L’estrema destra vince in Germania

Saranno pure elezioni regionali ma…

Da sempre Angela Merkel si è rifiutata di commentarle, ma stavolta il tonfo è stato così rumoroso che non si è potuta permettere di glissare sull’argomento. Anche perché, dopo il trionfo, l’avversaria non ha avuto alcuna pietà per la sconfitta. “Angela Merkel si rovescia da sola” – ha tuonato la leader di estrema destra Frauke Petry, commentando il roboante successo del suo partito Alternative für Deutschland alle elezioni del 4 settembre nel Land di Meclemburgo-Pomerania. Le urne hanno decretato l’exploit del 21% della formazione euroscettica sorta nel 2013. Addirittura due punti in più della corazzata di Merkel e al secondo posto dietro il partito socialdemocratico (Spd), che ha comunque vinto nettamente col 30,6% perdendo comunque il 5% rispetto all’ultima tornata.

Il risultato delle urne – che ha strappato alla Merkel dichiarazioni di estremo disappunto – in questa elezione regionale rappresenta una sconfitta personale della cancelliera e il segno del fallimento dell’attuale esecutivo di Berlino, specialmente in tema di immigrazione. Per questo la gente ha deciso di sterzare a destra rivolgendosi verso l’Afd. Per Angela Merkel è un tonfo sonoro nel suo collegio elettorale del Meclemburgo che riverbera echi sinistri anche a Berlino.

“La catastrofica politica sull’immigrazione – ha dichiarato Petry – ha oscurato tutti gli altri campi della politica”.

Il motto di Alternative für Deutschland  è “il coraggio della verità”. Afd non è altro che una declinazione di un processo ormai esteso su scala continentale e che minaccia gli establishment della politica tradizionale. In esso, comune a Lega, Fn ed altri in Europa vi ritroviamo la retorica del nuovo e del puro che si oppongono al vecchiume della stantia e torbida classe politica tradizionale. Reminiscenze sinistre che senza troppo girovagare alla ricerca di analogie ci rimandano direttamente nel ventesimo secolo. I partiti storici come Cdu e Spd non sembrano avere risposte convincenti a governare il fenomeno del populismo e appaiono inadatte a governare la transizione che sta cambiando il volto non solo della Germania ma dell’intera Europa, alle prese con crisi economica, terrorismo e allarme migrazioni. Tale modo di comunicare, diretto, in barba ad ogni sorta di politically correctness, sommato a un’idea politica inizia a fare breccia anche nei cuori e nelle menti di tanti tedeschi. Per questo motivo le vecchie classi dirigenti cui fa capo Angela Merkel cominciano a pagar dazio. Quanto alla Cdu, che dopo Kohl ha vissuto molto di rendita anche per i meriti indiscussi relativi alla unificazione tedesca, urge voltar pagina, rinnovarsi non solo nella forma ma anche nello spirito. Anche per questo il premier tedesco sembra ai titoli di coda e già pensa a come gestire il passaggio di consegne per far si che i democristiani tedeschi abbiano una sorte migliore di quelli italiani, caduti proprio di lì a poco l’abbattimento del muro di Berlino.

Ora, volendo tracciare un distinguo significativo rispetto agli altri movimenti analoghi in Europa, la peculiarità di Petry e della sua formazione è il non essere invisa anche ad ambienti che, di norma, non dovrebbero vedere di buon occhio un gruppo populista e per molti anche xenofoba. Unita alla sua storia personale, fatta di studio e lavoro, questa capacità ha creato un’immagine di Frauke Petry convincente e attratente per i tedeschi. Il linguaggio utilizzato, diretto, caustico, sommato al charisma che l’ammanta piace ai tedeschi, che storicamente ne subiscono un fascino irresistibile e di cui ha beneficiato anche Merkel a suo tempo.

“Loro (i partiti tradizionali) – ha spiegato la Petry – non hanno  ascoltato per troppo tempo gli elettori”. Lei, 41 enne laureata in chimica ed ex imprenditrice si candida a “volto nuovo” per andare a costituire il “noi” – inteso come unità tra politica e popolo tedesco – contrapposto al “loro”. Che sapranno “loro” – in Germania e come in Europa – arginare la marea montante dei movimenti neonazionalisti è decisamente difficile da prevedere. Perché la storia ci insegna che difficilmente, se non mai, è alla portata di singoli uomini determinare un qualsivoglia tipo di futuro, quanto piuttosto sono i processi storici a indirizzare gli uomini verso determinati destini. La sensazione è che siamo entrati in una fase storica diversa che impone un cambiamento e che nulla e nessuno potrà ostacolare. E se in Germania si volterà pagina è facile credere che il resto dell’Europa non resterà a guardare. Ora che l’era Merkel sembra al tramonto e la stella di Petry pare poter sorgere, a fronte di questo ancora ipotetico passeaggio di consegne, ci piace appuntare qualche significativa similitudine tra le due leader. Due donne tenaci, carismatiche. Nata nel Brandeburgo, la regione dell’Est attorno a Berlino, Petry come Merkel è cresciuta nella Ddr. Era sposata con un pastore luterano (ora è separata), Merkel è invece figlia di un pastore. Mai sottovalutare il potere simbolico delle coincidenze.

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