Nizza orrore senza fine

La strategia assomiglia sempre di più a qualcosa di già visto

Ancora morti, ancora in Francia, ancora in Europa, ancora sgomento.

Comincia ad essere stantio quel sentimento di tristezza per le vittime che ha pervaso nel recente passato gli animi dei cittadini europei.

Le risposte che avrebbero dovuto dare le istituzioni non sono arrivate. Nessuno si aspetta di evitare quanto avvenuto a Nizza ma sicuramente, dichiarazioni e vertici a parte, nulla è cambiato.

Certo non è facile poter combattere un nemico invisibile, che abita nelle nostre terre, con i nostri stessi diritti ma è incredibile che, ad esempio, un tir di quelle dimensioni possa essere lasciato libero di circolare in una zona affollata di persone.

Qualcosa non ha funzionato anche questa volta, ed è sempre peggio.

Cosa succederà ora? dopo questo inutile e terribile massacro di innocenti?

Succederà che ce ne saranno altri perché questa mattanza rientra in un progetto politico preciso per consegnare la culla dei diritti dell’uomo nelle mani di movimenti populisti che a breve correranno alle elezioni contro coloro che risposte non hanno saputo dare.

Il panico e la paura sono strumenti potenti per rompere gli equilibri in Europa e farla tornare indietro di 100 anni.

Nazionalismo, ignoranza e vendetta sono stati la base di quanto di più orribile l’uomo ha realizzato il secolo scorso.

Mai più sicuri in casa nostra, questo sta avvenendo, dal terrorismo tradizionale si è passati lentamente ma inesorabilmente al “micro terrorismo” quello che non ha bisogno di armi particolari, quello che in realtà sempre di più non ha bisogno di fare neanche tanti morti ma che getta nello sconforto un tessuto sociale debole che sente crescere un senso di impotenza.

Sta succedendo quello che in Israele è già accaduto: è sufficiente attaccare anche senza successo per mantenere la tensione alta. Un attacco con un coltello ad una fermata dell’autobus (si arriverà anche a questo in Europa) sembra una cosa lontana, fatta ai danni di chi in verità un po’ se lo merita (Israeliani) ma in realtà è un attacco “one to one” alla nostra quotidianità da parte di chi vuole liquefare le nostre certezze. Noi non siamo gli israeliani, noi non siamo abituati a combattere per la nostra vita ma solo a giudicare chi lo fa.

L’obiettivo non è conquistarci ma distruggerci dall’interno con le nostre stesse paure, tramite la diffidenza, con la conseguente scelta politica di leader capaci di ridurre tutto a uno stereotipo di guerra di civiltà.

Per questo servono leader capaci di poter dare risposte vere, concrete e decise non per evitare che qualcos’altro accada (sarebbe illogico pretenderlo) ma per far capire che, al di la dello stato di emergenza, altro si muove. Saranno tempi violenti, in cui le forze dell’ordine dovranno essere più libere di prevenire, ci saranno errori ma altre strade non se ne vedono, si guardi piuttosto a come si agisce in medio oriente senza quei pregiudizi che hanno permesso la penetrazione nel nostro mondo di queste tragedie. Negli aeroporti già si studia il modello israeliano, per le strade si dovrebbe fare altrettanto perché purtroppo, come i fatti dimostrano, è solo questione di tempo.

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