catalizzatore della coalizione di liberali, conservatori, socialisti e moderati cattolici, oggi sembra essere divenuto il principale inibitore di una eventuale coalizione di centro destra.

Berlusconi a questo punto commette tre errori.

Il primo a non volere le primarie, che fatte con regole serie- ad esempio effettuate solo tra i tesserati dei partiti che le propongono, come avviene negli Stati Uniti d’America, e non aperte indiscriminatamente a tutti- sono un eccezionale strumento di partecipazione diretta dei cittadini e difficilmente potrebbero essere manovrate.

Il secondo errore, che Berlusconi continua compiere è quello di chiudersi a riccio sulle sue posizioni alzando continuamente un muro sulle ragionevoli sollecitazioni provenienti dall’interno del proprio movimento nella direzione di un rimescolamento dal basso della classe dirigente del Partito e delle ridiscussione in senso più collegiale delle linee programmatiche da perseguire dal Partito e che attualmente sono una sua esclusiva prerogativa.

L’ultimo forse il più grave sbaglio che Egli compie è quello di voler esercitare una chiusura netta nei confronti dei partiti più a destra di Forza Italia. Allo stato attuale un Partito moderato che in Italia miri a Governare il Paese non può prescindere dall’alleanza o dalla convergenza con le legittime istanze politiche, culturali e programmatiche – a carattere maggiormente conservatrici – di partiti come Lega e Fratelli d’Italia: senza di questo, il nuovo movimento nascerebbe politicamente monco e rappresenterebbe solo una sbiadita copia del Partito Democratico con Berlusconi al posto di Renzi.

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