Mattarellate al parlamento

Renzi sempre più uomo solo che detta la linea ad alleati ed avversari

Dopo aver fatto eleggere Mattarella nuovo presidente della Repubblica attraverso una abile e improvvisa giravolta che ha mandato all’aria il famigerato “patto del Nazareno”- e di conseguenza l’intesa con Berlusconi-, Renzi tenta di accelerare il passo delle riforme istituzionali ricompattando intorno a se il PD, ricattando Alfano con le poltrone e raccattando qua e la i transfughi di Monti e Grillo.

Per far votare al più presto le riforme da lui volute – e qui si vede l’audacia e la spregiudicatezza politica dell’ex sindaco di Firenze – Renzi ha, come abbiamo visto, piegato ai propri interessi di bottega la scelta del nuovo Capo dello Stato – scelta che per il momento ha accontentato il PD e sopito le critiche interne al Partito Democratico nei confronti del premier- e ha poi obbligato la Camera ad una vera e propria maratona notturna caratterizzata da urla e tentativi di aggressione tra onorevoli(?) di opposti schieramenti.

Ma a parte la cronaca parlamentare condita di accuse di tradimento verso patti non rispettati lanciate l’uno contro l’altro da parte delle diverse forze politiche, cerchiamo di capire qualcosa in più della situazione e riguardo la strategia adottata dal Presidente del Consiglio. Rimuginare sui cambi di direzione politica effettuati da Renzi è esercizio fine a se stesso e noi sicuramente non ci stiamo ad “intrupparci” tra la folta schiera di chi adesso per partito preso colpevolizza il Presidente del Consiglio di imbavagliare la democrazia nel Paese.

I “grillini”in emorragia perenne di parlamentari sono stati incapaci fin qui di far cambiare su qualsiasi tema il parere alla maggioranza di Governo o di intavolare un dibattito costruttivo con qualsiasi altra forza partitica: dove porterà i Cinque Stelle la prosecuzione insensata della tattica del “ tanto peggio tanto meglio”? Non molto avanti crediamo né per il Partito di Grillo né per il Paese.

La sinistra extra PD invece appare sempre più malmessa e senza alcuna capacità propositiva e di aggregazione – come successo invece a Syriza in Grecia – sia per la mancanza di figure catalizzatrici di consenso che per la carenza di ricette concrete per la risoluzione dei problemi del Paese: imbalsamata come è nell’anti- berlusconismo tout- court, oramai le uniche gioie di Vendola e compagni rimangono le vittorie degli dei partiti di sinistra negli altri Stati europei e la rottura del Patto del Nazareno.

La cosa che ci fa rimanere più basiti però è l’atteggiamento di Forza Italia in relazione alle mosse politiche del Presidente del Consiglio.

Chi oggi critica Renzi di stringere in una morsa il dibattito politico parlamentare attraverso voti di fiducia a raffica è chi, non più tardi di tre anni fa, ha avuto l’occasione di governare con una delle più ampie maggioranze parlamentari uscite dalle urne e non ha modificato di una virgola le istituzioni del Paese, mostrando tutta la propria incapacità a trovare- pur partendo da tale posizione di vantaggio- qualche altro alleato esterno alla propria alleanza politica con cui condividere eventuali modifiche istituzionali per renderle il più soddisfacenti possibile ai bisogni dell’Italia.

Si demonizza oggi il comportamento del Presidente del Consiglio per la sua capacità raggiungere i propri obiettivi prestabiliti: che poi tali propositi siano di scarso o nullo beneficio per il Paese – e noi lo andiamo sottolineando da mesi- dovrebbe essere oggetto, questo si, del sano e legittimo dibattito politico tra le forze partitiche di una democrazia.

Sentire alzarsi alti i peana di contrizione dei rappresentanti di Forza Italia sinceramente ci sorprende visto che fino a dieci giorni fa difendevano a spada tratta la santa alleanza tra Berlusconi e Renzi contro tutto e tutti: adesso più che altro tale reazione sembra essere un leccarsi le ferite di un amante defraudato dopo il trattamento di favore ottenuto dal Presidente del Consiglio, che presi in prestito i voti dei forzisti al Senato – dove senza l’aiuto del Cavaliere le riforme sarebbero naufragate- ricambia l’aiuto ricevuto con un bel calcio nel sedere. In più oltre che la figura degli sprovveduti, i rappresentanti di Forza Italia – e Berlusconi in primis – sono costretti loro malgrado a dismettere i panni dell’opposizione oculata che guarda più agli interessi del Paese che a quelli della propria parte politica, dopo che tale strategia ha portato negli scorsi mesi al divaricarsi delle posizioni politiche rispetto a Lega e Fratelli d’Italia. Le raccomandazioni odierne del Cavaliere a ricompattare il centrodestra dopo aver valutato di percorrere il cammino delle riforme insieme a Renzi da solo senza ascoltare e raccogliere minimamente i dubbi che provenivano dalle altre anime del centrodestra e dall’interno stesso di Forza Italia fanno sorridere e preoccupare nello stesso tempo.

Il Cavaliere in questi mesi si è mai chiesto se le riforme concordate insieme a Renzi fossero veramente utili al Paese e se rispettassero quanto negli ultimi venti anni affermato dal centro destra? La folgorazione lungo la via di Damasco ora pare alquanto tardiva.

L’eventuale “mea culpa” per aver seguito un percorso rivelatosi un vicolo cieco sia per il Paese che per la politica del centro destra ha poco senso e significato se alle parole non fanno seguito i fatti.

La formulazione di una ricomposizione di una nuova alleanza di centrodestra deve per forza basarsi sulla enunciazione di una comune base politica- a partire dal Presidenzialismo – e dal reclutamento di una nuova classe dirigente basato non solo esclusivamente sulla fedeltà a Berlusconi “senza se senza ma”: di tale nuovo soggetto non potranno esserne il perno solo i fedelissimi del Cavaliere – che sempre più spesso ha pareri politici contraddittori e ballerini – escludendo chi assume posizioni differenti dall’uomo di Arcore. Inoltre sembra una inutile perdita di tempo l’ennesimo tentativo di imbarcare nella nuova eventuale alleanza politica anche quelli che pur ostinandosi a chiamarsi Nuovo Centro Destra sono la stampella di un disastroso Governo di centro sinistra oppure cercare di raccattare qualche reduce di Scelta Civica.

Il tempo delle alleanze arlecchino che durano lo spazio di un mattino fatte solo per raggranellare qualche voto prive di una solida base programmatica è finito e Berlusconi deve convincersi che o taglia i ponti definitivamente con questo tipo di politica oppure deve fare un passo indietro visto la sicura sconfitta cui andrà incontro la propria linea politica sin qui portata avanti.

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