LUIGI TURCHI

E’ scomparso Luigi Turchi, Giggino, Gigi, Papà mio.

Mio padre era nato il 16 marzo del 25 a Napoli a Palazzo Giusso in via Monte di Dio,

Palazzo di antica nobiltà del marchese (suo nonno) Giusso della Schiava.

Giovanissimo era entrato in decima mas, quando, giurando sui gladi (il Re e la Casa reale) solamente diciottenne partì per la guerra e le sue durezze, subendo anche la sevizia e la condanna a morte.

Proprio questo passaggio gli aveva cambiato la vita, infatti sopravvissuto (un vero miracolo), subito dopo negli anni del dopoguerra aveva ricominciato prima di tutto dalla sua adorata Sorrento come capo dei Cacciatori, dei coltivatori e degli allevatori; poi con il padre (nonno Franz),

vendendo i pastori napoletani che mia nonna Giulia teneva nel bottaio di casa, aveva iniziato l’avventura del secolo d’Italia e quindi del movimento sociale italiano.

Anni quindi pieni di passione e di speranza, che lo avevano visto impegnato nella vita giornalistica e politica, da consigliere comunale a Roma (quindi anche a Cisterna, Colleferro e Valmontone); alla provincia di Roma e quindi alla camera dei deputati, insieme al padre al senato della repubblica.

e stato sempre un punto di riferimento per chi aveva bisogno di qualunque cosa, non si negava mai, con una generosità unica e rara;  ha fatto le sue più famose battaglie politiche per la pacificazione degli italiani e  per la difesa della sua amata patria.

Aveva perdonato i suoi seviziatori, come mi ha raccontato in uno dei quei momenti più intimi del rapporto che ho avuto simbiotico con mio padre e questo credo che sia il vero esempio e messaggio che ha lasciato a tutti noi; quindi l‘amore per gli ideali della sua destra (Dio, Patria e Famiglia); la lealtà nel combattere le battaglie; soprattutto poi da commissario italiano per gli expo di Tsukuba, Vancouver, Brisbane e quindi di Siviglia ’92, la voglia e la determinazione di fare vedere una “grande” Italia all’estero come ripeteva sempre;

fino a partecipare al giubileo del 2000 per volontà del vaticano, a dimostrazione del suo attaccamento alla religione e alla Chiesa Cattolica.

Basta leggere il suo libro “incontro con il nemico” (edito da Franco Angeli), e si potrà riscontrare in questo,  il lavoro duro e faticoso che ha sempre fatto, con il sorriso sulle labbra e la simpatia che ha sempre avuto; di eventi e aneddoti nel libro se ne raccontano tanti,  proprio a dimostrazione delle capacità di intelligenza incredibile e raffinata che aveva, unita a un senso profondo di umiltà ma di grande determinazione.

Caro Papà lasci un vuoto incolmabile a tutta la famiglia, a tua moglie a tuo figlio Ezio e Giulia, quindi a Marco, Chiara e Sveva e a tutti i tuoi adorati nipoti, Niccolò e Carlotta, Luigi e Giulia, Francesco Luigi e Benedetta.

Io ora sono solo ad affrontare la vita  senza di te in un dramma incredibile di sofferenza profonda, ma convinto che tutto quello che mi hai insegnato e dimostrato con la tua vita mi accompagnerà sempre e forse mi renderà più leggero questo momento di distacco.

Combatterò sempre tutte le battaglie che mi arriveranno fin quando sarò terreno e quindi poi ti raggiungerò per starti di nuovo accanto e parlare con te come facevamo sempre di politica, di sociale, di economia e di agricoltura, forse con accanto il tuo adorato Papà e la tua adorata Mamma e ci ascolterà insieme il tuo grande amico Giulio Andreotti.

Mi hai insegnato una frase che ripeterò sempre in ogni momento di Sant’Ignazio Lojola: “temo il giorno nel quale smettano di combattermi”.

Papà penso che quel giorno per te è arrivato, per me fino in fondo sarò orgoglioso e onorato di vivere seguendo i tuoi ideali e valori di vita.

Mi mancherai sempre!

Mancherai alla tua famiglia, ai tuoi amici, alla tua terra del Sud, ma soprattutto al tuo paese: L’Italia!

Ad Maiora

Franz

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